Rubrica Scienza&SaluteEcco come il rumore danneggia la nostra salute

Ecco come il rumore danneggia la nostra salute

C’è una sorta di musica che tutti sono costretti ad ascoltare ogni giorno, dagli amanti di Mozart e i Metallica, passando per i Beatles e De André. Che ci piaccia o no, e anche di notte. È il rumore di fondo che accompagna le nostre giornate da sempre e che difficilmente possiamo riuscire a spegnere. Il rumore, la colonna sonora di gran parte della nostra vita, non solo crea problemi al sistema uditivo, ma secondo alcune recenti indagini scientifiche ha anche un impatto notevole, e negativo, sulla salute. Provoca fastidio e disturba il sonno, altera le prestazioni cognitive e produce disturbi al sistema cardiovascolare. A ricordarlo è una review pubblicata di recente sull’European Heart Journal, in cui i ricercatori guidati da Thomas Munzel, del Medical Center di Mainz, in Germania, hanno raccolto tutti gli effetti, finora conosciuti, dell’inquinamento acustico sulla salute.

I ricercatori per esempio spiegano che l’esposizione al rumore, costante o per brevi periodi, può causare una variazione delle funzioni fisiologiche dell’organismo e degli organi stessi, come l’aumento della pressione sanguigna e dell’attività cardiaca. Quando veniamo in contatto con un fattore di stress, infatti, il nostro organismo può reagire in due modi: attivare un sistema di lotta e fuga che ci aiuta ad affrontare il problema o a fuggire da esso; o attivare un sistema di sconfitta che mitiga i danni dovuti allo stressor. In entrambi i casi vengono attivati due sistemi  neuro-ormonali. La prima reazione, che si verifica in situazioni di paura o aggressione, attiva il sistema simpatico e causa il rilascio di adrenalina e noradrenalina,   mentre al seconda libera corticosteroidi. 

Queste sostanze a loro volta producono aumento della pressione, dell’attività cardiaca, dei lipidi nel sangue (colesterolo, trigliceridi, acidi grassi liberi), di carboidrati (glucosio), elettroliti (magnesio, calcio), trombosi o fibrinolisi, e così via. Tutti fattori di rischio per il sistema cardiovascolare, che possono anche portare ad eventi acuti come infarto e ictus. Il rumore quindi come agente stressante può attivare queste risposte e aumentare il rischio cardiovascolare: «ogni 10 decibel di incremento del rumore cronico si eleva il rischio cardiovascolare tra il 7 e il 17 per cento –spiega il professor Giovanni Mosconi, direttore della Usc di medicina del lavoro dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo -. Nel mondo del lavoro sono numerose le attività che espongono al rumore a livelli dannosi per la salute. L’edilizia, la metalmeccanica, l’agricoltura, il tessile, ma anche l’industria alimentare e il terziario, per la meccanizzazione dei processi produttivi».

Anche mentre dormiamo però, il nostro sistema uditivo resta sveglio e l’organismo è in grado di rispondere a fattori esterni.  Può attivare così una serie di risposte vegetative come tachicardia o aumento della pressione, anche senza essere totalmente coscienti, o indurre la veglia e movimenti del corpo. Fattori che determinano risvegli e una cattiva qualità del sonno, creando non pochi problemi. Dormire è importante perché durante queste ore il corpo si rigenera e vengono svolti importanti processi fisiologici vitali come biosintesi delle proteine​​, secrezione di ormoni specifici, il consolidamento della memoria e così via. In un certo senso ci ricarichiamo per affrontare il giorno dopo. La discontinuità del sonno, o una riduzione delle ore di riposo, causano diversi effetti fisiologici, che sono associati a obesità, diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari e mortalità per tutte le cause.

Inoltre durante la notte le pressione sanguigna viene ridotta costantemente (il cosiddetto dipping). Fenomeno che sembra essere importante per ripristinare il sistema cardiovascolare e per la sua salute a lungo termine. Risvegli notturni ripetuti, possono impedire questo processo e aumentare il rischio di sviluppare ipertensione. A conferma di quanto appena detto, alcune ricerche hanno dimostrato che il rischio di sviluppare l’ipertensione è più alto in chi dorme con le finestre aperte durante la notte, ed è più basso per chi dorme in una camera acusticamente isolata, o che non si affaccia sulla strada principale. L’effetto sulla pressione è inoltre maggiore sui maschi rispetto alle donne, e sopra i 50-60 anni.

