Portineria MilanoMaltauro, condanne e mafia, in regola per l’Authority

Maltauro, condanne e mafia, in regola per l'Authority

Bisogna partire da Enrico Maltauro, l’imprenditore vicentino arrestato per corruzione e associazione a delinquere nell’inchiesta sull’Expo 2015, per mettere a fuoco il lavoro di indagine che in questi anni è stato portato avanti dalla procura di Milano e per scoperchiare un “sistema” sugli appalti pubblici che non appare in linea con la legislazione in Italia, anzi sembra più che mai viziato dalla solita rete di conoscenze e favoritismi. Perché Maltauro, amministratore delegato dell’azienda omonima, multinazionale delle costruzioni — oltre ad aver ammesso di aver pagato tangenti per più di un milione di euro alla cricca del “democristiano” Gianstefano Frigerio e del “vecchio comunista” Primo Greganti per ottenere lavori su un Expo dove direttore era l’altro sodale Angelo Paris — potrebbe mettere a nudo la ruggine e le falle del sistema dei controlli sulla gestione degli appalti per le opere pubbliche italiane. E in particolare il ruolo delle authority, quella sui Lavori Pubblici e quella sulla regolazione dei Trasporti, entrambe di nomina parlamentare, di Camera e Senato. Autorità indipendenti che hanno scatenato negli ultimi anni dibattiti politici sulla loro utilità, tra chi le accusava di essere semplici centri di spartizione dei partiti e chi le riteneva utili per la trasparenza nelle gare. Opacità, queste ultime, che si aggiungono a quelle degli organismi di vigilanza locali, con le commissioni nazionali e negli enti locali che non si sono accorte di quello che stava succedendo se non dopo l’arrivo della magistratura. Proprio per questo il presidente del Consiglio Matteo Renzi sta lavorando per portare il magistrato Raffaele Cantone a occuparsi di Expo.

Maltauro, la cassaforte della cupola, quello che avrebbe dato al “lobbista all’americana” Sergio Cattozzo, esponente di Nuovo Centrodestra, più di 300 mila euro per una “sospetta” consulenza, era già noto da tempo alle cronache giudiziarie. Punto di snodo tra le cooperative rosse come la Manutencoop e la Compagnia delle Opere di Comunione e Liberazione (guarda il video sotto ndr), Maltauro vanta nel suo curriculum sei condanne passate in giudicato tra cui due per finanziamento illecito ai partiti, era stato — come ha ricordato l’Espresso — segnalato dall’co­mi­ta­to di sor­ve­glian­za sulle grandi opere al grup­po ispet­ti­vo an­ti­ma­fia della Pre­fet­tu­ra di Mi­la­no lo scorso 21 febbraio. La Maltauro infatti «ri­sul­ta de­sti­na­ta­ria di tre in­for­ma­zio­ni ati­pi­che emes­se nel 2011 e nel 2012 dalle pre­fet­tu­re di Vi­cen­za e L’A­qui­la. L’im­pre­sa «ha par­te­ci­pa­to a varie gare d’ap­pal­to con la so­cie­tà (…) in­da­ga­ta per­ché in­fil­tra­ta da espo­nen­ti della cri­mi­na­li­tà ma­fio­sa».

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MALTAURO E LA CERTIFICAZIONE IN REGOLA

Eppure, nonostante queste criticità giudiziarie, l’azienda di Vicenza ha ricevuto l’autorizzazione a operare sua «contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture» il 12 dicembre del 2013, come sta scritto nero su bianco sul ministero delle Infrastrutture e Trasporti dove siede l’esponente di Nuovo centrodestra Maurizio Lupi. E pensare che «la certificazione obbligatoria per la partecipazione a gare d’appalto», prevede «ai fini della normativa antimafia requisiti di moralità professionale come assenza di condanne incidenti sulla moralità professionale per i titolari». Maltauro, però, non ha avuto intoppi, anzi l’authority competente non ha mosso alcuna critica. Nelle carte dell’inchiesta Frigerio, Cattozzo, Greganti, lo stesso Gigi Grillo, anche lui di Ncd, ma anche lo stesso Maltauro parlano spesso di Lupi, che ha smentito più volte ogni coinvolgimento, ma soprattutto si muovono per agganciare i componenti delle authority, con cui parlano, cenano e discutono. Frigerio li descrive come suoi amici, come per esempio il segretario generale dell’authority dei Trasporti Antonio Scino. «Uno dei miei cattolici», spiega il professore nelle intercettazioni.

