Lupi insegna: il "bravo padre" non è un buon politico

Lupi insegna: il “bravo padre” non è un buon politico

«Quando sono diventato ministro non mi sono mica dimesso da padre o da marito», ha detto il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, nel discorso alla Camera in cui ha comunicato le dimissioni a seguito del caso “Incalza/Perotti”, aggiungendo di essersi comportato come qualsiasi padre italiano: «Ho solo presentato mio figlio a Incalza, una persona di esperienza».

Lupi, che non è indagato, si è dimesso, dimostrando una sensibilità al tema ben maggiore di altri; egli è per così dire “inciampato” in questa vicenda, per aver fatto cose che molti altri fanno o avrebbero fatto al suo posto, questo è vero. Come è vero che non si deve sparare su chi è a terra, attività non disonesta ma certo ignobile. Ciò non toglie che le sue dichiarazioni siano sbagliate e nuocciano al senso civico, già così superficialmente radicato nella nostra Italia.

Nadia Urbinati ha scritto (Repubblica, 25 marzo) che per Platone era «desiderabile che la funzione politica venisse ricoperta da chi non aveva famiglia e proprietà». Ciò avrebbe ridotto i rischi di parzialità e conflitti. Urbinati aggiunge peraltro: «La Chiesa, che ha seguito alla lettera Platone, non ha per questo brillato di giustizia e rigore». Si potrebbe in verità obiettare che per avere figli non è necessario essere sposati, e l’iniquità è perfino maggiore se gli alti prelati hanno figli segreti.

Spiace dover ripetere concetti che dovrebbero essere noti a tutti e dovrebbero essere succhiati col latte materno, almeno da chi aspiri a svolgere il proprio incarico con spirito di servizio, come da giaculatoria che tanti recitano compunti. Anche Lupi dovrebbe quindi saperlo: questi comportamenti sfruttano il potere politico per scopi privati, e questo è male.

In un Paese serio e ben governato un ministro, o un uomo politico influente, non deve utilizzare i rapporti legati a un incarico – che gli è stato dato per servire il popolo italiano – allo scopo di ottenere vantaggi, per sé o la propria famiglia. Affermare, come forse pensa Lupi, che ciò limita la sua possibilità di azione danneggiando ingiustamente i figli, è un sofisma che Gorgia di Lentini avrebbe sdegnato. Non ci sono in giro molti figli di ministri ingiustamente danneggiati da tale qualifica.

Si è mai chiesto l’ex ministro perché tutti quelli che sapevano della cosa la commentavano in modi così poco lusinghieri per lui e per il figlio, che da questa vicenda subirà conseguenze molto negative? Per pura malignità e invidia, o non piuttosto per l’evidente iniquità della cosa? Tali conseguenze avrebbero dovuto esser messe in preventivo, se non da un cittadino integerrimo, almeno da un padre avveduto. Se Lupi non l’ha fatto prima, può biasimare solo se stesso.

Egli si considera ingiustamente preso di mira, conoscendo certo molte altre situazioni simili che passano inosservate perché nessun Pm ci ha messo il naso; non è un buon motivo per approvare comportamenti altamente sconvenienti. Se comunque Lupi volesse informarne i cittadini italiani, gliene saremmo grati, e potremmo anche pensare che non tutto il male venga per nuocere.

Su un punto Lupi ha ragione: molti nostri concittadini la pensano come lui e avrebbero fatto lo stesso, ritenendo normale che un politico sfrutti la propria posizione per scopi personali. Che egli abbia dato loro la conferma di essere nel giusto, misura la lontananza della nostra classe politica dagli standard che una democrazia moderna esige dai propri rappresentanti. Per fortuna, un’altra parte, e non irrilevante, del Paese è però ancora capace di indignarsi, e non farebbe come lui. Tantissimi genitori italiani non sono come li dipinge Lupi; operando in questo modo egli ha reso l’ultimo, pessimo servizio, alla nostra Italia, la cui reputazione all’estero non ne aveva proprio bisogno.