Rubrica Scienza&Salute“Troppo cari i vaccini per i bambini del Terzo mondo”

“Troppo cari i vaccini per i bambini del Terzo mondo”

Nell’arco di tempo di 12 anni, dal 2001 al 2014, il costo del pacchetto di vaccini salvavita programmato dall’Oms per i bambini nei Paesi in via di sviluppo è aumentato di 68 volte. Questo non perché è cresciuto il prezzo dei vaccini – che anzi con l’andare del tempo dovrebbe scendere – ma perché via via se ne sono aggiunti di nuovi in grado di immunizzare i bambini verso altre malattie. Si è passati così dai 0,67 dollari spesi nel 2001 per immunizzare un bambino contro sei malattie (tubercolosi, morbillo, difterite, tetano, pertosse e poliomielite), ai 32,09-45,59 dollari del 2014 per immunizzare un bambino contro 12 malattie (tubercolosi, morbillo, rosolia, difterite, tetano, pertosse, epatite B, Haemophilus influenzae di tipo b, la poliomielite, le malattie da pneumococco, il rotavirus e, per ragazze adolescenti, il papillomavirus umano (HPV)). E questo è lo scenario migliore, quello con i prezzi più bassi, limitato a un gruppo selezionato di paesi in via di sviluppo, ritenuti idonei a partecipare all’Alleanza per i Vaccini Gavi.

Se da una parte quindi il numero della malattie contro cui i bambini sono immunizzati è raddoppiata, dall’altra il costo per vaccinarli è diventato insostenibile. Soprattutto a causa di due o tre vaccini di recente introduzione che le industrie farmaceutiche continuano a far pagare una cifra ecessiva per questi Paesi. Il vaccino anti-pneuomococco per esempio, il più costoso del pacchetto, che richiede tre dosi per bambino e viene fatto pagare 7 euro per dose per un totale di 21 dollari a bambino. Cifra che da sola copre il 45% del costo per la vaccinazione completa di un bambino nei paesi più poveri del mondo. Per questo lo scorso gennaio Medici senza frontiere (Msf), ha lanciato un appello alle aziende farmaceutiche GlaxoSmithKline (GSK) e Pfizer, produttrici del vaccino anti-pneumococco, perché ne riducano il prezzo fino a 5 dollari a bambino per tutte e tre le dosi nei paesi in via di sviluppo. Anche perché, come spiega a Linkiesta Silvia Mancini, epidemiologa di Msf, «c’è già una ditta produttrice di vaccini indiana, la Serum Institute, che ha annunciato che venderà le tre dosi al prezzo di 6 dollari, per una versione del vaccino che vorrebbe mettere sul mercato nei prossimi anni. Segno che evidentemente ridurre il prezzo è possibile».

D’altro canto c’è anche da considerare che le ditte farmaceutiche ricevono sovvenzioni pubbliche per lo sviluppo di questi vaccini, che sono venduti anche nei Paesi più sviluppati. Tanto che GSK e Pfizer hanno complessivamente ricavato oltre 19 miliardi di dollari dalla vendita del vaccino anti-pneumococco da quando è stato lanciato. «Nonostante il nostro appello GSK e Pfizer non hanno abbassato i prezzi dei vaccini – continua Mancini – perché sostengono di riuscire a coprire a mala pena le spese di produzione e ricerca e sviluppo. Quello che chiediamo è che almeno mostrino questi dati, e ci sia più trasparenza sui costi di produzione. Ci sono poche informazioni disponibili che possono essere utilizzate dai Governi per un equo negoziato con le case farmaceutiche, non esiste una vera competizione di mercato e le aziende farmaceutiche impongono prezzi molto diversi su uno stesso prodotto a seconda dei mercati».

Oltre alle sovvenzioni pubbliche le aziende impegnate nella produzione dei vaccini destinati ai paesi del Terzo mondo, firmano generalmente degli accordi con i paesi più sviluppati che gli garantiscono l’acquisto di un certo numero di vaccini da destinare ai paesi in via di sviluppo e creare così un mercato più attraente. I Paesi donatori aderenti al Gavi contribuiscono quindi economicamente versando una cifra destinata all’acquisto dei vaccini nei paesi più poveri. L’Italia, per esempio, finora ha contribuito per 682 milioni di dollari alla Gavi per il periodo 2011-2015, una cifra che colloca il nostro paese al sesto posto in una classifica di 36 tra paesi e donatori.

«Alla conferenza Gavi a Berlino, verrà chiesto ai donatori di mettere sul tavolo altri 7,5 miliardi di dollari per finanziare l’acquisto di vaccini nei paesi poveri per i prossimi cinque anni. Un terzo di questo importo servirà a pagarne uno solo, il costosissimo vaccino anti-pneumococco» ha dichiarato Rohit Malpani, direttore Policy e Analisi della Campagna per l’Accesso ai Farmaci di MSF, alla vigilia della conferenza lo scorso gennaio. «Pensate a quanti bambini in più si potrebbero vaccinare con i soldi dei contribuenti se i vaccini fossero più economici. Crediamo sia arrivato il momento che GSK e Pfizer facciano la propria parte nel rendere i vaccini più accessibili nel lungo termine, perché gli sconti che propongono oggi non sono per nulla accettabili».

