Caro direttore, seconda puntata

Caro direttore, seconda puntata

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Da oggi Linkiesta ne proporrà qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

E se scomunicassimo tutti questi ladri?

Abbiamo avuto venti anni per far crescere le nostre coscienze. Invece, dopo le indignazioni iniziali abbiamo continuato con i pifferai magici, non siamo riusciti neppure a pungolare i politici affinché le regole fossero rispettate. Molti elettori reagiscono disertando le urne: grave errore. Lo so che è difficile tornare a parlare di politica. Ancora ruberie, voracità e ingordigia, il Dio denaro sostituisce il Dio degli uomini. Il primo comandamento è stato violato, il quinto anche, (possono mai onorare i propri genitori coloro che rubano?) per non parlare dell’ottavo e forse anche del decimo poiché si desidera tenacemente la ricchezza altrui. Allora mi chiedo (e, chiedo umilmente al Sacro Soglio) se si applicasse ai ladri (sempre dopo sentenza definitiva) la scomunica? In passato se n’è fatto grande uso anche (soprattutto) in campo politico. Non è il caso di applicare questo castigo a chi ruba soldi e futuro ai cittadini e impoverisce il Paese?

Email inviata a Repubblica, 14 maggio

Se gli appalti pubblici fossero estratti a sorte

Appalti pubblici: forse è l’ora di affidarli con un’estrazione a sorte. L’attualità dimostra che la mamma di tutta la corruzione sono gli appalti pubblici. La parità di trattamento fra i concorrenti è aggirata e il massimo ribasso produce contenziosi e abusi subito dopo l’aggiudicazione. Vigilanza ed esortazioni all’onestà e alla correttezza sono utili ma mai sufficienti. Forse dovremmo provare ad assegnare gli appalti pubblici mediante estrazione a sorte. La legge stabilisca una griglia tassativa di requisiti di moralità e capacità economica e poi fra gli idonei si estragga a sorte per eseguire il lavoro al prezzo a base d’asta senza ribassi strumentali.

Email inviata a Repubblica, 14 maggio

Con il Tfr i dipendenti comproprietari dell’azienda

Il dipendente va coinvolto nella gestione e nella proprietà. Perché non deve essere “padrone” anche lui? E pensare che tecnicamente è così facile…Basta prendere il bilancio dell’azienda e spostare il debito verso i dipendenti (il cosiddetto Tfr) mettendolo nelle poste relative al Patrimonio. A fianco del Capitale Sociale e delle Riserve, si scrive una riga: Capitale di Risparmio del dipendente, o Azioni di Risparmio. Chi ha più anzianità ha un Tfr più grande e quindi una maggior partecipazione azionaria. Naturalmente la cosa vale per chi è d’accordo. A queste nuove azioni va dato un dividendo come per le altre. In questo modo il dipendente usa soldi suoi per diventare comproprietario dell’azienda e forse lavora con più convinzione e interesse. Bisogna vedere se i “padroni” sono d’accordo e se il sindacato non ha paura di perdere i “proletari”.

Lettera inviata ad Avvenire, 14 maggio

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