La fine del tradimento

La fine del tradimento

L’amico che passa al nemico. Il partner infedele. Il compatriota che cospira contro la patria. Il  compagno che cambia bandiera. Non c’è niente di peggio del traditore, nel nostro immaginario. Eppure, viviamo in un’epoca in cui il tradimento è in crisi, o perlomeno fuori moda. Durante la Guerra Fredda, ad esempio, Julian Assange ed Edward Snowden sarebbero stati considerati traditori dell’America e dell’Occidente. Oggi, in un mondo senza blocchi contrapposti, per molti sono paladini della verità. O ancora, cos’è il tradimento nella vita di coppia, nell’epoca della libertà sessuale e del poli-amore? E cosa si può dire del tradimento degli ideali, se già 173 parlamentari, dall’inizio dell’ultima legislatura hanno già cambiato casacca? E cosa dei colori e della bandiera, per passare a cose più frivole, nell’epoca del self-branding e dell’affermazione dell’individuo, ognuno dei quali con il proprio colore e la propria bandiera?

Parliamo di tradimento e di traditori proprio perché è difficile capire, oggi, cosa bisogna fare per tradire. A capirlo, forse capiremmo anche cosa siano, oggi, l’appartenenza, la fedeltà, la fiducia. Male non farebbe, forse.

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