“Notai, la riforma danneggerà tutti (non gli avvocati)”

“Notai, la riforma danneggerà tutti (non gli avvocati)”

Repubblica 27 febbraio

I farmaci non sono beni di consumo come avviene negli Usa

SI parla e straparla della vendita dei farmaci con ricetta nei supermercati, si esalta l’esempio degli Stati Uniti, dove con dieci dollari ti porti a casa un bidone di aspirine. Facile no? Più difficile dire che in nessun Paese europeo si vendono farmaci con ricetta fuori delle farmacie, che solo nel Terzo Mondo puoi comprare alle bancarelle del mercato antibiotici e farmaci importanti. E vediamo il sogno americano: nei supermercati, con la presenza di un farmacista, si vende di tutto, anche farmaci per i quali è obbligatoria la ricetta. Poco importa che posizionare psicofarmaci, ormoni, antibiotici tra broccoletti e pomodori comunica al consumatore che il farmaco è un bene di consumo come quelli degli scaffali attigui. Poco importa che questa banalizzazione del bene provochi negli Usa 225.000 morti all’anno (dati Fda) posizionando l’abuso e l’uso improprio di farmaci al terzo posto tra le cause di morte.

Maurizio Bisozzi, Roma

Il multiculturalismo è destinato al fallimento

Ho letto di recente su Repubblica la lettera di una signora che propugnava il multiculturalismo. Secondo gli etologi, gli esseri viventi che conducono vita sociale hanno insiti meccanismi associativi. Quando sono attivati, l’aggressività tra i componenti il gruppo cade a zero, mentre è massima nei confronti degli “estranei”. Per i babbuini ad esempio cade a zero l’aggressività interna in presenza di un leopardo, il gruppo si compatta per combattere in maniera cooperativa il pericolo. Sempre secondo gli etologi, negli umani questi meccanismi sono attivati non solo dal nemico, ma anche da tutto ciò che rientra in ciò che chiamiamo cultura: lingua, religione, abiti, tradizioni, usanze, pratiche, credenze varie. Ecco perché ritengo che il multiculturalismo sia destinato al fallimento. L’unica via è l’integrazione. Cito il caso di Sonia Maino (Gandhi) che, deciso di andare a vivere in India, adottò abiti e costumi indiani e ha avuto la luminosa vita che sappiamo.

Rodolfo Pescador, Massa, pescador.rodolfo@gmail.com

Corriere della Sera 27 febbraio

I medici non protestarono come fanno ora i magistrati

È stata promulgata una norma che stabilisce la possibilità di rivalersi sui giudici in caso di colpa grave o palese ingiustizia ai danni di un accusato: subito c’è stata una grande levata di scudi contro la norma. Però da decenni i medici sono soggetti a una simile disciplina, con la necessità di stipulare onerose polizze private con compagnie assicurative per essere tutelati. Proprio a causa dell’ammontare di tali polizze, fra i giovani medici alcune specialità vengono evitate al momento della scelta professionale. Non ricordo però una levata di scudi della categoria, paragonabile alle proteste dei magistrati.

Tullio Craincevich, Asola (Mn)

La Stampa 27 febbraio

La riforma elimina-notai

Qualcosa non mi torna nell’attribuzione agli avvocati delle competenze già riservate ai notai in materia di trasferimenti immobiliari. Sgomberiamo il campo da ogni equivoco: la riforma non mette in concorrenza le due categorie, ma semplicemente trasferisce l’esclusiva agli avvocati, dal momento che un notaio, in quanto pubblico ufficiale, è soggetto a costi, responsabilità, sanzioni e rischi che banalmente gli rendono impossibile competere con un professionista privato che tali oneri non ha. L’effetto sarà la chiusura degli studi notarili. Il punto quindi è se l’abolizione dei notai, a vantaggio degli avvocati, sarà un beneficio per gli italiani oppure no. Il punto è se sia conveniente per il sistema mandare a casa una categoria di pubblici ufficiali a vantaggio di una categoria che, pur stimabilissima, è formata da professionisti privati. Il tutto ovviamente tralasciando i 40.000 dipendenti di studi notarili che perderebbero il lavoro, con relative famiglie, di cui qualcuno dovrà pure preoccuparsi. A me pare che la risposta sia negativa, in quanto la legge non liberalizza le vendite, ma ne trasferisce le competenze agli avvocati e non capisco il motivo per cui recarsi dall’avvocato per comprare casa dovrebbe essere meno oneroso che recarsi dal notaio. Con l’aggravante che, a pari costi, il consumatore non avrebbe la garanzia che l’incaricato alla vendita sia terzo e indipendente, la garanzia che lo stesso risponda verso lo Stato delle imposte dovute per il trasferimento, la garanzia che il ministero ne sottoponga ad ispezione gli atti, con relative sanzioni in caso di errori, la garanzia che gli originali degli atti siano conservati negli archivi dello Stato. Tutte garanzie che oggi la legge collega al fatto che il notaio è ufficiale pubblico e non professionista privato. In pratica si sostituisce ad un monopolio, comunque gestito dallo Stato, un altro monopolio, gestito da privati. A chi conviene tutto ciò? Sicuramente non ai consumatori. Forse a chi vuole mettere le mani su una certa fetta di mercato. 

Roberto Marazzi, notaio  

ItaliaOggi 27 febbraio

Gino Paoli: cuore a sinistra portafogli a destra

Gino Paoli può avere tutti i soldi che vuole (è un mostro, ha scritto un numero infinito di capolavori e se li è guadagnati). Gino Paoli, per quanto mi riguarda, può averli depositati anche sulla Luna. Quello che non va è che, da sinistra, da comunista, abbia sempre criticato proprio le persone che si comportavano come lui. Ma insomma! Aveva ragione Ennio Flaiano: questi comunisti italiani hanno il cuore a sinistra ma il portafogli a destra.

Mauro della Porta Raffo

Il Foglio 27 febbraio

Jobs Act: il governo ha agito correttamente

Non tenendo conto delle condizioni poste nel parere delle commissioni parlamentari sul Jobs Act Poletti 2.0, il governo ha agito correttamente per almeno tre motivi. Il primo di carattere formale: i pareri non erano vincolanti. Il secondo per ragioni politiche: i testi erano stati votati da maggioranze diverse da quelle che sostengono l’esecutivo. Il terzo per evidenti questioni di logica giuridica. Non trovava alcuna giustificazione, infatti, che dei licenziamenti “economici”- ormai divenuti individuali a conclusione delle procedure sindacali e amministrative previste nel caso di licenziamenti collettivi- venissero sanzionati (in conseguenza di un’accertata violazione dei criteri di selezione) addirittura con la reintegra anziché con un’indennità risarcitoria, diversamente da quelli che individuali lo fossero sin dall’inizio. In sostanza, un lavoratore licenziato individualmente per motivi economici non avrebbe avuto alcuna possibilità di essere reintegrato (per i nuovi assunti è sparita anche la “manifesta insussistenza del fatto” di cui alla legge Fornero), mentre l’avrebbe mantenuta un collega la cui vicenda ha attraversato in una sede “protetta”, una fase di tutela preliminare e il cui sbocco finisce al riparo degli ammortizzatori sociali. In materia, poi, non era presente alcun eccesso di delega, dal momento che la norma si riferiva chiaramente a tutte le tipologie di licenziamenti “economici”.

Giuliano Cazzola