Rimborsopoli: oggi tutta l’Italia è calva

Una perla al giorno

Oggi l’Italia è calva. Oggi l’Italia – tutta l’Italia – ha la testa lucida di Gennaro Salvatore, il consigliere regionale dal cranio a forma di siluro, Gennaro completamente calvo, il Salvatore del Nuovo Psi (esiste ancora) che ha avuto la brillante idea di mettere la tintura per capelli nella propria rendicontazione di spesa politica. Oggi l’Italia è calva, ma ieri abbiamo capito che all’alfabeto della Rimborsopoli regionale ogni giorno si aggiunge una nuova lettera, una nuova perla, una nuova inverosimile autocertificazione di follia. Vibratori in Trentino Alto Adige, pecore in Sardegna, mutande verdi in Piemonte, e adesso tintura per calvi in Campania. Mirabile digressione di costume concessa dal gioco delle associazioni: il sesso con giocattolo sotto la facciata dell’imdipendentismo altoatesino, il valore del bene ovino nella sfacciata concretezza isolana, il braghettone di guerra padano e la fantasia al potere sotto il Vesuvio. Il rimborso diventa lo specchio dell’anima, e noi siamo tutti un poco Gennaro Salvatore, un po’ tinti e un po’ calvi in una nuova autobiografia della nazione. 

Però in questo scenario surreale bisogna – o perlomeno si può – provare a costruire una anti morale, incredibilmente non demagogica: oggi l’Italia è calva, ma al fantasioso Gennaro Salvatore vorrei opporre come modello non popolare, ma più dignitoso, il suo collega Umberto Del Basso De Caro, avvocato, che almeno oppone una linea difensiva più coerente: «La legge non me lo imponeva, quindi io oggi non presento nessuno scontrino. Sarò assolto». 

Ed è sicuramente meglio sostenere questo, rispetto alla linea difensiva di Gennaro Salvatore, che – sentito dai magistrati – ha trovato questa originalissima giustificazione: «Ma vi pare che uno come me, calvo – ha detto ai pm – inserirebbe volontariamente questo scontrino tra le sue spese?». E allora, gli hanno chiesto gli inquirenti, perché era lì? E Salvatore, con geniale originalità giustificativa: «Saranno stati i miei collaboratori, che preparando i documenti, si sono confusi e l’hanno messa li per errore». È sempre colpa della segretaria (lo ha detto anche Roberto Cota) o magari del maggiordomo.

L’Italia oggi è calva perché una raffica di inchieste di non solidissimo impianto giuridico hanno scoperchiato uno scenario di miseria: anche se non arrivasse nessuna condanna, è questa impietosa fotografia che ci mostra disadorni e spaesati. Siamo un Paese calvo, e disperato, perché questa è l’unica classe dirigente che fornisce autocertificazioni peggiori delle imputazioni.