«L’Espresso fa titoli che vanno bene per la Padania»

«L'Espresso fa titoli che vanno bene per la Padania»

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

Il Fatto Quotidiano 3 aprile

Un titolo da Padania non da Espresso

Ho letto con un po’ di stupore questo titolo sull’Espresso datato 2 aprile, “Aiutiamo gli immigrati a tornare nei loro Paesi”. E’ un buon titolo per “La Padania” (anche se loro per “tornare” intendono “gettare in mare”). Ma l’Espresso e Saviano? Anche il testo, benché ragionato e serio, introduce una nuova idea che, se l’autore è un analista della realtà come Saviano, stupisce. I migranti dovrebbero essere accolti in corsi di formazione poi rinviati a casa perché svolgano nel loro paese il lavoro imparato. In Somalia? In Siria? Nello Yemen? Nelle fabbriche di Boko Haram?

Tommaso

Repubblica 3 aprile

Noi italiani corrotti sì ma anche con tante eccellenze

E’ triste vedere noi italiani sempre pronti a buttare badilate di fango (eufemismo) sul nostro Paese e, quindi, su noi stessi quando avremmo tante eccellenze di cui andare orgogliosi. Guardo, ad esempio, al trionfo di domenica della Ferrari in Formula 1 e ai tre italiani sul podio delle moto GP, di cui due in sella all’italiana Ducati, ormai di proprietà dei tedeschi, ma gestita da progettisti e tecnici italianissimi. I tedeschi avranno tanti difetti (ai nostri occhi) ma sanno riconoscere intelligenze e capacità. Potrei citare decine di casi di imprese, piccole e medie, che sfornano prodotti di livello superiore, apprezzati ovunque, spesso leader nel loro settore. Purtroppo, però, le cronache riferiscono ogni giorno di nuove malefatte e ruberie di politici e complici; finiscono sempre col prevalere le “badilate” di cui sopra. La classe politica, credo fra le peggiori, è riuscita negli ultimi 30 anni a trasformare il nostro in uno dei più corrotti paesi al mondo! Non so come la pensi Lei, ai miei occhi Renzi acquisisce un grande merito solo per il fatto di voler rottamare quelli della sua parte che a questo squallore hanno contribuito. Cantone e Boeri, poi, sono segnali importanti.

Silvano Fassetta, sil.fassetta@tiscali.it

Quando il congiuntivo resta uno sconosciuto anche alla Rai

Su Rai Radio 2 passa uno spot che pubblicizza una “web serie” indirizzata ad un pubblico di ragazzi compresi fra i 14 ed i 17 anni di età. La serie si intitolerà: “Io credo che lassù” e lo spot, recitato da giovani voci riporta varie frasi tutte con l’incipit, appunto: “io credo che…” e poi ognuno la finisce in un modo diverso. Quello che mi ha indignato è che ogni frase prosegue con l’indicativo e mai, ripeto mai, con il corretto uso del congiuntivo. Non ho l’età per ricordare il mai troppo compianto maestro Manzi ma ho certamente memoria per ricordare che la Rai, negli annunci, nei telegiornali, persino negli spettacoli di varietà, ha sempre utilizzato un italiano grammaticalmente più che corretto, dato che si è sempre autodefinita “la maggior azienda culturale italiana”.

Stefano Romanelli, romanelli1@hippogroup.it

Anche i tedeschi sbagliano ma poi cercano, senza clamore, di rimediare

Se un episodio come quello relativo alla strage provocato da Andres Lubiz fosse accaduto in Italia, ad una compagnia italiana, non oso pensare quali conseguenze avrebbe avuto: richiesta di dimissioni del governo o almeno del ministro dei Trasporti, del presidente della compagnia, scioperi di piloti, di assistenti di volo, campagne scandalistiche ed altre scomposte e infanganti reazioni. Ma, peggio ancora, ci sarebbe stata una gara a chi sparava di più a zero contro la irresponsabilità degli italiani e dell’Italia. Noi possiamo sbagliare come tutti gli altri, ma siamo un grande popolo, abbiamo dei punti di forza, delle eccellenze invidiabili e trovo intollerabile continuare a sputarci addosso. Da quello che posso sapere dai giornali, non mi pare che i tedeschi abbiano fatto grandi sceneggiate: sono alla ricerca delle cause e dei possibili rimedi e pensano a come risarcire gli sventurati passeggeri. Questa è la loro forza e non una impossibile impeccabilità.

