Portineria MilanoIl sogno di Silvio: meno «Bruti» in procura di Milano

Il sogno di Silvio: meno «Bruti» in procura di Milano

Come Bill Murray nel film «Ricomincio da capo», dove il giorno della marmotta continua a ripetersi, anche Silvio Berlusconi è tornato a rivivere in questi giorni un incubo che lo perseguita da più di vent’anni, quello della procura di Milano. Nello specifico le preoccupazioni dell’ex Cavaliere sarebbero tutte sul ricambio al vertice del palazzaccio che dovrà essere deciso dal Csm tra pochi mesi. Il capo Edmondo Bruti Liberati, dopo la guerra vinta con il sostituto Alfredo Robledo trasferito a Torino, lascerà, a meno di colpi di scena o deroghe particolari, il 31 dicembre del 2015, dopo la legge dell’11 agosto 2014, «sulle misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari». Dovrà arrivare un nuovo numero uno che nei desiderata del leader di Forza Italia possa essere più «equilibrato» rispetto al predecessore, soprattutto in un ottica futura, per il destino delle aziende e dei figli perseguitati «come gli ebrei sotto Hitler». 

Il Cavaliere, ormai arrivato alla soglia degli 80 anni di età, dopo un 2014 tutto sommato positivo per l’assoluzione in appello sul Ruby 1 e lo sconto di pena per la condanna in Cassazione su Mediaset, è tornato a guardare con preoccupazione i processi che lo riguardano. Il Ruby ter fa paura. Le indagini della magistratura sui pagamenti alle Olgettine, che continuerebbero ancora adesso, rischiano di buttare all’aria quanto di buono raccolto negli ultimi mesi sul fronte giudiziario. Per di più il 10 marzo incomincia l’udienza in Cassazione proprio sul caso Ruby 1, dopo l’assoluzione in appello che aveva ribaltato i 7 anni di condanna per concussione e prostituzione minorile in primo grado. Non solo. Se a questo si aggiunge il processo di Napoli per la compravendita dei senatori e quello di Bari sulle escort di Giampaolo Tarantino ne viene fuori una miscela esplosiva. Fabrizio D’Esposito del Fatto Quotidiano ha riportato venerdì 20 febbraio un virgolettato dell’ex Cavaliere che la dice lunga sulla situazione: «Qui rischio 15 anni di carcere». 

C’è chi fa notare nei corridoi di Montecitorio che il crollo verticale sul fronte giudiziario sia curiosamente avvenuto dopo la fine del Patto del Nazareno con Matteo Renzi. Ma sono voci, forse semplici malignità sui contenuti di un accordo mai del tutto chiariti tra il leader di Forza Italia e quello del Partito Democratico. Sta di fatto che a fronte delle scaramucce sull’elezione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Berlusconi avrebbe riattivato negli ultimi giorni i contatti con il Rottamatore fiorentino. La questione è intricata, anche perché Denis Verdini, grand commis del patto, è al momento in un angolo, con il cerchio «tragico» sempre pronto a menar fendenti. Per questo motivo a muoversi sottobanco sono Gianni Letta e Fedele Confalonieri, i due massimi consiglieri della famiglia Berlusconi, più che mai attenta e preoccupata, in particolare la figlia Marina, per il destino delle aziende, da Mediaset fino a Mondadori. Se nel breve periodo quindi si guarda ai processi, nel lungo si iniziano a muovere i primi passi sulla grande partita che riguarderà la magistratura italiana nei prossimi mesi. 

Entro il 31 dicembre 2015 dovranno lasciare la magistratura 308 magistrati. In molti sono ai vertici delle procure più importanti in Italia, come appunto Bruti Liberati, ma vanno in scadenza anche presidenti delle Corti D’Appello, o presidenti di Tribunale, come la stessa Livia Pomodoro sempre a Milano. Tanti pure i procuratori generali che dovranno passare la mano: tra gli altri a Roma Luigi Ciampoli, a Venezia Pietro Calogero, a Torino Marcello Maddalena, a Catania Giovanni Tinebra, a Firenze Tindari Baglione, ad Ancona Vincenzo Macrì, a Perugia Giovanni Galati. Dovranno lasciare la toga anche Mario Barbuto, capo del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria del ministero della Giustizia, e Gianfranco Amendola, il procuratore di Civitavecchia. Ma oltre ai posti che rimarranno vuoti per effetto della norma sui 70 anni, il Csm dovrà ricoprire le poltrone di vertice che sono comunque in scadenza. In tutto a dover essere rinnovati sono 284 incarichi direttivi e 199 semidirettivi.

La questione è complessa. Perché oltre a toccare uno scontro tra correnti senza sosta, basti guardare le polemiche di questi giorni mentre alla Camera si discute sul provvedimento sulla responsabilità civile dei magistrati, riguarda da vicino pure il Quirinale, con Mattarella nuovo presidente del Csm. D’altra parte quando fu nominato Bruti Liberati a capo della procura, era il 2010, la sua nomina avvenne con la semplice astensione degli esponenti di centrodestra al palazzo dei Marescialli. Pur essendo un esponente di Magistratura Democratica, c’è chi diceva, persino nel giro più vicino all’ex Cavaliere, che si trattava di una persona difficile da criticare. Ma la diatriba con Robledo, le polemiche su alcune inchieste rimaste nei cassetti per mesi, lo scontro con Magistratura Indipendente lo scorso anno, hanno messo in dubbio l’operato di Bruti. E intanto Marcello Maddalena, tra i fondatori di Mi, dopo 47 anni decide di lasciare la sua corrente: «Troppi compromessi con la politica», dice. Sarà un 2015 caldo per la magistratura, per il governo Renzi e per Silvio Berlusconi.

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