Com’è facile comprare falso Viagra online

Com’è facile comprare falso Viagra online

Celexa, Desyrel, Amoxil, Diflucan, Viagra. Poche parole chiave digitate su Google, ed ecco comparire un elenco di farmacie online fornite di tutto: dagli ormoni agli antidepressivi, dagli antibiotici fino agli stimolanti sessuali. Pillole commercializzate illegalmente su scaffali virtuali che offrono nella maggior parte dei casi prodotti contraffatti, rubati o che semplicemente non sono stati prodotti secondo le norme di buona fabbricazione e distribuzione stabilite a livello mondiale. Farmaci che prima di essere somministrati avrebbero bisogno di una prescrizione medica. E invece per averli bastano pochi clic, proprio come si fa per comprare un libro o un DVD. Non serve addentrarsi nel deep o dark web per trovare medicine di ogni tipo. La Rete è piena di e-pharmacy, il 99% delle quali è illegale o non autorizzata dalle autorità sanitarie italiane, dicono dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa): sono gli ultimi anelli di grosse organizzazioni criminali che si occupano di tutta la filiera, dalla produzione delle pillole alla costruzione dei siti web fino alla distribuzione. E il giro d’affari, come ha spiegato Cosimo Piccinno, generale dei Carabinieri e comandante dei Nas, è molto più remunerativo, e nello stesso tempo meno pericoloso, dello spaccio di droga. Un euro investito su uno stupefacente rende 16 volte, sui farmaci 2.500 volte. Se vieni beccato a spacciare droga ci sono grosse probabilità che finisci in carcere, se vendi false medicine le sanzioni sono molto più blande. A meno che non si accerti il nesso causale tra il danno di salute subito da qualcuno e la somministrazione di un farmaco.

Per una sola pillola di quello che viene chiamato Viagra, e che molto probabilmente non lo è (rispetto alla composizione brevettata da Pfizer), bastano 74 centesimi di dollaro. Per il female Viagra, invece, la versione femminile della pillola blu di colore fucsia, servono 1 dollaro e 33 centesimi. Con molta facilità e senza che sia necessaria troppa dimestichezza con le ricerche online, si trovano confezioni di nandrolone e altri steroidi a soli dieci euro e addirittura farmaci contro il cancro “in promozione” a pochi dollari a pastiglia (dai 96 centesimi ai 22 dollari). Anche su eBay non è così difficile trovare confezioni e barattoli di steroidi e stimolanti sessuali (dai nomi come Libido power, Golden Erect o Desire Me) nonostante il portale abbia innalzato i controlli sui prodotti messi in commercio. Le pillole sono messe in bella vista sui siti, con sopra incisi i nomi dei più famosi farmaci brevettati. Ma delle medicine che troviamo nelle nostre farmacie queste pastiglie hanno poco o nulla.

I laboratori di produzione si trovano per lo più in Asia, tra l’India e la Cina, dove tra l’altro esiste una deroga per la produzione di farmaci generici di prodotti che in Europa e negli Stati Uniti sono invece ancora sotto brevetto. E in effetti molti siti hanno la parola “Asia” nel nome, magari con la foto di un bel medico dai tratti non orientali in copertina. Siti che spesso rimangono in vita solo per poco tempo, per poi ricomparire in Rete con altri nomi. Si presentano in diverse lingue, ma è chiaro che la traduzione è fatta con Google Translate o strumenti informatici di scarso livello. Una di queste epharmacy nella versione italiana scrive: “Ricordare! Si deve consultare con il proprio medico prima di prendere qualsiasi medicamenti. Fare nulla di male a se stessi. Solo un medico può dirvi: potete, o non è possibile assumere questo farmaco!”. Altri siti offrono invece delle chat online per avere informazioni. Alla domanda “È necessaria la prescrizione?”, uno risponde che “ogni ordine viene rivisto dal nostro medico. Solo dopo questo saremo in grado di dirvi se abbiamo bisogno della prescrizione o no”. Ma alla fine la prescrizione non la chiedono anche se ordini un antidepressivo. In qualche caso fanno compilare un questionario che genera automaticamente una prescrizione medica, senza che però un medico ci abbia mai visitato.

