Portineria MilanoSaviano attacca i magistrati invece del governo Renzi

Riforma della Giustizia

«È un provvedimento che è stato fatto proprio per salvare i processi più importanti, compresi quelli che lo hanno reso famoso…». Allarga le braccia un magistrato del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, provincia di Caserta, dopo che Roberto Saviano, l’autore di Gomorra, ha criticato sulla sua pagina Facebook la decisione del presidente Maria Rosaria Cosentino di dare la priorità ad alcuni procedimenti al posto di altri, in modo da salvarli dalla prescrizione. In un Palazzo di Giustizia sotto organico da anni per una popolazione di più di 900mila abitanti, senza personale amministrativo (non si tengono concorsi dagli anni ’90, ndr), con il numero di personale di cancelleria al minimo, le parole dello scrittore di Napoli risuonano stonate. Perché di fronte a una politica inerte da anni, con il governo di Matteo Renzi che ha promesso la riforma della giustizia entro giugno, diverse toghe avrebbero preferito che le critiche venissero rivolte a palazzo Chigi piuttosto che alla Cosentino. «Il presidente ha avuto le palle di fare questo provvedimento, noi siamo al collasso», spiega un altro magistrato. 

Saviano contro Santa Maria Capua Vetere

Eppure Saviano lo scrive nero su bianco pubblicando il documento: «La Giustizia in Italia si è arresa, ogni sua articolazione è morente. Vorrei che leggeste questo documento: l’estensore è il Presidente del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ma so per certo che provvedimenti analoghi sono già stati adottati anche in altri tribunali». E poi aggiunge: «Il numero di processi pendenti – e quindi il carico di lavoro per i tribunali – ha raggiunto una tale entità che si decide a priori quali portare avanti e quali bloccare. In questo caso specifico, come potrete leggere, si prende atto della “inutile” celebrazione di processi destinati alla prescrizione nel giro di tre anni. Quello che lascia sgomenti è che questa non è una provocazione, ma un provvedimento che già produce i suoi effetti. Una decisione di carattere organizzativo che annienta l’obbligatorietà dell’azione penale e la trasforma di colpo in un vuoto simulacro. Quale disperazione e senso di impotenza può condurre a un tale tradimento della Costituzione?». 

La priorità ai processi di camorra

In questi giorni nella Procura di Santa Maria Capua Vetere si stanno celebrando processi importanti contro la camorra. In particolare dopo il pentimento del boss dei Casalesi Antonio Iovine che sta scoperchiando il sistema camorristico che in questi anni ha governato nel casertano. ’’C’erano soldi per tutti in un sistema che era completamente corrotto. Non aveva alcuna differenza il colore politico del sindaco  perché il sistema era ed è operante allo stesso modo», ha detto Iovine, che con la sua decisione di pentirsi «ha ammesso la sconfitta dei Casalesi» come ha sottolineato il Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti. Non c’è solo Iovine però a Santa Maria Capua Vetere. Da qui la decisione del presidente Cosentino, che in un provvedimento del 28 maggio ha ordinato: «dal momento che risultano pendenti più di 26mila processi», occorre «che la maggior parte delle udienze che si tengono nella sede centrale devono necessariamente essere destinate alla celebrazione dei processi di competenza collegiale, molti dei quali con imputati detenuti nonchè di competenza della Dda di Napoli, cui occorre dare priorità nella trattazione anche per non incorrere in declaratorie di inefficacia delle disposte misure per decorrenza dei termini di fase». In pratica si è deciso di salvare i processi più importanti.

Provvedimento del presidente del Tribunale

La riforma della giustizia

Saviano lo dice solo alla fine del suo post. «Dovè la politica? Dov’è stata in questi anni?». A febbraio Renzi aveva promesso la riforma della giustizia entro giugno. Non è un lavoro facile per il ministro della Giustizia Andrea Orlando, dal momento che le toghe si stanno in queste settimane scontrando in vista del rinnovo del Consiglio Superiore della Magistratura. Le correnti sono in guerra e trovare un punto di incontro non è semplice, anche perché sono in tanti a remare contro possibili cambiamenti.

Il punto è che a soffrire sono i cittadini in attesa di processo. Ci sono 5 milioni di procedimenti civili ancora pendenti, ma la questione, oltre alla faraginosità dei tre gradi di giudizio, passa sempre per la mancanza di personale che pesa sulla mole di lavoro in carico agli uffici giudiziari. Il vicepresidente del Csm Michele Vietti, in visita a Parma, ha spiegato che «la geografia degli uffici non è più adeguata a quella di due secoli fa». E che: «se chiediamo solo aumenti di personale e nessuna riduzione la coperta rimane corta. Non riusciremo a risolvere il problema del ritardo e dell’affaticamento delle riposte del sistema giudiziario se non con la deflazione dei contenziosi che oggi gravano sia sul civile che sul penale». Tutto ruota intorno alle decisioni della politica. E l’urgenza si sta tramutando in un disastro. 

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