L’esplosione della spesa sanitaria nei prossimi 50 anni

L’esplosione della spesa sanitaria nei prossimi 50 anni

La pressione del cambiamento demografico nei paesi avanzati, a scenario immutato di evoluzione tecnologica e dei prezzi relativi dei servizi sanitari, causerà forzatamente un forte aumento delle spese sanitarie pubbliche in tutti i paesi Ocse. In media fra spese sanitarie tout court e spese sanitarie di assistenza pubblica per gli anziani, i paesi Ocse hanno speso fra il 2006 e il 2010 il 6,3% del Pil. A crescita invariata dei costi di produzione dei servizi sanitari (1,7% di crescita annua in media nei paesi Ocse), e con un costo del lavoro per unità di prodotto dell’assistenza di lungo periodo in linea con la crescita della produttività del settore, per il 2060 la spesa totale sanitaria, così definita, crescerà di 7,6 punti percentuali, raggiungendo il 14% del Pil.

La speranza è che innovazioni tecnologiche e una migliore efficienza nell’offerta dei servizi, sintetizzati dallo scenario di contenimento dei costi, possano limitare la pressione sui conti pubblici. Tale scenario assume una crescita dei costi dei servizi sanitari che gradualmente scende verso lo zero, mentre il costo unitario del lavoro crescerebbe meno della crescita della produttività settoriale, aiutando il contenimento dei costi di produzione dell’assistenza sanitaria di lungo periodo per gli anziani. Con tali ipotesi, l’aumento di spesa pubblica in media sarebbe di 3,2 punti percentuali in media nei paesi Ocse, raggiungendo il 9,5% del Pil. E l’Italia? Il nostro paese nell’ultimo quinquennio ha speso in media in sanità pubblica e assistenza sanitaria di lungo periodo il 6,8% del Pil. Nello scenario a costi immutati tale quota salirebbe al 14,5% del prodotto, più del doppio, a causa principalmente di un’evoluzione della struttura demografica più sfavorevole della media dei paesi Ocse. L’ipotesi di contenimento dei costi limiterebbe per il 2060 la spesa totale pubblica al 10,2% del Pil, una cifra comunque ragguardevole. Il messaggio è che senza aumenti importanti di produttività totale dei fattori nella fornitura di servizi sanitari, la pressione fiscale per finanziare la sanità non potrà che aumentare.