Francesco Brosadola, Pordenone

Stampa 3 aprile

Ulivi malati: quali interessi in gioco?

Non può sfuggire il fatto che la fascia di sradicamento degli ulivi salentini imposta dal Commissario governativo, ora bloccata dal Tar, corrisponde grosso modo a quella dei terreni dove dovrebbe passare il condotto del gas Tap. Gli ulivi dovevano essere abbattuti per far posto al gas? Sarà un caso che il batterio della Xylella fastidiosa abbia contaminato proprio quella zona e che per frenare il contagio l’Ue abbia ordinato l’eradicazione degli alberi infetti e la creazione di un corridoio di sicurezza, ma fa più che bene il magistrato Mignone a voler vederci chiaro in una vicenda dove, come si dice, ci sono molti interessi in gioco.

Franco Prisciandaro, Bari

Avvenire 3 aprile

State sereni: a Bologna un DrOne vi curerà come un medico riposato

La crisi ha ferito gravemente la sanità. I tagli ai finanziamenti e il blocco delle assunzioni stanno costringendo i sanitari a un sovraccarico ormai insopportabile. Negli ospedali low cost i pochi medici e infermieri rimasti non solo fanno più turni di notte ma in molte realtà non possono “smontare” dalla guardia, in barba a leggi ben precise in materia. Ora sembra che questo fenomeno di stupidità umana possa trovare rimedio nell’intelligenza artificiale. Partirà infatti dal S. Orsola di Bologna il “DrOne”, l’ambizioso progetto messo a punto dalla “Robocare” di Palo Alto. Si tratta del primo medico robotico a entrare nella sperimentazione clinica. Il DrOne avrà sembianze antropomorfe e sarà in grado di fare tutto quello che fa un medico di guardia: rispondere al telefono, refertare elettrocardiogrammi, interpretare esami di laboratorio e, cosa molto importante, ascoltare i malati. Il tutto senza colpi di sonno, malattie improvvise, romanticherie notturne, depressione, assunzione di alcoolici o altre sostanze, E’ già dotato di una ricca varietà di risposte empatiche, pratiche e ironiche. Pur non avendo fatto il giuramento di Ippocrate, il DrOne risponde alle tre leggi della robotica stabilite da Isaac Asimov, la prima delle quali “Un DrOne non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno” è straordinariamente simile al precetto fondamentale del medico “primum non nocere”. Inizialmente il DrOne entrerà in servizio di notte, per diversi motivi. (Le guardie notturne si ripercuotono sull’attività diurna in modo drammatico: se i medici rispettassero lo smonto come si dovrebbe, all’alba l’ospedale verrebbe svuotato di medici indispensabili: ma dal momento che questi stessi medici non rispettano lo smonto, i pazienti si vedono curati da uomini e donne poco lucidi ed esposti a errori fatali). Inoltre l’oscurità favorirà il mimetismo del DrOne con un vero medico, poiché il paziente non deve essere certo di venire assistito da un robot (la fiducia nel medico è essenziale per la guarigione). Tuttavia i malati firmeranno un consenso informato dove accettano di venire a contatto con dottori artificiali, pur non potendo riconoscerli. Potrà un’intelligenza artificiale sostituire l’inevitabile fallibilità umana?Come il recente disastro Germanwings ha dimostrato, un drone potrebbe essere più sicuro e controllabile di un pilota depresso (magari proprio a causa del superlavoro). Un pilota non è molto diverso da un medico che guida un reparto nel viaggio al termine della notte…

Gabriele Bronzetti, Bologna

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