Portineria MilanoBeppe Grillo, dove è finito Ro-do-tà?

Beppe Grillo, dove è finito Ro-do-tà?

Nella primavera del 2013 scandivano a gran voce il suo nome nelle piazze. “Ro-do-ta”. C’erano i cartelli, i megafoni e la passione Il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo lo voleva presidente della Repubblica. “Stefano Rodotà ha accettato la candidatura” scriveva Beppe il 17 aprile di ormai due anni fa. Il professore, il giurista, era la sesta stella che i grillini sventolavano contro il Partito Democratico di Pier Luigi Bersani, nel nome dell’onestà e della purezza della politica. “Non è un uomo da inciucio” sentenziò il comico genovese.  A distanza di nemmeno 24 mesi di Rodotà non c’è più traccia. Le Quirinarie a Cinque Stelle del 2015 lo hanno sepolto per sempre, sostituito persino da Elio Lannutti, ex senatore vicino all’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro o, ancora più incredibile, da Pier Luigi Bersani, “gargamella”, l’ex segretario del Pd che proprio Grillo “sfanculò” apertamente a inizio legislatura. 

Sui social network si scatenano gli sfottò: “Dove è finito Rodotà cialtroni?”. O “Rodotà è un mistero. Dicci qualcosa Beppe?”. Grillo tace, ma tra i grillini la storia dell’esclusione del professore non è una novità. Quella luna di miele del 2013, infatti, durò appena due giorni. Perché fu Gianroberto Casaleggio, il guru, a inviare Vito Crimi e Raffaella Lombardi, all’epoca capigruppo di Senato e Camera,  dal professore per chiedergli di fare un passo indietro. Gli schemi erano saltati. C’era da votare per Romano Prodi alla presidenza della Repubblica. Ma il professore disse di no. “Non mi ritiro”.

Da allora ne è passata tanta di acqua sotto i ponti. Nel maggio di quell’anno sul blog di Grillo, il povero Rodotà fu definito “un ottuagenario miracolato”. Ci furono gli screzi e le frecciate. Il professore non rispose apertamente. Criticò il movimento e le scelte del duo Grillo e Casaleggio, ma allo stesso tempo è sempre rimasto un idolo della rete. Ha sempre mantenuto il suo aplomb, ma nelle ultime settimane sperava forse ancora in una candidatura per il Colle. E invece gli hanno sbattuto la porta in faccia. Persino il Fatto Quotidiano, il giornale di Marco Travaglio e Antonio Padellaro che ha avuto sempre parole di miele per lui, ha dovuto ratificare i voti dei suoi lettori per le Quirinarie: ha vinto Giancarlo Magalli il conduttore televisivo de I Fatti Vostri. In queste ore di passione per l’ex deputato del Pci, anno 1979 quando entrò per la prima volta in Parlamento, gli è rimasto l’appoggio solo della comunità omosessuale. La comunità LGBTQI italiana ha promosso un sondaggio, promosso da Love Out Law con ArciLesbica Nazionale, Famiglie Arcobaleno e Rete Genitori Rainbow, che ha decretato la vittoria del giurista calabrese con il 36% dei voti.

E’ una soddisfazione amara per uno come lui, perché quando Rodotà accettò il ruolo di candidato di incassò i voti anche da Sel e da parte del Pd. Arrivò fino a quota 250. E invece adesso di fronte a lui sfilano altri giuristi, come Gustavo Zagrebelsky o ancora Salvatore Settis. Ma lo schiaffo più profondo è probabilmente vedere Romano Prodi svettare tra i nomi delle Quirinarie. Perché per la seconda volta il vecchio professore, ormai 81 enne, si vede sfilare davanti quel candidato che causò la rottura con Grillo e Casaleggio nel 2013. Del resto, come fanno notare a Montecitorio, anche il Movimento Cinque Stelle è cambiato. Ormai è più politico, spaccato al suo interno, con deputati che ogni giorno fuoriescono per dialogare con il Pd di Matteo Renzi. Persino Pippo Civati, il dissidente deputato democratico, non ha più Rodotà tra le sue prime scelte. Se nei giorni scorsi il democratico monzese aveva ancora insistito sul suo nome, ora non vede che Prodi come candidato per il Colle. Pensare che due anni fa “Pippo” lo votò alle prime tre votazioni.

Adesso chissà quanti voti potrebbero andare al professore. Non si sa. Certo è che l’esclusione di Rodotà rischia di frantumare ancora di più un Movimento ormai quasi ai titoli di coda. Nel M5S c’e’ un clima cupo e violento: basta vedere quanto e’ successo ieri. Piena solidarietà a Walter Rizzetto. Così Mara Mucci, deputata di Alternativa Libera, una dei dieci dissidenti grillini, ha commentato a ‘L’Aria che Tira’ su La7, quanto accaduto ieri al Nazareno, quando i fuoriusciti dal Movimento di Beppe Grillo, sono stati aggrediti da numerosi attivisti di M5S. “Io c’ero ieri, ed è chiaro a tutti che ormai il M5S non è una comunità dove poter condividere valori e ideali, ma c’e’ un clima da tifoseria, o sei con loro o tutto fa schifo. Purtroppo manca la democrazia interna, e un direttorio non eletto da nessuno va a Milano a prendere ordini da Casaleggio”.

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