Studiare così non serve a niente

Studiare così non serve a niente

Studiare non serve a niente. Almeno, non nel modo in cui si è sempre fatto finora. Quella che Tullio De Mauro definisce come la “trimurti” dell’educazione, cioè lezione frontale + verifiche + compiti a casa va archiviata per sempre. Lo dicono due scienziati della Washington University di St. Louis, Henry Roediger e Mark McDaniel, che hanno passato oltre 80 anni a studiare come funziona l’apprendimento e la memoria. I risultati del loro lavoro si trovano qui.

In generale, basti sapere che con il metodo tradizionale non si impara nulla, o meglio: si impara qualcosa (perché qualcosa si impara sempre) ma non è per nulla efficiente. Si perde tempo e si sprecano energie.

Rileggere non aiuta
Di solito gli studenti studiano leggendo e rileggendo i testi e gli appunti. È un sistema caldeggiato da più parti, ma che non funziona molto. Anzi: la seconda lettura spesso è più superficiale perché genera la sensazione di conoscere già le cose che si stanno studiando. Quando è vero il contrario. Meglio quindi non puntare tutto su un metodo fatto di lettura-rilettura, ma trovare nuove idee. Ad esempio:

Farsi molte domande funziona
È il principio del test, ma applicato in fase di apprendimento: uno dei nemici della conoscenza, come si sa, è la presunzione di sapere già quello che si deve imparare. Per superare l’ostacolo bisogna farsi molte domande durante lo studio. Questo permette di ripassare in modo più veloce, perché obbliga il cervello ad andare a cercare le informazioni nella memoria, e le registra prima. Se poi non si conosce la risposta è anche un buon modo per capire cosa si è imparato davvero e quali lacune restino da colmare.

Il mondo è un sistema: impara a collegare tutto
Durante la seconda lettura (che, ricordiamo, non va cancellata: va migliorata) una buona cosa da fare è di collegare le cose che si incontrano nel testo con altre che si conoscono già. Utilizzare principi noti (ad esempio, un’immagine dell’acqua che scorre nei canali può aiutare a memorizzare il funzionamento delle reti neuronali e dei problemi legati alla trasmissione quando ci sono problemi con le fodere di mielina) e informazioni che si apprendono è il modo migliore per imparare.

Tradurre le informazioni in modo visivo
Serve usare tutti i sensi: fare diagrammi, modelli visuali, carte di flusso: schemi, schemi, schemi. Da fare quando si ascoltano le lezioni, ma anche per ripassare mentre si studia. Tradurre ciò che si è imparato in una forma visiva aiuta sempre perché: a) obbliga a ricercare le informazioni e conferirgli una forma nuova, mettendo in luce se si è capito tutto davvero o no; b) aiuta, con un solo sguardo, a ricordare.

Non fare tutto in una volta sola
È un’abitudine diffusa: studiare tutto all’ultimo minuto. È efficace per il breve periodo: per superare un esame o una presentazione imminente. Ma nel lungo, invece, non serve a nulla. Si dimenticherà tutto. Per cui, un buon modo per studiare è distendere il materiale nel tempo. Si deve avere il tempo per leggere, rileggere, farsi domande, elaborare schemi e, infine, ripetere il tutto più volte. Solo così si avrà modo di imparare.