Portineria MilanoExpo, Frigerio riporta la Lega nell’incubo Finmeccanica

Expo, Frigerio riporta la Lega nell'incubo Finmeccanica

«Perché Orsi dava, candidato dalla Lega per Finmeccanica, dava fondi e dava un pò di fondi…». Basta questo virgolettato di un’intercettazione di Gianstefano Frigerio, il professore arrestato sull’inchiesta Expo 2015 per corruzione, associazione a delinquere, per riportare la Lega Nord di Roberto Maroni, ex ministro dell’Interno, in un incubo che si pensava fosse ormai terminato: quello delle presunte tangenti della holding della Difesa riferito da Lorenzo Borgogni, ex relazioni esterne di piazza Montegrappa, sull’affare indiano dei 12 elicotteri di Agusta Westland e sulla nomina di Giuseppe Orsi alla carica di amministratore delegato di Finmeccanica nell’aprile del 2012. Borgogni spiegò che la mediazione svolta sull’affare avrebbe ottenuto il riconoscimento di un compenso di 41 milioni di euro – divenuti 51 dopo la richiesta di Giuseppe Orsi, amministratore delegato di Finmeccanica – finalizzata a costituire fondi neri per distribuire denaro a Lega Nord e Cl». 

Per queste affermazioni Maroni e Orsi hanno già querelato Borgoni per calunnia, ma il processo di Busto Arsizio dove Orsi è indagato per corruzione internazionale dal procuratore Eugenio Fusco continua, non è ancora finito. E il fatto che in un’altra inchiesta questa volta su Expo uno dei principali indagati ne parli, di certo non può far piacere ai leghisti che compaiono spesso, con i suoi massimi esponenti da Maroni a Flavio Tosi, nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere la cupola sulla manifestazione universale. La registrazione dell’intercettazione si riferisce al 28 aprile di quest’anno, per questo motivo Frigerio potrebbe aver letto la notizia dai giornali e millantare di conoscere fatti ancora sotto indagine, non del tutto verificati. Di fatto però è una spia di un’inchiesta già in corso. E perché il Professore, dalle conoscenze altolocate in politica come nella Guardia di Finanza o nei Servizi Segreti, ne parla con il mediatore all’americana Sergio Cattozzo, discutendo di nomine pubbliche.

Verbali inchiesta Expo 2015

Di certo il processo di Busto Arsizio non è ancora terminato. Anzi, giovedì 15 maggio Fusco ha interrogato il generale Leonardo Tricarico, esperto in materia e già consulente di Finmeccanica. Il presidente della Fondazione Icsa, fondata insieme con Paolo Naccarato, senatore del Gal eletto con il Carroccio, ha risposto alle domande del pm Eugenio Fusco rispetto ai rapporti tenuti in questi anni con la politica e con il colosso della Difesa. Tricarico, pugliese, ex capo di Stato Maggiore, considerato un generale di sinistra, ha ammesso di conoscere Massimo D’Alema sin dai tempi della guerra dei Balcani, poi di essere diventato suo collaboratore. “Amico” del presidente della Commissione Difesa Nicola Latorre, Tricarico ha confermato che il figlio di Latorre è un dipendente di Agusta Westland. Ma la parte più interessante dell’interrogatorio durante l’udienza è stata la Libia, in particolare quando Tricarico è stato sentito sul volo di stato che avrebbe portato diverse aziende italiane a Tripoli nel 2011. Fusco ha chiesto se ci fosse anche «un ministro dell’Interno», ma Tricarico ha detto di non ricordarselo. Allo stesso tempo il generale ha spiegato all’avvocato di Orsi Ennio Amodio che «nelle gare per i velivoli non c’è un singolo che può essere determinate e soprattutto il consulente tecnico militare è sottoposto all’acquirente, in questo caso al governo» consegnando in parte un punto alla difesa che sostiene che non ci sia alcun caso di corruzione sulla vendita dei 12 elicotteri. 

La Lega si difende su diversi fronti quindi, in vista delle elezioni europee. Mercoledì 14 maggio Maroni ha replicato duramente a un articolo della Repubblica che riportava i presunti “pizzini” che il professor Frigerio avrebbe consegnato in regione Lombardia tramite il suo tutto fare Gianni Rodighiero. «Sono disgustato e molto incazzato per questo titolo di Repubblica» ha detto il governatore lombardo, in cui si parla di pizzini, una falsità infamante che non posso e non voglio accettare, l’onestà e la reputazione sono le cose a cui tengo di più, perché poi basta leggere l’articolo e i verbali per capire che non c’e’ nulla di vero». Eppure le carte dell’inchiesta citano spesso l’ex ministro dell’Interno.  E cosa c’entra un altro ras della Lega Nord come Flavio Tosi, sindaco di Verona, con la “cricca” degli appalti Expo? C’entra perché lo stesso imprenditore Enrico Maltauro, che ha lavorato spesso con Agusta Westland e con Finmeccanica, è indicato dall’ex deputato DC Sergio Cattozzo e da Gianstefano Frigerio come un buon gancio per arrivare al sindaco di Verona. Si legge nell’ordinanza: «Per assicurarsi l’adesione della Lega gli indagati decidono di far leva anche sul legame più volte ribadito da Maltauro verso Flavio Tosi, Sindaco di Verona.