“Un euro investito su uno stupefacente rende 16 volte, sui farmaci 2.500 volte”

E non è solo un problema di brevetti e danni economici per le case farmaceutiche. «I rischi sulla salute di chi assume questi farmaci sono altissimi», spiega Domenico Di Giorgio, dirigente dell’unità di prevenzione della contraffazione dell’Aifa. Difficile stabilire con certezza da dove provengano queste medicine, chi le abbia prodotte, con quali processi chimici e con quali ingredienti. Dal 2006 l’Aifa, insieme all’omologa agenzia inglese, ha avviato un’attività di contrasto alle farmacie online. Alla task force partecipano anche i Nas, i ministeri della Salute e dello Sviluppo economico italiano e da un paio di anni anche l’Antitrust. Dal 2013 è stato anche avviato il progetto di intelligence Fakeshare guidato dall’Aifa e supportato dalla Commissione europea con un finanziamento di oltre 350mila euro. In nove anni sono stati chiusi centinaia di rivenditori illegali di farmaci online. «All’inizio si trovavano soprattutto casi di phishing, cioè false farmacie online che frodavano i consumatori sfruttando i numeri delle carte di credito usate per comprare», racconta Di Giorgio. «Poi sono apparse le prime farmacie illegali che mettevano in vendita prodotti contraffatti, e infine abbiamo registrato infiltrazioni nei siti legali, nei forum universitari o sui social network, per evitare di essere individuati dai motori di ricerca specializzati». Anche i prodotti venduti sono cambiati nel tempo per essere meno individuabili dalle intelligence informatiche. «Nel 2006 imitavano soprattutto i farmaci veri, diciamo che erano copie fatte male. Dal 2008-2009 i contraffattori si presentano invece come Robin Hood del Web, vendendo finti prodotti generici a prezzi più bassi. Oggi si sono spostati sulla categoria degli integratori, vendendo come integratori naturali prodotti che in realtà contengono i principi attivi presenti nei farmaci. Il problema è che finché non analizziamo i prodotti non possiamo bloccarli».

Nei sequestri effettuati sulle navi cargo, sono stati trovati medicinali destinati all’Italia etichettati come prodotti di noti brand della farmaceutica ma quantità minori del principio attivo o con sostanze differenti dal farmaco originale. Grosse quantità di medicine sono anche state trovate nascoste in scatoloni carichi di giocattoli per bambini. Altre volte sono stati individuati, così come accade per lo spaccio di droga, corrieri “umani” che nascondono le medicine contraffatte nei bagagli. «Una valigia standard», dicono dall’Aifa, «può contenere migliaia di pastiglie». 

Gli acquirenti online sono soprattutto proprietari di sexy shop che poi rivendono le pillole insieme a vibratori e frustini

In base al monitoraggio dell’Aifa, gli acquirenti di farmaci online in Italia non sono tanti: nel 2006 erano lo 0,5%, oggi non superano comunque l’1 per cento. Nella maggior parte dei casi però non si tratta di consumatori privati ma di negozianti, per lo più proprietari di sexy shop o altri negozi “non farmaceutici”, che comprano in Rete grosse quantità di stimolanti sessuali per poi rivendere le singole pillole insieme a frustini e vibratori. «Sono stati effettuati diversi sequestri in negozi non farmaceutici e soprattutto nei sexy shop», conferma Di Giorgio. Il pericolo principale è la composizione di questi farmaci. Un esempio: «Analizzando uno dei falsi Viagra sequestrati», racconta Di Giorgio, «abbiamo trovato sildenafil (il principio attivo del Viagra, ndr) non purificato in una composizione che farebbe malissimo a un cardiopatico». Il costo era di «due capsule per 25 euro, molto più di quanto si spenderebbe in farmacia. Spesso in effetti non si compra online o nei negozi sommersi per risparmiare, ma perché ci si sente in imbarazzo a rivolgersi al bancone della farmacia». Non a caso, una delle epharmacy specializzata proprio in stimolanti sessuali, ha il nome eloquente di farmacia-discreto.com. 

I prodotti più ricercati online dagli italiani sono in effetti quelli contro la disfunzione erettile e gli stimolanti sessuali, considerati nel senso comune più degli integratori che dei medicinali: secondo l’Agenzia del farmaco inglese, rappresentano il 60% dell’intera offerta di farmaci su Internet. «Sono prodotti comprati non solo dagli adulti che hanno bisogno di farmaci per potenziare la vita sessuale, ma anche dai ragazzi che ne fanno un uso ricreativo», spiega Di Giorgio. «Spesso dal pusher da cui comprano altre droghe si fanno anche vendere il Viagra, magari per compensare gli effetti negativi causati dalle droghe stesse».

Altra categoria molto ricercata online sono gli steroidi usati nelle palestre e i farmaci dimagranti per chi vuole perdere peso in fretta. Anche qui diversi farmaci sono mascherati da integratori. E in molte farmacie online ci si può imbattere ancora nella sibutramina, farmaco anoressizzante ritirato dal commercio in Europa e in America per i suoi pericolosi effetti collaterali, dagli infarti agli ictus.

