Portineria MilanoBerlusconi aspetta il ritorno di Lupi in Forza Italia

Berlusconi aspetta il ritorno di Lupi in Forza Italia

Maurizio Lupi resta in disparte. Si vede poco. «Solo tanto “olio di gomito” nel governo di Matteo Renzi», sentenziano gli amici. Poca politica sparata. Pochissimi slogan a effetto, come invece ha fatto il ministro dell’Interno Angelino Alfano sui matrimoni omosessuali. «Maurizio sta dietro le quinte» spiega una persona che lo conosce bene «ma è un killer, al momento giusto azzanna». Del resto non poteva andare peggio l’Assemblea del Nuovo Centrodestra in Sicilia, dove Alfano ha tratteggiato (o almeno ha provato a tratteggiare) l’impegno del suo partito nei prossimi mesi. Durante i lavori – tra gli affondi contro i sindaci di Bologna e Roma che non hanno neppure ascoltato la circolare contro le unioni civili tra gay – all’orecchio del numero del Viminale sono arrivate le dichiarazioni del senatore Antonio D’Alì che ha deciso di ritornare in Forza Italia con Silvio Berlusconi.

Vale la pena di rileggerle, quelle dichiarazioni. Perché potrebbero diventare presto comuni a diversi altri esponenti di Ncd, in particolare ciellini o ex socialisti. «Ritengo che la mia storia politica di coerenza con i sentimenti dei miei elettori e di dedizione alla progettualità di sviluppo dell’Italia e della Sicilia in particolare» scrive D’Alì «suggeriscano l’assunzione di una posizione più netta e il rilancio di una sfida della mia attività nel partito di Forza Italia che mi ha visto in prima linea sin dal 1994 e con Silvio Berlusconi nel cui governo ho avuto l’onore di militare e che mi ha consentito di concretizzare in opere e in positivi modelli di sviluppo socio-economico l’amore per la mia città e per la splendida terra di Sicilia».

Renato Schifani, ex presidente del Senato, ha detto che la «base rimarrà in Ncd» nonostante la fuga di D’Alì. Ma c’è chi fa notare che a poco a poco il partito si sta disgregando. In particolare dopo le fibrillazioni di Giuseppe Scopelliti in Calabria, dove sono stati sospesi tutti i circoli alfaniani, pronti a riorganizzarsi sotto l’egida dell’ex Cavaliere. Dal Sud al Nord cambiano gli assetti dentro il Nuovo Centrodestra. E presto gli effetti potrebbero diventare devastanti per Alfano. Perché il pezzo grosso che attende Silvio Berlusconi è proprio lui, quel Maurizio Lupi che fu tra i primi ad aderire al progetto politico dell’ormai ex delfino berlusconiano. 

Se dal fiume Po in giù a tessere la tela del reclutamento di ritorno è il macellaio fiorentino Denis Verdini insieme con Francesca Pascale – ci sarebbero altri 10 senatori pronti a ritornare azzurri in Calabria -, nel Nord che produce sono Mariastella Gelmini e Paolo Romani a portare avanti le trattative. E i due avrebbero già raggiunto un accordo di massima sull’area metropolitana di Milano proprio con Ncd, contro il parere di altri due azzurri, Mario Mantovani, assessore alla Sanità in regione Lombardia e Luca Squeri, coordinatore di Forza Italia della provincia di Milano.

Sarebbe il segno, lo leggono alcuni addetti ai lavori, che in Lombardia a lavorare e a spuntarla sono soprattutto le colombe vicine a Berlusconi, lontane dai falchi e dal potere di Francesca Pascale, sempre più impegnata sul fronte Campania. La Gelmini e Romani starebbero appunto lavorando per riportare Lupi in Forza Italia. Al momento il ministro per le Infrastrutture dialoga con loro come sempre. Si mormora che parli spesso pure con Berlusconi. Del rapporto con il premier Matteo Renzi, della situazione dell’esecutivo, ma soprattutto delle prossime elezioni a sindaco di Milano nel 2016. 

La battaglia per sostituire Giuliano Pisapia nel 2016 è iniziata. Antonio Di Pietro, ex pm di Mani Pulite e ormai ex leader dell’Italia dei Valori, ha iniziato a scuotere il centrosinistra proponendo la sua candidatura. Nel centrodestra tutto tace. L’unico a farsi avanti in questi mesi è stato Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, che ha sempre riposto il sogno di diventare primo cittadino di Milano. Ma sul giovane Pierino Padano ci sono i tanti dubbi di una classe dirigente che ha sempre visto il Carroccio in difficoltà nel capoluogo lombardo. Il nome giusto, come si ripete da mesi sotto la Madonnina, è quello di Lupi. E in una chiave anti Lega sarebbe la candidatura proprio dell’assessore all’Urbanistica della giunta Albertini.  

Il ministro che arriva dal quartiere Baggio, vicino a Comunione e Liberazione, stimato anche nel centrosinistra, forte anche dentro Confindustria, potrebbe vincere con facilità la battaglia per il comune di Milano. C’è chi dice che se Pisapia dovesse ricandidarsi lui allora non si presenterà. Ma sembra più tattica, per un politico che in questi giorni fa poco parlare di sè e si vede ancora meno in giro. In realtà l’allievo di Don Giussani continua a lavorare nelle retrovie. E secondo i più attenti il decreto Linate, con cui l’aeroporto cittadino è stato rinforzato, non sarebbe altro che una mossa dal sapore elettorale. 

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