’O pernacchioRoma Città Morta, tra zombie e critica sociale

Roma Città Morta, tra zombie e critica sociale

L’Apocalisse Zombie è solo un pretesto. La storia, in Roma Città Morta, è un’altra. È quella di un’umanità condannata all’indifferenza e alla mostruosità; è quella di due (anti)eroi che si ritrovano ad essere occhi e orecchie di una generazione, che viaggiano in giro per il centro della penisola, da Gaeta a Roma, e che hanno il compito di documentare l’epidemia. Il romanzo di Luca Marengo si alterna ai disegni di Giacomo “Keison” Bevilacqua. Non-morti, città in fiamme, quartieri isolati; le antiche mura romane che diventano l’ultima difesa contro un morbo senza nome e senza freno, e il Papa che si riduce a essere simbolo di se stesso.

L’Apocalisse Zombie è solo un pretesto. La storia, in Roma Città Morta, è un’altra

Il racconto di Roma Città Morta ha la forma e i toni di un diario: a descrizioni minuziose di luoghi e persone seguono considerazioni estremamente personali e ironiche; i disegni di Keison, il papà di A Panda piace e prossimamente in fumetteria con un nuovo graphic novel edito da BAO Publishing, sono freschi, immediati, divertenti. Lui che gioca a fare l’Occhio di Falco “de noarti”, e Marengo, invece, che barbuto e senza un occhio sembra un pirata (o a tratti, quando indossa il cappello, Walter White di Breaking Bad).

I generi e i media si fondono, la storia diventa testimonianza e i personaggi si arricchiscono ad ogni pagina di particolari

Potrebbe essere un libro come World War Z, quello da cui è stato tratto il film con Brad Pitt e Pierfrancesco Favino, in cui c’è il complotto universale e l’umanità, tutta, è sull’orlo dell’estinzione. E invece è qualcosa di molto più intimo e sottile, di “nostrano”, in cui i generi – e i media – si fondono, la storia diventa testimonianza e i personaggi si arricchiscono ad ogni pagina di dettagli e particolari. Marengo aggiunge paragrafi appena può, raccontandoci del suo occhio perduto o di come lui e Bevilacqua siano finiti insieme; il fumettista romano, invece, sta attento ai piccoli passaggi, intervistando personaggi fittizi tra cui, ancora una volta, spiccano i bambini e la loro sincerità.

Ci sono tutte le sfumature del genere: c’è un po’ di Zombieland, con le “schede” disegnate da Keison. E c’è un po’ di letteratura classica, con zombie lenti e mostruosi, che non si fermano davanti a niente e a nessuno e che vengono attirati dai rumori e dall’odore del sangue. C’è il conflitto politico tra chi vuole comandare a tutti i costi e chi invece vuole lasciare la possibilità di scegliere; c’è la finzione della vita di ogni giorno, e c’è la speranza di una vita diversa, non uguale a quella di prima, ma comunque più vera e sincera.

L’epidemia – come scopriamo verso la fine di Roma Città Morta – è scoppiata solo in Italia. E anche questo fa riflettere: sembra una critica, nemmeno tanto velata, al razzismo e alla xenofobia che si stanno diffondendo negli ultimi mesi – negli ultimi anni – tra gli italiani. Loro che da padroni di casa finiscono per diventarne prigionieri, isolati dall’ennesimo muro sul confine, circondati dal mare e obbligati a convivere con se stessi.

Le istituzioni sono scomparse. La politica è diventata un (mala)affare per pochi, per criminali e veterani del banditismo anni ’70

Le istituzioni, quelle ufficiali, sono scomparse. Non leggiamo né di sindaci, né di parlamento, né di onorevoli. La politica è diventata un (mala)affare per pochi, per criminali e veterani del banditismo degli anni ’70. Sembra quasi di vederli: i protagonisti di Romanzo Criminale che prendono il sopravvento sui romani e li costringono al loro potere. L’Italia è divisa e ogni città, come nel tardo rinascimento, è una città-stato, un comune. Resistono Roma e Napoli, Venezia ha respinto l’invasione e Milano è stata la prima a cadere. Il resto del mondo osserva in disparte: come quando si consuma l’ennesima tragedia nel Mediterraneo, e non si sa di chi sia la colpa. O di chi sia più grande l’indifferenza.

Ci sono i buoni e ci sono i cattivi; c’è un velo di mistero che si dipana lentamente, di capitolo in capitolo, e che riesce a incuriosire il lettore al punto da farlo arrivare alla fine della storia nel giro di qualche ora (se siete, intendiamoci, di quelli che leggono con calma. Altrimenti ci vuole molto meno).

Roma Città Morta è un libro leggibile in tre modi: per intero, seguendo il filone narrativo o concentrandosi solo sulle tavole

Lo stile di Marengo sembra quello di confessione: parla a se stesso più che al lettore, e analizza, studia e ripropone il suo punto di vista – e talvolta quello di Keison – più di una volta, costantemente, alla ricerca di conferme. Poi ci sono le tavole di Bevilacqua: funzionali alla storia, da sfogliare anche da sole, senza il racconto di Marengo. E in questo senso Roma Città Morta è un libro leggibile in tre modi: o per intero, o seguendo solo il filone narrativo di Marengo o concentrandosi sulle tavole di Keison.

Alla fine restiamo con una sola certezza. Il pericolo non sono gli zombie. Non è l’epidemia. Non sono i non-morti che graffiano e mordono, assaltano e ricorrono senza tregua. Il vero pericolo sono gli esseri umani, gli uomini, “i veri mostri” come diceva il Dylan Dog di Tiziano Sclavi.

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