Come cambia il benessere all’aumentare della ricchezza

Come cambia il benessere all’aumentare della ricchezza

In che modo il benessere è correlato al livello di ricchezza per persona prodotta nei diversi Paesi del mondo dai primi anni del 1800 in avanti? È una delle domande che un nuovo rapporto, stilato congiuntamente dall’Ocse e il Clio-Infra project, con dati di lunghissimo periodo su una serie di indicatori di benessere, quali l’altezza media delle persone, le aspettative di vita, gli anni passati in istruzione, il tasso di omicidi, le emissioni di solfuri e di anidride carbonica, e la diseguaglianza.

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I principali risultati, presentati nel grafico, mostrano essenzialmente due evidenze empiriche.

1) Gli indicatori legati alla qualità della vita mostrano, generalmente, relazioni non lineari con i livelli del Pil pro-capite dei paesi, in ogni periodo considerato. All’aumentare del reddito pro-capite, per esempio, l’aspettativa di anni di vita aumenta, ma in modo meno che proporzionale.

2) La seconda evidenza, la più interessante, mostra lo spostamento della curva nei decenni considerati, evidenziando perciò l’effetto diretto del progresso tecnico, scientifico, organizzativo, sugli indicatori di benessere fra Paesi del mondo per ogni livello di reddito. Come si può notare l’unico indicatore che davvero vede un costante e continuo miglioramento è l’aspettava di vita, fatto dovuto al progresso della scienza medica e delle condizioni di igiene. La relazione fra anni d’istruzione e reddito pro-capite inizia a progredire globalmente solo dal 1980, e di molto nella decade che inizia nel 1990, fatto probabilmente legato agli spill-over globali delle conoscenze dell’information technology.

La produzione è globalmente più “verde” solo se ci si concentra sull’emissione di diossido di zolfo, mentre la produzione di CO2 non ha fatto segnare progressi sostanziali dal 1940 in avanti.

Molto interessante anche la relazione fra ineguaglianza e pil pro-capite: dai dati non emerge nessuna tendenza chiara, ciò implica che trovare una legge causale che leghi i due fenomeni al progresso globale è ben più arduo di quanto non appaia, sebbene l’assenza di correlazione non sai conclusiva in tal senso. La relazione, in un dato istante del tempo, è normalmente negativa solo a partire dalla seconda metà del ventesimo secolo. Da allora, i Paesi più progrediti hanno anche coefficienti di Gini più bassi, ma la curva è abbastanza piatta: all’aumentare del reddito le differenze fra Paesi sono guidate da altri fattori, prettamente redistributivi, che non paiono granché correlati al livello di ricchezza media prodotta. L’ineguaglianza sembra globalmente più alta, a partire dal 2000, fatto noto, ma non in modo drammatico, almeno a livello globale, con l’unica eccezione per i Paesi più ricchi. Più di una traslazione, si nota, infatti, una rotazione della curva nella parte finale della distribuzione del reddito pro-capite.

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