Tosi non smentisce di conoscere Maltauro, che ha la sede della propria società in quel di Vicenza, ma se la prende con i magistrati milanesi: «c’è da chiedersi» ha dichiarato a La Tribuna di Treviso «perché mai un magistrato diffonda intercettazioni penalmente irrilevanti che tirano in ballo a sproposito un candidato alle elezioni europee in piena campagna elettorale». Sui rapporti con lo stesso imprenditore il sindaco leghista precisa «dal 2007, cioè da quando sono sindaco l’impresa Maltauro non si è aggiudicata alcun appalto comunale a Verona né vi ha concorso. Maltauro, che conosco, non figura tra i finanziatori della mia Fondazione né della mia campagna elettorale».

Tuttavia nel dicembre nel 2013 Antonio Rognoni, ex direttore generale di Infrastrutture Lombarde, arrestato nel marzo scorso, preme su Frigerio nel sollecitare un interessamento in suo favore su Maroni e Tosi. Lo stesso Frigerio nel corso delle indagini parlando con più interlocutori sottolineava la possibilità di rafforzare proprio le «protezioni politiche» della “cupola” degli appalti, come l’ha definita nel corso dell’interrogatorio lo stesso Maltauro.Insomma, sul fronte Lega gli indagati avrebbero deciso di far leva anche sul legame più volte ribadito dall’imprenditore vicentino Enrico Maltauro verso Flavio Tosi. Frigerio in una conversazione intercettata vede Maltauro come una sorta di burattinaio della politica veneta. «Maltauro» dice Frigerio a Rognoni «ha in mente di portare Tosi a fare il Presidente del Veneto perché Zaia non sta facendo bene… e poi per il congresso ultimo han fatto l’accordo tra Tosi e Maroni…Tosi non avrebbe mai fatto passare Salvini… … allora io ho parlato con Maltauro…. allora lui si è impegnato in questi giorni a vedere Tosi e a presentarti poi a Tosi in maniera che ci sia lo copertura totale di Maroni nel senso che dici tu…questo l’ho già fatto io e poi a Maroni gli parlerò io stesso».

«Non credo proprio possa essere lui a decidere chi fa il Presidente del Veneto» taglia corto Tosi, valutando come millanterie e tentativi di accreditarsi quelli di Frigerio e Rognoni. «Frigerio e Rognoni non so nemmeno chi siano e quindi non ho mai parlato con loro: sfido l’inquirente a rendere pubblico qualsiasi elemento che dimostri il contrario». Fatto sta che dalla Regione Veneto arrivano due delle imprese che si sono prese fette consistenti della torta Expo: Mantovani e, appunto, Maltauro, gruppo che si occupa di lavori infrastrutturali, strade, gallerie, aeroporti, parcheggi e ferrovie. Tosi non gli avrà assegnato appalti in quel di Verona, ma nella stessa regione guidata da un altro leghista, Luca Zaia, l’impresa si è aggiudicata l’appalto del nuovo Museo del Novecento di Mestre e la concessione per la progettazione e realizzazione della Padania Inferiore.

Si affaccia di nuovo con la Maltauro l’Alta Velocità e Milano: nel 2007 l’impresa vicentina si aggiudica i lavori del Tav Milano-Verona. Un appalto da 500milioni di euro che dopo sette anni vede lo stato di avanzamento lavori ancora sotto il 30%. A Milano Maltauro arriva anche al Politecnico e alla nuova sede dell’Api Petroli. La macroregione della Lega è anche la macroregione di Maltauro, che oltre ai lavori Expo mette le mani anche nell’appalto da 98 milioni di euro dell’impianto di stoccaggio nucleare di Saluggia, provincia di Vercelli, tramite la Sogin. Qui siamo in Piemonte, altra regione in mano alla Lega Nord fino all’annullamento del voto. Proprio da Torino arrivano ancora società finite sotto la lente dell’antimafia che hanno avuto accesso ai cantieri dell’esposizione universale.