Portineria Milano«Gratteri ha usato contro di noi un linguaggio mafioso»

«Gratteri ha usato contro di noi un linguaggio mafioso»

«Gratteri ha usato un linguaggio un po’ mafioso e nessuno dice niente». Piero Sansonetti, direttore de Il Garantista, denuncia da due settimane gli attacchi che Nicola Gratteri – il magistrato calabrese che da anni lotta contro la ‘ndrangheta e che sarebbe dovuto diventare ministro di Grazia e Giustizia del governo Renzi – ha rivolto contro la sua testata. Editoriali, denunce di intimidazione, ma la notizia continua a rimanere sotto traccia. «Ci siamo rivolti al ministero, alla Federazione Nazionale della Stampa italiana, ma nessuno ci ha ancora risposto». I fatti sono questi. «L’11 agosto Gratteri ha ricevuto la tessera ad honorem da parte dell’Fnsi per la libertà di stampa, alla presenza del presidente Franco Siddi» spiega Sansonetti. «Fatto di per sé già abbastanza strano per un magistrato che non ha mai troppo amato i giornalisti». Ma il punto non è questo. Sansonetti lo ha scritto in un lungo editoriale: «Ma se a minacciare un giornale, invece di essere un uomo politico è una autorità dello Stato di grande prestigio, un alto magistrato, per esempio un procuratore aggiunto, la cosa è meno grave?». 

Cosa è successo durante la presentazione?
E’ successo che nel corso della cerimonia Gratteri ha lanciato un attacco furibondo contro i giornali calabresi che criticano la magistratura. Non ha fatto nomi, perché sennò ci sarebbero stati gli estremi di una denuncia penale. 

Cosa ha detto?
L’ho riportato anche sul mio giornale. Queste le sue parole: «Bisogna stanare certo giornalismo calabrese che sguazza negli interstizi che lasciate. Dovete essere severi, feroci. In Calabria vi sono giornali e giornalisti che, per partito preso, per motivi ideologici, sono sempre contro qualcuno, scrivono cose non vere, fanno disinformazione. Non li denuncio perché darei loro pubblicità. Ma il punto di partenza per tutelare i giornalisti come Albanese è stanare chi non ha a che fare col giornalismo. Vi sovraespongono, vi fanno ammazzare». Possono dirci di tutto, ma che siamo degli assassini mi sembra eccessivo. 

E perché crede che si rivolgesse proprio a voi?
Perchè siamo gli unici in Calabria ad avere questa posizione. E perché poi l’ho chiamato.

Le ha risposto? 
Certo, mi ha detto: «Io con lei non parlo, dovrei denunciarla, querelarla, per le cose che lei ha scritto su di me. Non lo faccio per non farle pubblicità. Lei deve imparare che non si possono lanciare accuse senza avere le prove».

Il Garantista è spesso critico nei confronti della magistratura. E spesso lei ha polemizzato con Gratteri. In un editoriale del 23 febbraio lei scrisse che «è stato un bene se non è diventato ministro».
Abbiamo una nostra linea, che non cambiamo. Ma non siamo chiusi al dibattito. Anzi. Sul nostro giornale faccio scrivere Antonio Di Pietro, che di certo non può essere definito un garantista. Poi Alberto Cisterna, ex procuratore antimafia, persino Marcello Maddalena, che si potrebbe definire uno che ha spesso avuto posizioni giustizialiste.

Ma perché Gratteri ce l’ha tanto con voi?
Abbiamo spesso polemizzato nel passato. Ultimamente quando abbiamo deciso di difendere la Chiesa calabrese dopo gli attacchi per l’inchino durante la processione in provincia di Reggio Calabria. Abbiamo condannato il gesto, ma non si poteva scaricare tutto su un’istituzione che vive tra la gente. Mentre Gratteri ha detto che la Chiesa deve collaborare con la giustizia: cosa devono diventare delle spie?

Insomma una posizione garantista
Questo è il Garantista e andiamo fieri delle nostre posizioni.

L’ha chiamata qualcuno? Il ministero ha risposto? Fnsi?
Ho ricevuto solo le chiamate di qualche amico, ma va bene così. Avranno altro da fare invece che difendere la libertà di stampa.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter