Il business controverso delle banconote per i film

Il business controverso delle banconote per i film

Quando l’Fbi bussò alla porta di Gregg Bilson, la situazione si fece molto complicata. Il lavoro di Gregg Bilson era stampare dollari falsi, e la polizia aveva trovato alcune delle sue banconote a Las Vegas, a Minneapolis e a Los Angeles. L’accusa era di contraffazione, le pene molto alte. Bilson alzò le mani e cercò di calmare gli agenti. «È tutto regolare», disse. La cosa strana è che era vero. E gli agenti gli credettero, anche se decisero comunque di interrompere il suo lavoro. Cosa è successo?

Lo si racconta qui. In poche parole Bilson è il fondatore di Independent Studio Service, un’azienda che si occupa di produrre monete false da impiegare nei film. È stata creata nel 1977, quando ormai l’impiego di banconote realistiche (ma non reali) era considerato una necessità dai produttori cinematografici. Bilson aveva il merito di farle molto bene, e per questo la sua azienda era tra quelle più richieste (isuoi lavori si vedono in Beverly Hills 90210, o nei film di Indiana Jones). Forse, appunto, troppo bene, dal momento che alcune persone sono rimaste ingannate e le hanno accettate come moneta corrente.

Immagine tratta da Flickr, di Anen Deloy

L’incidente nasce durante le riprese di Colpo grosso al drago rosso – Rush Hour 2, film del 2000 con Jackie Chan e Chris Tucker. A un certo punto il protagonista (il cattivo) della storia si trova assediato in un edificio, intorno ci sono poliziotti e agenti segreti. L’unica via per salvarsi è quella di far esplodere il palazzo, lasciando svolazzare centinaia di milioni di dollari. Le riprese, ambientate nel deserto, vanno benissimo. Il bandito se la cava e, nell’esplosione, le banconote volano in aria. A quel punto, avviene l’incredibile: le comparse le raccolgono e le utilizzano nei locali lungo la strada per arrivare al set. Da qui, le denunce dell’Fbi e la “visita” a casa di Bilson.

Hollywood (ma non solo) ha sempre previsto, fin dall’inizio, l’impiego di denaro nei film. In alcuni casi si utilizzavano banconote vere. Poi una legge lo proibì. Negli anni ’20 la soluzione fu l’impiego di banconote messicane, ormai senza valore dopo la Rivoluzione. I produttori di Hollywood ne rastrellarono grandi quantità per impiegarle sul set. Una risorsa destinata a finire, però. Le scorte diminuirono, la qualità peggiorò e le richieste di realismo si fecero, nel contempo, sempre più forti. Si decise di utilizzare monete false, create per l’occasione. Dal 1975 al 2000 furono inventati 270 tipi diversi di dollari finti, sempre più realistici. Un nuovo business era nato.

Secondo la legge americana esistono tre criteri fondamentali che i produttori di prop money, cioè i soldi per i film, devono rispettare. Le banconote devono essere più piccole, almeno il 75% di un taglio vero, oppure più grandi, cioè il 150%. Devono essere stampate solo su un lato e avere solo un colore. Bilson aveva fatto monete troppo simili alla realtà. «Le esigenze dei produttori sono molto alte. Tutti sono, in un certo senso, costretti a infrangere la legge». Altrimenti, «tanto vale usare le monete del Monopoli».

Adesso, dopo aver dovuto distruggere tutto il suo materiale in magazzino, la Independent Studio Service è tornata all’azione, ma con un metodo nuovo. Ora fabbrica mazzette di fogli colorati con incollata, in cima, una banconota vera. «La legge che impedisce di usare soldi veri non è più valida», dice. E così sono nate le banconote che compaiono in Dexter, in Csi, nei film di Batman. Sono anche quelle di una scena, fondamentale, di Breaking Bad.

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