«L’impatto del rumore sulla salute è stato dimostrato anche per livelli di rumore comunemente osservati nelle regioni urbanizzate» spiegano gli autori del lavoro,«si stima che il 40% della popolazione nei paesi dell’Unione europea sia esposta al rumore del traffico stradale con livelli superiori a 55 dB di Ldn (day–night level, una misura del rumore che riassume l’esposizione media al rumore nelle 24 ore) e che il 30% sia esposta a livelli superiori a 55 dB di notte (Lnight, il livello medio di rumore durante le ore notturne, di solito 23:00-07:00)». L’organizzazione mondiale della sanità (Oms), che nel 2009 ha stilato le linee guida per il rumore notturno europeo, ha dichiarato che 55 dB è un obiettivo intermedio per il livello di rumore notturno medio all’esterno che dovrebbe essere di 40 dB secondo le linee guida. Valore al momento non raggiungibile nel breve termine.

L’Oms, come si legge nella review, ha recentemente stimato in un rapporto quanto pesano gli effetti del rumore ambientale sulle nostre vite in termini di anni di vita persi a causa di disabilità o morte (il daily, una misura che combina sia mortalità che malattie): nell’Europa occidentale ogni anno vengono persi 45mila anni a causa di deterioramento cognitivo dovuto a rumore indotto nei bambini, 903mila anni a causa dei disturbi del sonno indotti da rumore, 61mila anni a causa di malattie cardiovascolari indotte dal rumore, e 22mila anni a causa di tinnito (o acufene, ronzio persistente nell’orecchio). Inoltre, pur non essendo una malattia di per sé, il fastidio indotto dal rumore, riduce la qualità della vita e causa disabilità, quantificata in 587mila anni di vita persi nella popolazione europea occidentale. Nel Regno Unito, infine, è stato stimato che i livelli di rumore diurno maggiori di 55 dB hanno causato 542 casi di infarto del miocardio dovuto a ipertensione, 788 casi di ictus, e 1169 casi di demenza, con un costo stimato di circa un miliardo di sterline ogni anno.

Gli effetti del rumore ambientale si manifestano però, anche sulle funzioni cognitive, specie quelle dei bambini. Numerose ricerche hanno infatti dimostrato come i bambini che vivono vicino a fonti di inquinamento (aeroporti, stazioni o autostrade), abbiano peggiori performance cognitive e un effetto negativo sull’apprendimento. Inoltre una ricerca realizzata su quasi 3mila che frequentavano scuole vicine ai grandi aeroporti, ha trovato una relazione lineare tra il rumore degli aerei rilevato a scuola e la capacità di apprendimento dei bambini. In particolare, secondo questa ricerca, ogni 5 decibel in più del livello di rumore al quale erano esposte le scuole provocava un ritardo di due mesi nello sviluppo delle abilità di lettura.

«Per arginare il problema si potrebbe agire su tre fronti», come spiega Gaetano Licitra, Responsabile del Dipartimento Arpat di Lucca e membro dell’Expert panel on noise dell’Agenzia ambientale europea (Eea) alla trasmissione Smart City di Radio 24: «sorgente, propagazione e recettore. Per esempio si potrebbe introdurre una certificazione europea sui veicoli anche per quanto riguarda l’acustica, per limitare il rumore che producono; o migliorare la pavimentazione stradale: un san pietrino causa 4 db in più rispetto la strada normale, è come se passassero il doppio della macchine. Si possono limitare i danni riducendo la propagazione del rumore, per esempio con le barriere che troviamo anche lungo le autostrade; ma sono brutte e costose. Infine si può agire sulle case, insonorizzandole o creando degli spazi verdi all’esterno, che assorbono il rumore più di una superficie piana, e limitano la visione della fonte di rumore, riducendone la percezione (vedere la sorgente del rumore infatti aumenta la percezione del suono)». Intanto l’Italia lo scorso anno è stata multata dalla Commissione Europea perché inadempiente sulle norme comunitarie relative ai livelli d’inquinamento acustico. Segno che ancora l’impegno del nostro Paese su questo fronte è scarso. 

In collaborazione con RBS-Ricerca Biomedica e Salute

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