A peggiorare la situazione c’è il fatto che a ricevere questi sconti sono solo i paesi che rientrano nel Gavi, ma ne restano fuori altri che – nonostante siano considerati paesi  a medio reddito – non possono permettersi l’acquisto di questi vaccini, il cui prezzo tra l’altro varia a secondo del mercato. L’ammissibilità di un paese per il sostegno Gavi è determinata dal suo reddito nazionale lordo (RNL) pro capite. Dal 2011 Gavi ha attuato una politica di “emancipazione” per cui quando l’RNL di un paese pro capite supera la soglia di 1,570 dollari, il sostegno è progressivamente ridotto nel corso dei successivi cinque anni. Durante questo periodo il cofinanziamento di questi paesi aumenta linearmente finché gli viene richiesto di autofinanziare  a pieno  la copertura vaccinale entro la fine dei cinque anni. Politica, questa del Gavi, molto più severa rispetto alla soglia di ammissibilità del Fondo globale per la lotta all’AIDS, la tubercolosi e la malaria, come si legge nel rapporto di Msf, The Right Shot: Bringing down barriers to affordable and adapted vaccines.

La conclusione è che in molte aree del mondo nessuno può permettersi di acquistare i nuovi costosissimi vaccini come quello contro le malattie da pneumococco, che ogni anno uccidono circa un milione di bambini. «Ci troviamo nella situazione irrazionale per cui alcuni paesi in via di sviluppo come il Marocco e la Tunisia pagano il vaccino anti- pneumococco più della Francia» ha spiegato Kate Elder, consulente Policy per i Vaccini della Campagna per l’Accesso ai Farmaci di Msf. «Dato il costo astronomico dei nuovi vaccini, molti governi si trovano a dover scegliere per quali malattie mortali possono permettersi di proteggere i propri bambini».

«Più di un quarto dei paesi che oggi ricevono il supporto dei donatori attraverso Gavi, perderà questo supporto all’inizio del prossimo anno, dopo di che dovranno pagare il vaccino anti-pneumococco cifre elevatissime. Gavi stima che quando i paesi perderanno l’accesso ai prezzi preferenziali garantiti dall’Alleanza per i vaccini, potrebbero finire col pagare il vaccino anti-pneumococco fino a sei volte tanto. Tra i paesi che perderanno il supporto dei donatori entro meno di un anno, c’è l’Angola, dove più della metà del supporto di Gavi per i nuovi vaccini nel 2014 è servita a pagare il solo vaccino anti-pneumococco. Quando il paese perderà questo supporto, il conto per i nuovi vaccini aumenterà di oltre il 1.500%. Allo stesso modo, oltre il 60% del supporto di Gavi alla Bolivia è assorbito dal vaccino anti- pneumococco e le spese del governo boliviano aumenteranno di oltre il 700% quando il paese perderà questo supporto. In Indonesia, invece, queste spese aumenteranno del 1.547%».

«I criteri di inclusione oggi prendono in considerazione solo il reddito nazionale lordo» conclude Mancini. «Ma questi criteri sono da rivedere. Anche perché spesso parliamo di paesi con una copertura vaccinale bassissima e con una larga fetta di popolazione che vive ben al di sotto della soglia di 1,570 dollari al giorno  che non riuscirebbero a pagare cifre esorbitati per coprire l’immunizzazione di tutti i bambini. Noi chiediamo che tra i criteri di inclusione del Gavi venga presa in considerazione anche la percentuale di copertura vaccinale del paese, e che l’alleanza copra anche i paesi che si trovano in situazioni di emergenza, come la guerra».

Nei sei mesi dopo il terremoto in Pakistan, Medici Senza Frontiere ha lavorato in circa 25 località sparse sulle montagne. Dalla ricostruzione degli ospedali alla cura dei pazienti nei villaggi remoti, più di 50.000 persone in India e Pakistan sono state curate da MSF, attraverso interventi chirurgici o cure mediche di base e per la salute mentale. Più di 21.000 persone sono state vaccinate contro il morbillo e il tetano. Copyright Ton Koene

Il dott. Joerund Asvall effettua visite mediche nel campo di Injaram-Chhattisgarh, in India. Medici Senza Frontiere sta lavorando al confine con l’area di Andrah Pradesh, dove 35.000 persone vivono senza accesso alle cure sanitarie e dove nutrizione, malaria e vaccinazioni inadeguate sono problematiche evidenti. Una clinica mobile offre cure mediche di base, monitoraggio epidemiologico e formazione per la risposta alle emergenze. Copyright Erwin Vantland

Nei sei mesi dopo il terremoto in Pakistan, Medici Senza Frontiere ha lavorato in circa 25 località sparse sulle montagne. Dalla ricostruzione degli ospedali alla cura dei pazienti nei villaggi remoti, più di 50.000 persone in India e Pakistan sono state curate da MSF, attraverso interventi chirurgici o cure mediche di base e per la salute mentale. Più di 21.000 persone sono state vaccinate contro il morbillo e il tetano. Copyright Ton Koene

Nel luglio 2014, MSF ha tenuto i primi tre cicli di una campagna di vaccinazione di massa a Adjumani, distretto del nord Uganda, per proteggere i bambini da infezioni respiratorie mortali. Tali infezioni sono tra le cause principali di mortalità infantile in contesti come questi, dove i campi rifugiati ospitano centinaia di famiglie costrette a fuggire nel vicino Sud Sudan a causa del conflitto. Anche i bambini che vivono nelle comunità ospitanti possono essere vaccinati. I bambini tra le sei settimane e i due anni di età hanno ricevuto la prima delle tre dosi del vaccino anti-pneumococco, un vaccino che protegge contro la polmonite e altre malattie causate dal pneumococco. In aggiunta alla protezione contro la polmonite, i bambini fino ai cinque anni hanno ricevuto anche la vaccinazione pentavalente che li protegge da altre cinque malattie. Copyright Sydelle Willow Smith

Una stima di 6000 rifugiati fuggiti alla violenza in Repubblica Centrafricana si sono insediati a Bitoye, nel Ciad meridionale. MSF fornisce assistenza sanitaria di base nel capo rifugiati e ha realizzato nel febbraio 2014 una campagna di vaccinazione contro il morbillo, la meningite A e la polio. Copyright Florence Fermon/MSF

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