Lupi si dimette. Da Cantone a Lotti, ecco i successori

Lupi si dimette. Da Cantone a Lotti, ecco i successori

La permanenza di Maurizio Lupi al ministero sembra avere le ore contate. Stando ai rumors di Montecitorio, il titolare delle Infrastrutture potrebbe lasciare già domani, dopo aver tenuto un’informativa alla Camera. L’appuntamento è fissato per le 11, come stabilito nel pomeriggio dalla conferenza dei capigruppo. Davanti al Parlamento Lupi racconterà la sua verità. Finito al centro del tritacarne mediatico, l’esponente del Nuovo Centrodestra vuole difendere la sua posizione e quella della sua famiglia. Un passaggio quasi obbligato, dopo la pubblicazione di alcune intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta Grandi Opere. Nessun timore per le possibili ripercussioni giudiziarie del caso: il ministro non è neppure indagato. Ma dopo, come lui stesso ha annunciato a Porta Porta, darà le dimissioni. Del resto, in discussione, c’è l’opportunità politica della sua permanenza al governo. È una vicenda delicata. E alla fine potrebbe aver giocato un ruolo decisivo il clima maturato in questi ultimi giorni. L’offensiva mediatica sui quotidiani, la freddezza del Partito democratico. E soprattutto il pressing del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Un incontro di questa mattina a Palazzo Chigi – alla presenza del leader di Ncd e ministro dell’Interno Angelino Alfano – potrebbe aver definitivamente convinto Lupi della necessità di un passo indietro. Una scelta non condivisa, ma ineluttabile. 

Anche per questo prima di dimettersi il ministro sembra intenzionato a difendersi pubblicamente in Aula. L’addio potrebbe arrivare al termine dell’informativa urgente. A quel punto il Partito democratico non alzerà le barricate in difesa del ministro. Così almeno qualcuno ha interpretato le recenti dichiarazioni della titolare dei Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi, esponente dell’esecutivo molto vicina al premier Renzi. «Il ministro Lupi spiegherà al Parlamento, che è la sede preposta a questo. A quel punto i gruppi avranno tutti gli strumenti per discutere al loro interno e per farsi un’idea di ciò che è avvenuto. Quindi, potranno decidere in autonomia». Restano ancora da valutare le conseguenze che la vicenda avrà all’interno della maggioranza. «Prima di parlare di rottura vediamo come evolve la situazione» si è affrettato a spiegare il capogruppo di Area Popolare al Senato Renato Schifani, in trasferta a Montecitorio per partecipare all’elezione di due giudici della corte Costituzionale. Di certo le possibili dimissioni di Lupi mettono al riparo la maggioranza da un delicato passaggio parlamentare. La conferenza dei capigruppo di Montecitorio, infatti, ha calendarizzato per martedì prossimo alle 16 la discussione della mozione di sfiducia presentata da Sel e Cinque Stelle. Ormai solo un passo indietro del ministro permetterebbe di aggirare l’ostacolo. 

Nel frattempo nei Palazzi romani sono già iniziate le grandi manovre per trovare il sostituto di Lupi. Il nodo da sciogliere riguarda il possibile rimpasto di governo. A quanto pare Matteo Renzi, da sempre contrario a cambiare la squadra di Palazzo Chigi, avrebbe l’intenzione di sostituire solo l’esponente di Nuovo Centrodestra. Senza mettere mano ad altri dicasteri. C’è pure chi fa il nome di Luca Lotti, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio. Eppure le pressioni sono diverse, e non arrivano solo da Angelino Alfano che teme un ridimensionamento del suo partito nella compagine governativa. Per questo motivo, se passerà la linea del rimpastino, potrebbe entrare Gaetano Quagliariello. cambiando qualche casella. Ma a quanto si racconta c’è un gran movimento nell’area riformista di Pier Luigi Bersani, ex segretario del Partito Democratico. Il vincitore delle ultime elezioni nel 2013 avrebbe già individuato il nome del successore di Lupi al ministero delle Infrastrutture. È quello di Matteo Mauri, deputato, attuale tesoriere dei democratici a Montecitorio, uomo del Nord, milanese. Già esponente della segreteria Bersani nel 2009 come Responsabile Infrastrutture e Trasporti. Mauri è stato capogruppo del Pd in provincia di Milano. E in realtà proprio la sua vicinanza con Filippo Penati  – l’ex numero uno di Palazzo Isimbardi travolto due anni fa dalle inchieste sulle aree Falck – potrebbe alla fine frenare la sua ascesa al ministero. 

In realtà da quella vicenda Penati ne è uscito pulito. Anzi, il suo accusatore Renato Sarno, architetto indagato per corruzione e finanziamento illecito, ha ritrattato a gennaio di quest’anno parlando di dichiarazioni «frutto di una serie di angosciosi condizionamenti» mentre si trovava in carcere in custodia cautelare. «Ho subito pressioni di tutti i tipi. Mi è stato chiaro che se non avessi detto qualcosa su Penati non sarei uscito da lì». La nomina di Mauri, quindi, potrebbe anche rappresentare una chiusura di quel periodo.  Se l’ex segretario del Pd non dovesse spuntarla, in seconda fila è già pronto Michele Emiliano. I bene informati raccontano che l’attuale sindaco di Bari avrebbe già rimandato al mittente la proposta. Nessuna voglia di entrare al governo. La vicenda però è più complessa. Perché nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere Stefano Perotti, titolare della Spm Consulting e l’ex ras delle infrastrutture Ercole Incalza, si parla proprio di Emiliano. Febbraio 2014: il nome del primo cittadino barese circola come possibile ministro del nuovo governo Renzi. Il più preoccupato sembra Perotti, che in una conversazione intercettata con la moglie ammette i timori per la possibilità che Maurizio Lupi non venga confermato al ministero delle Infrastrutture. «No … il rischio è … questo Emiliano, che sarebbe un magistrato, che è terribile …». E ci sarebbe poi sempre in pista Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazione anti corruzione: un nome che piace sempre molto a Renzi.