Portineria MilanoTra faide e indagati Alfano non vede il 4% alle Europee

ELEZIONI

La disperazione di Angelino Alfano, leader di Nuovo Centrodestra e ministro degli Interni, non è tanto nei sondaggi sempre più sconfortanti in vista delle prossime elezioni europee, quanto nelle faide che attraversano il partito, con la spada di damocle delle inchieste giudiziarie che pendono sui pochi «big» capaci di portare voti il 25 maggio. Nei prossimi giorni dovrebbe essere ratificata l’alleanza con l’Udc di Pierferdinando Casini e i Popolari Italiani di Mario Mauro, unica possibilità di sopravvivenza in Europa, dal momento che la soglia di sbarramento al 4% non lascia particolari possibilità di manovra. Del resto è simile a una valle di lacrime mettere in fila gli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto degli italiani. Ipr Marketing per la trasmissione Porta a Porta di Bruno Vespa piazzava Angelino & co alla fine di marzo al 4,3%, ora è sceso al 4. Mentre Euromedia Research e Istituto Piepoli, a più riprese, li hanno già messi intorno al 3,5. L’Udc di Casini, già insieme ai Popolari Italiani, è dato in totale da quasi tutti i sondaggisti al 2%. E da lì, a quanto pare, non si smuove. 

In questa situazione da ultimi giorni di Pompei, insomma, dove circolano pure voci incontrollate su un ritorno di Ncd con Forza Italia di Silvio Berlusconi, non potevano mancare i problemi giudiziari e soprattutto gli screzi tra candidati. Sul primo punto, anche se il partito di Alfano è costellato di esponenti sotto indagine o rinviati a giudizio, ha destato particolare apprensione l’ultima inchiesta su Lorenzo Cesa, il leader del partito di Casini. La Procura di Roma lo ha iscritto nel registro degli indagati una settimana fa. Il pm titolare del fascicolo è Paolo Ielo, che ha ricevuto le carte dai colleghi di Napoli che indagano sul sistema Finmeccanica, tra tangenti e fondi neri che ruotano intorno al Sistri, il sistema di monitoraggio per lo smaltimento dei rifiuti. Cesa avrebbe intascato 200mila euro e l’indagine va avanti da anni. Ma il dato politico è che delle novità, con nuove rivelazioni sui quotidiani, potrebbero sorgere a ridosso della competizione elettorale. 

Non ci sono solo però i problemi giudiziari a guastare le notti di Alfano, che vorrebbe inserire il suo nome nel simbolo del partito alle prossime elezioni. C’è una faida che rischia di montare nelle prossime settimane, tra il senatore Roberto Formigoni e il ministro ai Trasporti Maurizio Lupi. E’ uno scontro che viene da lontano, che colpisce due amici di vecchia data, che attraversa Comunione e Liberazione, martoriata ormai da tre anni dalle indagini sull’amministrazione formigoniana in Lombardia. Lupi e Formigoni, a quanto dicono i ben informati, non si sopportano più. Cercano una convivenza tranquilla in un partito in difficoltà. Ma di fronte alle richieste del Celeste di candidarsi per Strasburgo, sarebbe stato proprio il ministro a storcere il naso e a proporre la sua di candidatura. L’impasse non è ancora stato superato, anche perché lo stesso Lupi – che punta a fare il candidato sindaco di Milano nel 2016 – non vorrebbe che un cattivo risultato alle Europee lo penalizzasse dal punto di vista elettorale. 

In sostanza, i voti di tutti servono, ma in pochi vogliono metterci la faccia. Nell’ultimo mese è arrivato pure Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano, diventato senatore nel 2013 con Scelta Civica di Mario Monti. Il mix è esplosivo, perché al centro rischia di innescarsi una guerra dai lunghi coltelli, che potrebbe poi coinvolgere lo stesso Udc di Casini o i Popolari di Mauro. A quanto pare Pierferdinando Casini cerca un posto a Strasburgo, perché, come disse in un’intervista «penso agli esteri come Massimo D’Alema». L’ex ministro della Difesa, anche lui di Cl, vuole tornare in quell’europarlamento dove si consumò il distacco dal Partito Popolare Europeo da Berlusconi. A questa orda di big si aggiungono poi i pesci più piccoli, ossia chi si ritroverà a breve senza posto per l’abolizione delle province: sono in tanti a cercare un posticino sicuro. E poi c’è Berlusconi. Il Cavaliere che si appresta a scontare la propria pena si prepara a tremende vendette con i traditori, per sottrarre il massimo dei voti ai partiti centristi. E Monti? Non pervenuto, fermo sotto al 2%. 

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