Portineria MilanoBuonanno: «In Libia mi considerano un Capo di Stato»

Buonanno: «In Libia mi considerano un Capo di Stato»

Gianluca Buonanno, istrionico europarlamentare della Lega Nord, è appena tornato dal suo viaggio in Libia. E non riesce a stare fermo un minuto a Strasburgo. «Questo è un posto di mezzi addormentati che non fanno un cazzo, sono politici che fanno politica dietro la scrivania» spiega a Linkiesta in uno dei corridoi dell’europarlamento, tra mille telefonate e messaggi. Felpa con il nome in bella vista, il leghista è riuscito negli ultimi giorni a far parlare di sé per aver definito i rom «feccia della società» durante la trasmissione Piazza Pulita di Corrado Formigli  poi per aver preso una multa di più di 2mila euro per aver detto che il ministro degli Esteri Europeo Federica Mogherini non conta un cazzo. «La multa dovrebbe pargamela lei perché sono io che sono andato in Libia mica lei che è rimasta qui – sbotta -. Sono io a fare il suo lavoro». L’aneddoto divertente è che quel «cazzo» è diventato poi oggetto di discussione con il presidente del parlamento Martin Schulz. Ne è nata una dissertazione etimologica sulla parola. Ma Buonanno non è solo questo. Ha lo sguardo stranito, a volte. Il viaggio, dopo aver incontrato generali, ministri e gente comune, lo ha provato.

«Non è che sono turbato» ammette. «Ma una settimana in Libia mi ha fatto capire molte cose. Non vedevano un occidentale da anni e mi ha colpito la speranza che ho generato nei loro confronti, hanno talmente tanta fame e sete che mi guardavano quasi fossi un capo di stato perché finalmente potevano parlare con qualcuno: questo è importante». A chi gli rinfaccia di essere andato in Libia senza capire nulla o solo come provocazione Buonanno risponde di aver fatto questo viaggio «a mio rischio e pericolo. Ho fatto quello che doveva fare la Mogherini. Ho visto la realtà vera, non quella di chi fa politica dietro la scrivania, c’è una Libia in difficoltà, c’è un’Italia e un’Europa che dormono in piedi invece il governo di Tobruk, loro può darci una mano». Di che tipo? «Per respingere i clandestini e per fermare il terrorismo islamico». La soluzione secondo Buonanno è questa. «Bisogna far finire l’embargo, perché loro non possono fare nulla mentre Isis e Fratelli Musulmanni possono fare quello che vogliono perché ottengono finanziamenti dal Qatar e dal Sudan».

Ma cosa ha fatto esattamente Buonanno in Libia? «Ho girato per diverse città, non sono stato a Tripoli perché è in mano al terrorismo islamico. Ma ho incontrato molta gente, tra cui il Capo Supremo delle Forza Armate Khalifa Haftar». Il punto è dibattuto in politica estera, anche perché Haftar starebbe aspettando che l’Italia dopo la Russia e la Francia lo riconosca nella guerra all’Isis. «E’ stato lui a dirmi di non vedere politici da queste parti da più di un anno» spiega Buonanno. Adesso casualmente sono stato in Libia una settimana e il parlamento europeo ha messo all’ordine del giorno di parlare di Libia. Non solo. Qualche giorno fa hanno riconosciuto l’ambasciatore libico in Italia, qualcosa si sta muovendo». E la paura? Dice il leghista: «Vivi con la preoccupazione di poter saltare in aria da un momento all’altro». Ma aveva una scorta? «Se vado in giro sempre scortato non riesco a guardare cosa mi interessa. La Libia è difficoltà, il 50% dei bambini non va a scuola, i pozzi petroliferi e le raffinerie sono in parte in mano ai terroristi islamici che così si finanziano. C’è un contrabbando di benzina micidiale. Ovunque ci sono posti di blocco. Io sono stato al parlamento di Tobruk dentro una base navale. Sembra una fortezza. Haftar sta in un bunker…insomma ti fa capire in che situazione sono». La paura c’è stata. «Mi facevano dormire in appartamenti con i militari fuori: sì certe notti ho avuto paura».

Ma a quanto pare ne è valsa la pena. «Ho capito come funziona il flusso dei clandestini. Me lo ha spiegato il ministro della salute libico. Molti arrivano dal centrafrica e spesso non riescono a raggiungere la Libia perché sono malati di Aids e Ebola: muoiono durante il tragitto. Il ministro me lo ha detto:  “ma chi lo fa fare all’Italia di accoglierli per poi arrivare in Europa”. Se lo domandano pure i libici come diavolo facciamo a farli sbarcare qui da noi. Si chiedono perché in Italia non capiamo». Per Buonanno il governo di Tobruk è  un governo democratico a tutto tondo. «Hanno un parlamento con 23 deputate libiche, l’errore è che l’Europa si è fermata dopo aver fatto cadere Gheddafi, c’è chi ha fatto i propri affari ma poi si è fermato. Allora si sono inseriti i terroristi. Haftar mi ha detto che sconfiggeranno e vinceranno contro l’Isis e si ricorderanno chi ha dato una mano e chi no». E il kalashnikov che le hanno regalato? «Un gesto di fratellanza, ma ho dovuto lasciarlo lì in Libia, non potevo portarlo in Italia».

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