Zuckerberg esagera: vuole fare di Facebook una banca

Zuckerberg esagera: vuole fare di Facebook una banca

La partita a scacchi tra le big della tecnologia continua senza sosta. Per ogni pedina che viene spostata da uno dei giocatori corrisponde subito la risposta dell’avversario, in un meccanismo che sembra non avere soluzione di continuità. A effettuare l’ultima mossa è, tanto per cambiare, Mark Zuckerberg che – dopo i droni, i servizi di messaggistica istantanea e i visori per la realtà aumentata – questa volta punta dritto a far diventare Facebook una vera e propria banca, con tanto di moneta virtuale.

L’indiscrezione arriva dal sito del Financial Times secondo cui la società di Menlo Park sarebbe ad un passo dall’ottenere l’autorizzazione da parte del governo Irlandese – è qui infatti che ha sede il quartier generale europeo di Facebook – per attivare un servizio che permetta agli utenti di depositare denaro, effettuare pagamenti e scambiare moneta tra di loro direttamente sulla piattaforma social. Non solo bitcoin insomma, se la banca centrale Irlandese concedesse tale autorizzazione Zuckerberg potrebbe avere la sua moneta virtuale personale. Una valuta che sarebbe resa valida in tutta Europa grazie ad un processo denominato “passporting

Nel frattempo in attesa di avvenuta autorizzazione Facebook si è già portata avanti discutendo riguardo ad una eventuale partnership con almeno tre startup londinesi. Si tratta di società che offrono servizi di trasferimento internazionale di denaro, sia online che per mezzo dell’utilizzo di uno smartphone. I nomi delle società che circolano sono TransferWise, Moni Technologiese e Azimo. Proprio per quest’ultima Zuckerberg avrebbe offerto circa dieci milioni di dollari utili a ingaggiare uno dei cofondatori della società, con l’obiettivo di nominarlo direttore dello sviluppo di questo nuovo business.

L’obiettivo strategico della società di Menlo Park è quella di incunearsi nel traffico di trasferimenti di denaro che vedono coinvolti i paesi emergenti e soprattutto l’India. Qui infatti il social network più utilizzato al mondo ha raggiunto quota cento milioni di utenti, un bacino che rappresenta il più grande mercato nazionale di Facebook fuori dagli Stati Uniti. Tale progetto rende bene l’idea di come Facebook pensa a se stesso come ad una piattaforma che sta effettuando un cambio di rotta strategico, in considerazione del fatto che i maggiori introiti adesso derivano dal settore pubblicitario.

Va sottolineato tuttavia che per Facebook non si tratta di un vero e proprio esordio in questo settore. Negli Stati Uniti infatti la società di Zuckerberg possiede già delle autorizzazioni per effettuare alcune forme di trasferimento di denaro nel circuito del social network, in particolare per quanto riguarda il settore degli acquisti delle applicazioni e dei videogiochi. E parlando di cifre in questo campo – secondo quanto riportato da Financial Times – Facebook ha agevolato 2,1 miliardi di dollari di transazioni quasi esclusivamente dal settore del gaming.

Le dichiarazioni rilasciate alla testata londinese da Simo Deane-Johns avvocato esperto di pagamenti europei sembrano ottimistiche: «è una grande notizia che istituti non finanziari stiano sfidando il monopolio tradizionale delle banche». Quel che resta però da capire è quanto potere possa essere messo in mano ad una sola società: considerando che Facebook è già in possesso di un enorme mole di informazioni personali riguardanti l’età il sesso, la professione, i gusti, le scelte e di milioni di utenti; aggiungere a tutto ciò anche dati relativi a conti correnti e transazioni finanziare può diventare una minaccia?

Magari prima di rispondere bisognerebbe guardare a ciò che ha scombussolato il mondo della rete non più tardi di qualche settimana fa. Stiamo parlando della falla scoperta nei sistemi di sicurezza e crittografia delle informazioni, denominata Heartbleed, secondo cui potrebbero essere state messe a repentaglio, da due anni a questa parte, le informazioni sensibili di miliardi di utenti. Gli esperti in questo senso non sono andati tanto per il sottile, consigliando agli utenti di cambiare più spesso le password dei servizi che utilizzano maggiormente: anche quelle di Facebook.