Portineria MilanoMitra e pistole: Mafia Capitale preparava la guerra

Mitra e pistole: Mafia Capitale preparava la guerra

«Ma dei giubbotti da noi appizzati ce li dovemo avè…eh! c’ho sempre avuto la fissa del coso, del povero Danilo». A parlare è Riccardo Brugia, braccio armato del Re di Roma Massimo Carminati, boss di Mafia Capitale, arrestato nello scandalo che sta facendo tremare il mondo politico istituzionale romano. In una chiacchierata con altri esponenti della Cupola romana, intercettata dai carabinieri del Ros, spiega che bisogna comprare dei giubbotti antiproiettile e per giustificarlo cita un pezzo di storia d’Italia, quella dell’agguato a Roberto Rosone, vicepresidente del Banco Ambrosiano. L’episodio risale al 27 febbraio del 1982, quando Danilo Abbruciati della Banda della Magliana fallì la sua missione, cioè quella di uccidere Rosone, e finì ucciso in un conflitto a fuoco con una guardia giurata. Basta questo dettaglio («Se c’hai quello ti salvi», il giubbotto antiproiettile, dice Brugia) per capire l’ambiente criminale in cui si muovevano gli uomini del Mondo di Mezzo.

Del resto come ogni gruppo malavitoso che si rispetti anche quello di Carminati e Salvatore Buzzi aveva a disposizione un arsenale di armi di livello, da semplici pistole a mitragliatrici Uzi da guerra fino a silenziatori di precisione

Soprattutto pone diverse domande a cosa realmente servisse un armamentario di questo genere, con «pezzi» in dotazione persino alle «forze speciali russe». Del resto come ogni gruppo malavitoso che si rispetti anche quello di Carminati e Salvatore Buzzi aveva a disposizione un arsenale di armi di livello, da semplici pistole a mitragliatrici Uzi da guerra fino a silenziatori di precisione. Tanto silenziosi che «prima che se ne accorgono» dice Carminati intercettato «già si è allargata la macchia di sangue...». È quanto emerge nelle carte dell’inchiesta su Mafia Capitale, dove i magistrati hanno evidenziato la disponibilità della Cupola a trovare armi, rivenderle “pulite” per compiere rapine, rifornire la camorra napoletano o persino nasconderle in vani interni alle auto o nelle intercapedini delle case di proprietà. 

Per i pm romani guidati da Giuseppe Pignatone non è un elemento di poco conto per la mafia romana, dedita a gestire appalti, versare tangenti, spacciare droga e mettersi al servizio della politica. Anzi. Per i magistrati è un elemento «che connota la pericolosità della organizzazione e la sua forza di intimidazione. È la accertata disponibilità di armi da parte del sodalizio». Del resto, chi sapeva maneggiare le armi meglio di tutti era lo stesso Carminati, abituato sin da ragazzino a portare una pistola, un passato nei Nar, coinvolto nei processi per l’omicidio di Mino Pecorelli e di Fausto e Iaio a Milano, vanta una certa dimestichezza nell’uso degli esplosivi. Non solo, per i pm, ha ancora possibilità di accesso all’arsenale della Banda della Magliana che fu scoperto dalle forze dell’ordine negli anni ’80 al ministero della Sanità. All’epoca, era il 25 novembre del 1981, nel corso di una perquisizione, la polizia trovò in via Liszt all’Eur «19 tra pistole e revolver, una machine pistol M12, un mitra moschetto automatico Beretta (Mab), un mitragliatore Sten, altri fucili mitragliatori, oltre a cartucce ed a bombe a mano».

L’ARMIERE DELL’ORGANIZZAZIONE E I CONTATTI CON LA CAMORRA

A spiegarlo ai magistrati, il 21 maggio del 2013, è Sebastiano Cassia, altro indagato per associazione mafiosa, che racconta di come Carminati fosse il punto di riferimento per chi voleva compiere rapine in banca o risolvere questioni scomode con la violenza. Del resto, diversi arrestati hanno avuto in passato processi per rapina. Lo stesso cecato è reduce nel 1999 del miracoloso colpo al caveu del palazzo di Giustizia, dove riuscì a portar via 50 miliardi di vecchie lire e alcuni documenti con cui ricattare dei magistrati. Il ferro Carminati se lo porta spesso dietro. E’ un problema a quanto pare: «A me quella mi inculerebbe perchè certe volte, quando mi sento aggressivo me la prenderei quella, cioè hai capito, per annà a minaccia la gente, dice anvedi questo è matto che gira la cosa». A spiegare poi nel dettaglio come funzionava il giro di armi dentro la Mafia Capitale è tra gli altri Roberto Grilli, lo skipper da cui è partita tutta l’indagine, quello beccato sulla sua barca a  barca con 500 chili di cocaina nei mari al largo della Sardegna nel 2012.