(Farmaci cinesi venduti come prodotti naturali/Immagine tratta da “Counterfeit Medicines. Facts and practical advices”)

La percentuale di medicinali contraffatti sul mercato globale si attesterebbe intorno al 6-7%, crescendo fino al 20-30% nei Paesi in via di sviluppo, con punte di addirittura il 50% in alcuni Stati africani e asiatici. In Europa la percentuale scende all’1%, in Italia allo 0,1 per cento, con prodotti provenienti esclusivamente da canali illegali. Nella maggior parte dei casi pillole e polveri contraffatte passano dalle farmacie online: secondo la National Association of Boards of Pharmacist, la metà dei farmaci venduti online è contraffatto. Un mercato sul quale hanno investito anche le mafie, da Cosa Nostra alla ’ndrangheta, come ha spiegato il comandante dei Nas Cosimo Piccinno nel corso di una conferenza dedicata al doping. «Il giro d’affari accertato è di 50 miliardi l’anno ma c’è chi dice sia pari a 200», ha detto. «Le farmacie online sono stimate intorno a 40mila, l’acquisto di farmaci è anonimo, facile e i prezzi economici abbattuti anche del 60-70% per cento. Non c’è controllo e c’è un elevato rischio contraffazione».

La normativa italiana finora ha vietato la vendita e l’acquisto di farmaci online, ma nulla nella pratica finora ha impedito di comprare le pillole da una ephamarcy. Anche perché il panorama europeo della regolamentazione dei farmaci online è stato e in parte continua a essere diversificato. E molti siti web hanno sfruttato questo disallineamento per recapitare ai pazienti italiani farmaci ordinati online. Lo ha fatto per molto tempo il sito inglese 121doc.net, poi chiuso nel 2013 dall’Antitrust. La carenza normativa in parte è stata compensata da una direttiva europa del 2011 (la numero 62), che ha modificato il Codice farmaceutico europeo dedicando un capitolo ad hoc alla vendita di medicinali su Internet. Concluso il recepimento della direttiva, tutti gli Stati membri, Italia compresa, devono regolamentare il commercio online di farmaci, garantendo la sicurezza degli acquisti su portali accreditati e controllati. Per distinguere i canali legali da quelli illegali, la Comunità europea ha creato un logo tradotto in tutte le lingue, di modo che il consumatore saprà se sta acquistando da canali controllati o meno. A ogni Stato, poi, la decisione su che cosa si possa vendere online: se solo i farmaci da banco o quelli che necessitano della prescrizione medica. A febbraio 2014 il consiglio dei ministri italiano ha varato un decreto legislativo (entrato in vigore l’8 marzo 2014) che restringe la vendita online ai farmaci da banco. Ci saranno siti web di farmacie o parafarmacie già esistenti, o anche piattaforme sul modello Amazon in cui insieme ad auricolari, libri e Dvd si potranno anche comprare aspirine e analgesici. Ma a gennaio 2015 ancora si stanno discutendo a Bruxelles i decreti attuativi, e perché le nuove regole siano effettive bisognerà aspettare parecchi mesi.

(Farmaci venduti online con brand inventati/Immagine tratta da “Counterfeit Medicines. Facts and practical advices”)

Intanto sorgono i primi dubbi, perché le regole sono destinate solo ai siti italiani e non all’acquisto di farmaci online da parte di italiani su siti stranieri tradotti anche in italiano. In Inghilterra, Germania e diversi Paesi scandinavi sarà ancora permessa la vendita online di farmaci che necessitano di una prescrizione medica. Questi stessi siti, compresi quelli accreditati dall’Ue, potranno in teoria spedire ancora in Italia i farmaci, sfruttando il disallineamento delle normative. «Se individueremo situazioni di questo tipo», dice Di Giorgio, «le segnaleremo alle autorità competenti per sanzionare questi siti». La legge, anche italiana, d’altronde non vieta l’acquisto ma solo la vendita di farmaci non generici. Certo, anche gli acquirenti potrebbero incorrere in sanzioni visto che la legge italiana punisce chiunque importi medicinali senza autorizzazione rilasciata dall’Aifa, con pene che vanno dall’arresto da sei mesi a un anno e un’ammenda da 10mila a 100mila euro. Sono stati aperti diversi fascicoli a carico di acquirenti italiani a seguito delle denunce da parte degli agenti delle dogane che hanno sequestrato i pacchi spediti verso l’Italia. In ogni caso, come spiegano sul sito dello studio legale Castaldi, «la giurisprudenza interessata dei casi di importazione dei farmaci online è orientata nel senso di escludere il reato quando l’acquisto è effettuato da privati per uso esclusivamente personale».

«Stiamo cercando di fare un lavoro di formazione e informazione perché di base esiste una forte ignoranza dei rischi che si corrono assumendo i farmaci comprati online», dice Di Giorgio. «Dobbiamo essere bravi a spiegare i pericoli, non serve dire a un ragazzino che compra Viagra contraffatto e si sente male “ti faccio la multa”. Dobbiamo spiegare che si corrono enormi pericoli».