Le sfumature della tensione spiegate da Don Winslow

Le sfumature della tensione spiegate da Don Winslow

Lo statunitense Don Winslow è uno dei migliori inventori di intrighi polizieschi del mondo. Autore di romanzi di grandissimo successo — da L’inverno di Frankie Machine, Il potere del cane, Le belve fino all’ultimo Missing. New York — Winslow, che è anche molto appassionato di musica, è abilissimo a gestire i ritmi della narrazione e conosce alla perfezione i meccanismi per generare e far montare la tensione nel lettore, portarlo dall’ansia alla paura, e dalla paura al terrore. 

Che cos’è l’ansia e come riesci a provocarla nel lettore?
Io credo che l’ansia sia uno stato d’animo che si può ricreare usando le parole, insieme a un certo ritmo, un certo uso dei suoni e delle parole. È un rumore sottotraccia che lo scrittore può fare avvertire al lettore con l’uso di detemrniate parole, parole che abbiano i giusti suoni e che riescano a creare l’atmosfera. Sarebbe interessante capire se è una cosa che si perde con la traduzione o meno. In ogni caso, se fossimo in campo musicale, ti direi che servono accordi in minore per generarla, che a differenza degli accordi in maggiore sono più malinconici.

E la paura?
La paura è una materia di fatti, di azioni. Non credo si tratti troppo di stile che usi o non usi in un certo momento della narrazione. Perché è proprio la narrazione, o meglio, le azioni che la compongono, le azioni in cui si suddivide. È così che fai paura al lettore, con i fatti.

Ansia, paura, la terza tappa della tensione sarebbe il terrore: come si genera? Da dove viene?
Ecco, se la paura c’entra l’azione, il terrore c’entra con lo stile, almeno in parte, perché per instillare il terrore non ti bastano una combinazione di parole, di suoni e di ritmi. È più complicato. Per l’ansia, per esempio, spesso basta usare parole lunghe, con suoni vocalici ripetuti, lunghi, aperti, anche le frasi lunghe funzionano bene. Con le parole la mantieni, con i suoni la fai montare. Questa è l’ansia. Il terrore invece deve colpire, meglio se di sorpresa, come un BAM! E deve colpire potente, con suoni duri molto ritmati. Ma il vero segreto per generare il terrore — quello puro, disturbante — nella testa di chi sta leggendo è il silenzio. Devi lasciarlo sospeso e quindi usi grandi pause nella narrazioni, magari lasci tanto spazio bianco, devi lasciarlo da solo con se stesso. Perché il vero terrore c’è solo in quel momento, nel silenzio. Anche nella vita reale, il terrore vero e puro non lo proviamo se qualcosa ci esplode intorno: quello non è terrore, è paura, una paura folle, certo, ma resta paura. Sta succedendo qualcosa, il tuo corpo è predisposto, è reattivo e non pensa a nulla. Il terrore è un’altra cosa, e arriva con il silenzio. Quando sei solo con te stesso, con la tua immaginazione, quando non sai cosa c’è dietro una porta che si sta aprendo, nel buio della notte, all’imboccare di un vicolo oscuro. Il terrore è nella nostra fantasia. Quindi, se devo farti provare del buon vecchio terrore in un romanzo, io decido di isolare delle parole, di lasciare tanto spazio bianco. Ti faccio andare avanti con la tua testa, e poi… 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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