
Il soprannome è impegnativo, il “Gareth Bale dell’Asia”. Oppure il “Roberto Carlos iracheno”, Piede sinistro, come il “Mister Cento Milioni” del Real Madrid e il terzino brasiliano dalle parabole che sfidavano le leggi della fisica. Uno stantuffo, sulla fascia, con una caratteristica particolarmente apprezzata, la capacità di calciare da fermo, punizioni e rigori. Venti anni, l’età in cui si passa da giovane promessa a calciatore a tutto tondo, e una schiera di illustri corteggiatori: la Roma, in prima fila, accanto all’Arsenal, al Chelsea, al Galatasaray e al Siviglia. Ali Adnan, però, in questo momento ha altre priorità. Il suo Paese sta implodendo. I fondamentalisti islamici, sunniti, dell’Isis hanno messo nel mirino Bagdad, sede del governo di al Maliki, sciita. Si sono formati nella guerra civile contro Assad e hanno preso possesso di alcune zone della Siria. Poi hanno varcato il poroso confine con l’Iraq. La loro avanzata è preoccupante perché il presunto esercito iracheno si è arreso quasi senza combattere. Al Maliki ha escluso dal potere i sunniti, i soldati sunniti non vogliono combattere per al Maliki.
Tikrit, Mosul, Qaim, le città cadute nelle loro mani solo nelle ultime settimane: tra la Siria e l’Iraq l’Isis ha già costruito una sorta di califfato, ma l’obiettivo è decisamente più ambizioso, prendere Bagdad, sede dell’antico regno degli Abbasidi, califfi dell’Islam tra l’VIII e il XIII secolo. L’esercito iracheno ha richiamato gli ufficiali riservisti. E Ali, che ha appena chiuso la stagione calcistica, con la formazione turca del Cayuk Rizespor, ha deciso di stracciare il biglietto per Miami, dove i suoi compagni di squadra hanno scelto di festeggiare la fine delle fatiche pallonare.
Adnan, figlio d’arte e soprattutto nipote d’arte – lo zio, Ali Khadim, centravanti, segnò 35 per la nazionale maggiore tra il 1970 e il 1980 – è tornato in Iraq, ha dismesso la tuta calcistica per indossare quella mimetica. Il promettente terzino non verrà impiegato in prima linea, ma il governo ha immediatamente intuito il grande vantaggio in termini d’immagine. Le foto dei selfie scattate dai commilitoni accanto ad Ali irrompono nei social e diventano un formidabile strumento di propaganda. Non è la Marlene Dietrich che canta davanti ai soldati americani, ma rappresenta comunque un Iraq che esiste e non vuole cedere.
Spesso si sopravvaluta il potere del calcio, come se le divisioni politiche sparissero d’incanto davanti al pallone. E gli sportivi non sempre sono figure unificanti. È possibile, però, che l’anno scorso sunniti, sciiti e curdi abbiano reagito alla stessa maniera di fronte alle piccole grandi imprese della nazionale alla fase finale dei mondiali under 20 in Turchia, quelli vinti dalla Francia di Paul Pogba. L’Iraq non è mai stata una potenza calcistica. L’unica qualificazione mondiale è arrivata nel 1986, ma la nazionale tornò dal Messico con tre sconfitte, seppure di misura, contro i padroni di casa, il Paraguay e il Belgio. Il solo titolo in bacheca, fatta eccezione per le competizioni tra squadre del Golfo, è la Coppa d’Asia del 2007. A livello giovanile, i risultati sono stati migliori. La spedizione turca, ad esempio, ha avuto grande fortuna. Eliminata l’Inghilterra, nei gironi, poi il Paraguay, negli ottavi, e la Corea del Sud, nei quarti. La corsa della nazionale irachena si è arrestata solo in semifinale, e solo ai calci di rigore, contro l’Uruguay di Nico Lopez. Di quella squadra Adnan, all’epoca terzino del Bagdad Football club, era considerato il giocatore di maggior talento, tanto da guadagnarsi un ingaggio all’estero, proprio in Turchia. Quest’anno, 31 presenze nel nella Super Lig, tre gol e ben nove assist.
Mesi fa i media parlarono di un’offerta di 7 milioni di euro giunta da Napoli
Tra il Rizespor e Ali i rapporti sono ottimi, e il terzino ha scelto quale numero di maglia il 53, l’anno di fondazione del club. Il grande football, però, è altrove. Mesi fa i media parlarono di un’offerta di 7 milioni di euro giunta da Napoli, e respinta dai turchi. Che il mercato 2013/2014 sia il suo trampolino di lancio? Walter Sabatini, si sa, ha l’occhio lungo per i giovani talenti stranieri, vedi alla voce Pastore e Lamela. Intanto Ali è tornato in Iraq, e non per “delle vacanze in famiglia”, come aveva annunciato inizialmente un portavoce del Cayuk Rizespor. L’agente del calciatore Mohamad Najim, ha chiarito: Adnan aiuterà il proprio Paese con un’attività di volontariato. Insomma, niente fronte. Ali non rischia di fare la fine di Burak Karan, passaporto tedesco ma origini turche, ex compagno nella nazionale under 17 di Kevin Prince Boateng e Sami Khedira. Ha scelto la jihad e nel 2011 si è arruolato in Siria, tra i ribelli che combattevano per rovesciare Bashar al Assad. È morto a 23 anni, il novembre scorso, ad Azaz, in un raid aereo dei lealisti siriani.