I CONTATTI CON LE AUTHORITY

Scino è stato nominato il 1° ottobre del 2013 alla poltrona di segretario dell’organismo di vigilanza nato lo scorso anno, con sede a Torino, addetto a garantire «condizioni di accesso eque e non discriminatorie alle infrastrutture ferroviarie, portuali, aeroportuali». Scino, che secondo Cattozzo, si vede quasi ogni giorno con Greganti a Torino, ritorna spesso nelle conversazioni della cricca. Frigerio, nel suo lavoro di “accerchiamento” e “corteggiamento” dei pubblici ufficiali per non avere intoppi sugli appalti di Expo 2015 o della Città della Salute descrive così a Paris il 26 novembre del 2013 l’avvocato Scino, che non risulta indagato: «Era il capo di gabinetto prima di Scajola, prima ancora di Romani, prima ancora era capo di gabinetto di Buttiglione all’altro Ministero e cosi via… è uno dell’Avvocatura dello Stato, importante… cioè tu sai cos’è l’Authority per i trasporti, cioè una cosa molto importante…». Ma oltre a Scino c’è pure Berarducci, «Vicepresidente Authority per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture» come viene descritto nelle carte, ma non indagato. Uno che, secondo Frigerio, «punta a diventare presidente e che ogni volta me la mena…». Entrambi, come si legge nei verbali, appaiono funzionali alla cricca perché — spiega un giorno Frigerio nel suo piano d’azione «per primo facciamo Scino, che è lì… cioé gli presentiamo le persone di livello romano… poi magari faccio venire il mio amico Berarducci che sta all’Authority per i Lavori Pubblici... capisci facciamo tre quattro cose di quelle robe li in maniera che spianiamo il terreno…».

LE MAZZETTE

Interrogati negli ultimi giorni dai pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio, sia Cattozzo sia Frigerio hanno confermato di aver intascato tangenti, secondo il “Professore” semplici «regalie». Rispetto al capitolo Sogin, la società addetta allo smaltimento dei rifiuti radioattivi, il primo avrebbe spiegato che a Maltauro sarebbe stato chiesto dalla “cupola” l’1,5 per cento del valore dell’appalto — pari a circa 1 milione e 350 mila euro. Di questi circa 600mila sarebbero stati effettivamente versati. Non solo. L’imprenditore vicentino, sempre stando all’interrogatorio, avrebbe promesso altri 600 mila euro in cambio dell’appalto ‘Architetture di Servizi per Expo 2015. Nelle intercettazioni i magistratri hanno evidenziato con il grassetto i passaggi che riguardano anche l’authority dei lavori pubblici. Frigerio e Cattozzo ne discutono in merito all’eventuale ripartizione del compenso, nell’ormai consapevole affidabilità di Maltauro, «così confermando anche di consolidati accordi illeciti mantenuti proprio grazie alla capacità dei sodali di escogitare e si saper sfruttare sempre i contatti giusti con riferimento al singolo caso concreto». Così, scrivono i magistrati, si «rileva difatti l’affermazione di Cattozzo riferita alla necessità di suddividere il compenso illecito anche con Scino e Greganti. Antonio (Scino ndr) non te lo fa gratis…se prendo dieci a lui non dico dieci, a lui dico “abbiamo cinque” da dividere per quattro, quindi… la fetta più grallde vediamo (?) io e te… diciamo che diamo una quota a Primo, sulla quota a Scino e il resto ce la dividiamo io e te.. ».

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