Nel valzer delle trimestrali ridono tutti tranne Amazon

Nel valzer delle trimestrali ridono tutti tranne Amazon

Sono giorni difficili in casa Amazon, se i conti della società di Jeff Bezos non fanno certo sorridere gli investitori, a destare più di qualche preoccupazione sono anche le notizie che arrivano dai concorrenti. Apple e Facebook scoppiano di salute e i risultati delle trimestrali lo dimostrano. Entrambe infatti hanno superato ampiamente le previsioni, con un vero e proprio boom nel caso della società di Mark Zuckerberg.

Facebook infatti ha tuonato. Dalle parti di Menlo Park avranno festeggiato a lungo dopo essersi resi conto dei risultati entusiasmanti del secondo semestre: il miglior settore è stato quello della vendita di pubblicità sui dispositivi mobile. In questo campo i ricavi, su smartphone e tablet, hanno raggiunto il 62%, cifra che segna un +3% rispetto al trimestre precedente e addirittura +21% rispetto a un anno fa. Nello specifico, negli ultimi tre mesi Facebook ha fatto registrare ricavi per 2,91 miliardi (+61% rispetto allo stesso periodo di un anno fa), mentre il fatturato da pubblicità ha raggiunto quota 2,68 miliardi (+67% a confronto con i dati del 2013).

Stesso discorso per la Apple di Tim Cook, dove il terzo trimestre fiscale ha fatto registrare un incremento del 13% di vendita di iPhone rispetto all’anno precedente (35,2 milioni di unità vendute), mentre i profitti hanno raggiunto quota 7,75 miliardi di dollari, in rialzo rispetto ai 6,9 miliardi dell’anno precedente. Alla voce ricavi è stata raggiunta quota 37,43 miliardi, anch’essi in discreta crescita rispetto ai 35,32 dell’anno scorso.

Meno entusiasmo si respira in Microsoft, dove i conti resi noti martedì 22 luglio hanno sì soddisfatto le aspettative riguardanti il fatturato (23,38 miliardi), ma hanno deluso per quel che riguarda gli utili per azione che si sono arrestati a 0,55 dollari, mentre le aspettative degli investitori erano di circa 0,60 dollari per azione. Bene invece i ricavi pubblicitari derivanti dal motore di ricerca Bing, cresciuti del 40 per cento.

A star peggio di tutti quindi sembra essere Amazon, che forse paga più del previsto la querelle con l’editore Hachette. Le perdite del secondo trimestre sono risultate il doppio rispetto alle previsioni (perdite nette di 126 milioni con 27 centesimi di perdita ad azione, contro i 15 centesimi stimati dagli analisti) fattore che ha alimentato le preoccupazioni degli investitori, visto e considerato che da Seattle fanno sapere che il terzo trimestre potrebbe andare anche peggio. Come riporta al Financial Times Tom Szkutak (chief financial officer di Amazon), la perdita si riflette sulla spesa realizzata per Amazon Web Services, il servizio di cloud computing su cui hanno puntato forte Bezos e soci. Secondo gli scettici però la società non sembra aver dimostrato di essere in grado di generare profitti a sufficienza per giustificare la sua capitalizzazione di mercato di 150 miliardi di dollari.

Resta da capire inoltre quanto renderanno gli ultimi investimenti fatti per combattere la concorrenza. A partire ad esempio dallo smartphone low cost “Amazon Fire” che negli Stati Uniti ha avuto delle recensioni contrastanti, oltre alla continua spesa effettuate per la costruzione di nuovi magazzini di distribuzione per aumentare la velocità di consegna dei prodotti ai clienti. Anche qui, oltre al settore del cloud computing, la concorrenza è spietata basti pensare al recente potenziamento da parte di Google del servizio “Shopping Express”.

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