Pizza ConnectionMilano: bocciato il piano di Bruti Liberati su Expo

Milano: bocciato il piano di Bruti Liberati su Expo

Lo scontro tra il capo della Procura di Milano Edmondo Bruti Liberati e l’aggiunto Alfredo Robledo, coordinatore del pool anticorruzione, dallo scorso giugno sembrava essere entrato in una fase a bassa densità. A marzo scorso lo stesso Robledo accusò Bruti Liberati di assegnare alcuni casi a una ristretta cerchia di magistrati privilegiati come Ilda Boccassini (antimafia) e Francesco Greco (reati finanziari) anche quando la competenza sarebbe ricaduta all’interno del suo pool.

Nel marzo scorso le accuse del pm Alfredo Robledo al suo capo Edmondo Bruti Liberati: privilegia alcuni magistrati nell’assegnazione dei fascicoli

Il riferimento di Robledo riguardava le inchieste su Expo concluse dalla procura di Milano nei primi mesi del 2014, che a suo dire sarebbero dovute arrivare prima di tutto sulla sua scrivana. Dall’altro capo del filo risponde Bruti Liberati dopo l’esposto al Consiglio superiore della magistratura del collega: con le sue iniziative Robledo ha ostacolato le indagini, rivelando fatti coperti da segreto.

Si apre lo scontro e si finisce davanti al Csm: arriva l’archiviazione del procedimento con l’invio degli atti al procuratore generale della Cassazione per esaminare i profili delle condotte dei contendenti. Insomma, il Csm non decide, e intanto Bruti Liberati si inventa nell’organizzazione giudiziaria del palazzo di giustizia meneghino, l’«area omogenea Expo», all’interno della quale lo stesso capo della procura si assegna il coordinamento di tutte le indagini riguardanti l’esposizione universale al posto dei capi dei singoli pool.

“Area Omogenea Expo”: tutte le indagini riguardanti Expo 2015 finiscono nelle mani del capo della procura

Negli ambienti della procura c’è chi ricorda uno dei primi risultati evidenti dell’istituzione della cosiddetta area omogenea Expo: un indagato, il suo avvocato e nove tra magistrati e rappresentanti della Guardia di finanza a interrogarlo. L’interrogato era Pierpaolo Perez, ex braccio destro di Antonio Rognoni, arrestato il 20 marzo scorso nell’inchiesta su Infrastrutture Lombarde. Presenti il Procuratore capo, Bruti Liberati, l’aggiunto Alfredo Robledo, i pm Roberto Pellicano, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, del secondo dipartimento, quattro ufficiali della Guardia di Finanza. Per la cronaca i titolari del fascicolo in cui Perez si trovava indagato, Pirotta e D’Alessio, non erano presenti.

L’omogeneizzazione voluta da Bruti Liberati non ha però trovato la compattezza della procura: il consiglio giudiziario ha infatti bocciato, come ha riportato Il Corriere della Sera, con 11 voti contro 5, il nuovo progetto organizzativo voluto dal capo della procura di Milano. Il Consiglio – composto da magistrati eletti, avvocati e professori universitari – ha appoggiato con il voto la proposta dell’avvocato della Procura generale Laura Bertolè Viale, che ha optato per una «presa d’atto» del progetto sull’area omogena Expo, ma «con rilievo». A questo punto i rilievi mossi dal Consiglio giudiziario saranno spediti alla VII commissione del Consiglio superiore della magistratura che potrà tenere conto dei rilievi al momento della riconferma di Bruti Liberati che andrà in pensione nel dicembre 2015.

Il parere del Consiglio giudiziario non è vincolante ma peserà al momento della riconferma di Bruti Liberati a capo della procura di Milano

Il parere del Consiglio giudiziario non è vincolante, ma questa bocciatura dello schema organizzativo proprio sul punto riguardante le inchieste su Expo non è certamente acqua sul fuoco dello scontro in atto alla Procura di Milano. Con il susseguirsi delle indagini e altre inchieste che potrebbero abbattersi su Expo anche in autunno, l’intensità dello scontro tra il procuratore capo e l’aggiunto potrebbe tornare ad alte intensità.

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