Portineria MilanoAltro che Quirinale, Prodi sogna l’Onu (grazie a Putin)

Altro che Quirinale, Prodi sogna l'Onu (grazie a Putin)

Sul sito romanoprodi.it c’è una notizia in bella vista datata 18 dicembre 2014. E’ quella che racconta della visita dell’ex presidente del Consiglio e leader dell’Ulivo a Mosca, dal presidente russo Vladimir Putin. Bisogna partire da qui, dal Cremlino e dai rapporti con lo Zar, per capire le mosse e le strategie del professore di Bologna, nome caldo per il Quirinale dopo le dimissioni di Giorgio Napolitano. Secondo chi lo conosce bene, Prodi, che non avrebbe mai smesso di pensare al Colle – battaglia che perse nel 2013 per i famigerati 101 franchi tiratori -, avrebbe però una seconda carta più importante da giocarsi nel futuro, un incarico molto più prestigioso nel panorama economico e politico internazionale, ovvero quello di segretario generale delle Nazioni Unite.

Il mandato di Ban Ki Moon, il diplomatico sudcoreano al palazzo di vetro di New York è in scadenza: nel dicembre 2016 dovrà lasciare lo scranno. Mancano ancora due anni ma le trattative a livello internazionale sono già partite. E il nome di Prodi è venuto fuori a più riprese negli ultimi mesi. Sarebbe stato lo stesso premier Matteo Renzi, durante l’ultimo colloquio privato a dicembre, a proporgli l’incarico di capo della diplomazia internazionale. C’è chi sostiene che l’ex leader del centrosinistra sarebbe un nome troppo debole nello scacchiere geopolitico mondiale. Ma Prodi avrebbe un asso nella manica. E si chiama appunto Vladimir Putin.

La situazione è fluida. Il prossimo segretario generale dovrebbe arrivare dall’Europa dell’Est. Questo perché – come ha anche ricostruito il quotidiano online l’Indro – «dopo aver avuto un Segretario generale inglese (Gladwyn Jebb), due del Nord Europa (il norvegese Trygve Lie e lo svedese Dag Hammarskjold), un birmano (U Thant), un austriaco (Kurt Waldheim), un peruviano (Javier Pérez de Cuéllar), un egiziano (Boutros Boutros-Ghali), un ghanese (Kofi Annan) ed, infine, un sudcoreano (Ban Ki-moon)», per riequilibrare la rotazione spetterebbe a quest’area l’incarico. Va detto che il nome del segretario viene spesso fuori all’ultimo momento e votato dai 193 paesi membri durante l’Assemblea Generale. Ma sul nome hanno potere di veto i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, ovvero Cina, Francia, Regno Unito, Russia, Stati Uniti. E in questa sede, su un esponente che potrebbe arrivare dai paesi dell’ex Unione Sovietica, potrebbe scattare appunto la tagliola di Putin, già alle strette con la comunità internazionale sulla questione Ucraina. 

Del resto Prodi, già presidente della Commissione Europea, vedrebbe ormai l’incarico sul Quirinale come seconda opzione. Il rischio di essere di nuovo silurato – lui stesso lo avrebbe ripetuto più volte a Renzi («Non voglio più essere bruciato») -, il fatto che la sua elezione debba passare da un accordo con il Movimento Cinque Stelle, l’ostilità dei berlusconiani (non tanto quella di Silvio Berlusconi a quanto pare), sono tutti fattori che fanno pensare che il professore non abbia la minima voglia di buttarsi in una partita dove si rischiano le frecciate e i veleni dei vecchi compagni di partito. Nel caso in cui il parlamento intero dovesse chiederglielo in «ginocchio», allora forse si spenderebbe per l’Italia. Ma al momento sembra più sicuro di giocarsi la partita per un incarico all’estero, anche se il percorso appare irto di ostacoli. 

Dalla sua Prodi può già contare due piedi dentro il palazzo di Vetro. Dal 2008 il professore presiede il gruppo di lavoro ad hoc Onu-Unione Africana sulle missioni di peacekeeping in Africa e dal 2012 è inviato speciale dell’attuale Segretario generale Ban Ki-moon per il Sahel: il 19 aprile del 2013 durante i giochi per il Colle si trovava in missione a Bamako in Mali ed è lì che ricevette la notizia della sconfitta. Lo aveva detto un mese prima, «Non penso al Quirinale, ma all’Africa», ma in realtà aveva accettato la candidatura. Ora le cose sembrano cambiate. A Modena, a palazzo d’Europa il 20 dicembre scorso, avrebbe fatto capire che al Quirinale proprio non ci starebbe pensando. «Di Quirinale non parlo», ha spiegato ai cronisti. In ottimi rapporti con la Cina, dove ha insegnato, consigliere di diversi capi di Stato, tra cui Nursultan Nazarbayev in Kazakistan, ammiratore dei paesi emergenti, esperto di Africa, il palazzo di Vetro potrebbe essere un traguardo nemmeno così complicato da raggiungere. Per dimenticare per sempre i 101 franchi tiratori italiani.

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