Per i magistrati è un elemento «che connota la pericolosità della organizzazione e la sua forza di intimidazione. È la accertata disponibilità di armi da parte del sodalizio»

È lui che di fronte ai magistrati spiegò di aver sempre saputo che qualunque criminale avesse avuto necessità di reperire un’arma “pulita” (cioè non utilizzata in precedenti azioni violente), si sarebbe potuto rivolgere a  Riccardo Brugia, l’ “armiere”. «Mi è sempre stato presentato Riccardo come l’armiere, cioè Riccardo è sempre stato presentato, negli anni, colui che, se c’era da fare una rapina, una cosa, […] se servivano le armi per fare qualcosa ci si rivolgeva a Riccardo Brugia. […] per andare da uno fidato che ti dà la roba pulita che non ti portavi appresso una cosa, che non ti dava una cosa che c’aveva già due-tre morti sul groppone, andavi da Riccardo Brugia». Grilli è molto specifico nel suo racconto e ha spiegato ai pm come ci si doveva comportare con l’armiere. «Riccardo mi puoi procurare una B345(?) – non so – una Glock – non so che cosa gira – mi puoi procurare quella? Quanto mi costa? Mi raccomando, è pulita?” sarei andato da Riccardo Brugia, ma non perché ne abbia mai comprate, perché comunque è una cosa che tu immagazzini e metti là». Grilli racconta anche di come la Mafia di Roma tenesse rapporti con le famiglie di Secondigliano: scambi di armi o vendite con la Camorra erano tra i business della Cupola. 

LE ARMI DELLE FORZE SPECIALI RUSSE NASCOSTE DAL CULTURISTA

Un altro episodio chiave è quello legato un incontro del 23 aprile del 2013 tra Carminati e altri sodali della banda al bar Vigna Stelluti. I carabinieri sono lì appostati. Li intercettano e ascoltano le loro conversazioni. Scoprono che il gruppo parla in tutta tranquillità dell’acquisto di armi, di nascondigli dove metterli, di silenziatori e giubbotti antiproiettile. In particolare, Brugia propone «di utilizzare come nascondiglio la proprietà di un soggetto – che indicava con gli appellativi “il dottore” e “ippopotamo” – localizzabile» si legge «sulla base delle indicazioni geografiche fornite dal predetto a Carminati Massimo (“dove c’ho le case io, quelle di Sergio – Tartaglia Sergio – il culturista”), nel comune di Riano in provincia di Roma. In quella località, infatti, il Brugia aveva effettuato un investimento, congiuntamente a Ernesto Diotallevi, in attività imprenditoriale gestita da Tartaglia Sergio nel settore edilizio».

L’armiere usa anche la stalla di casa sua per nascondere le armi. Anche se vuole creare un vano in casa: «Farà un pezzo di muro per quello che sta davanti..e poi…di dietro il muro…di giù…famo la casetta li alla legna». Ma ci si adopera pure per tenere i «ferri» in macchina: «Un lavoro di saldatura (…)  di carrozzeria, per far lo spazio piccolo che loro portano le pistola ma per uno che ci infila una cosa senza che se fanno qualche perquisizione sommaria non la trovi». Del resto la lista dei «pezzi» è ingente. Carminati aveva a disposizione «due pezzi della “Makarov 9 con silenziatore”, con cui «non senti neanche il clack». Per acquistarle aveva già speso “esattamente 25.000,00 euro” per  4 “silenziatori” e  3 “MP5”, una pistola mitragliatrice. Non solo. Il silenziatore era un dettaglio apprezzato da Brugia che spiegava che usando armi così «pure se fai una caciarata non se ne accorge nessuno…». Le  pistole vengono comprate nei dintorni di Cortina d’Ampezzo.  Dove puoi «fare tutte le fatture del mondo». Dice Carminati: «non è..quella non è ..pero’ mi ha detto “a Ma’ ..vedrò che si può fa”, qualche pugnale, ma mo’ gli rivado sotto? mò prima del…inc…lì alcuni dei fornitori suoi vanno in ferie su a Cortina hai capito?..e questi  gli portano tutte..le fatture ..del mondo». 

Massimo Carminati: no a Zi, ma Franco ..un bravo..cristiano… che l’ultima volta gli ho detto “portame un par de tipi..infatti..infatti…quelle..quelle potenti…basta che me le porti con la scatola,  con piu’ di quattro”… mi ha detto “a Ma’…sò cinque..sette..nove secondo…sette”… quello le liscia a posta…inc…e poi ..a noi con queste…tu ti devi finanziare un PM, l’importante è che loro si dividano in parti uguali…e lui me lo ha detto “a Ma’…ci stanno..ste Makarov ..che sono bellissime…io una ce l’avevo l’ho data via”…se c’hanno un caricatore…lui poi.. pure i colpi  in un attimo l’ha caricata…sono andato a sparare.. mi ha detto “non si sentono neanche”
Riccardo Brugia: l’ha provata?
Massimo: sì…che l’ha provata…lui le prova tutte, non si se..non si sente neanche il ….clack il
Riccardo: arretra il carrello?
Massimo: arretra il carrello…perchè come è fatta…perchè è tutta a recupero dei gas…siccome sono..non è che sono…vecchie…è nuovissima..sono nuovissime…delle forze armate russe…delle forze speciali russe…

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