Il test per capire quanto (male) è distribuito il reddito in Italia

Il test per capire quanto (male) è distribuito il reddito in Italia

Nella maggior parte dei Paesi la diseguaglianza di reddito ha continuato ad aumentare negli ultimi anni, con un’accelerazione ancora maggiore durante gli anni della crisi economica. Oggi, nei Paesi dell’Ocse, il 10% più ricco della popolazione ha un reddito 9,6 superiore al reddito del 10% più povero. Negli anni Ottanta, questo rapporto era pari a 7,1 ed è costantemente aumentato. 

Quanto questo abbia significato nel creare disuguaglianze nel reddito non è forse chiaro a tutti. Per questo l’Ocse ha sviluppato uno strumento interattivo per misurare la percezione della disuguaglianza. Linkiesta lo ha ricevuto in anteprima dal Dipartimento di Statistica dell’Ocse. Eccolo:  

«Al di là dell’impatto sulla coesione sociale, l’aumento della diseguaglianza di reddito è dannoso per la crescita economica a lungo termine»

Una volta che si è consapevoli del livello di diseguaglianza raggiunto, il passo successivo è capire le conseguenze della disuguaglianza. «Al di là dell’impatto sulla coesione sociale, l’aumento della diseguaglianza di reddito è dannoso per la crescita economica a lungo termine», si legge in una nota dell’Ocse. Per esempio, si stima che l’aumento della diseguaglianza di reddito tra il 1985 e il 2005 abbia sottratto in media 4,7 punti percentuali alla crescita cumulativa tra il 1990 e il 2010 nei Paesi Ocse. Il principale fattore determinante è il crescente divario tra famiglie della fascia reddituale inferiore – del 40% più basso – e il resto della popolazione. Il problema, infatti, non è solo la battaglia – slogan di Occupy Wall Street – tra l’1% più ricco e il 99% più povero della popolazione. È l’effetto sul 40% più povero, un effetto che si comprende di più allargando lo sguardo alla distribuzione della ricchezza (capitali finanziari e case), oltre che al reddito. «La ricchezza è molto più concentrata rispetto al reddito – scrive l’Ocse -. In media, il 10% delle famiglie più ricche detiene la metà della ricchezza totale, il 50% successivo possiede quasi un’altra metà della ricchezza, mentre il 40% delle famiglie meno ricche possiede una quota del patrimonio leggermente superiore al 3 per cento». 

A peggiorare le disuguaglianze sono anche i lavori atipici (in Italia i vari cococo e false partite Iva), se non costituiscono un “trampolino di lancio” per lavori più stabili. Mentre l’aumento della partecipazione femminile al lavoro degli ultimi decenni ha contribuito a limitare le diseguaglianze. 

Il 40% delle famiglie meno ricche possiede una quota del patrimonio leggermente superiore al 3 per cento

Come si limitano i danni sociali ed economici delle diseguaglianze? Con quattro mosse, propone l’Ocse. Primo: aumentare la partecipazione delle donne alla vita economica, sia sul fronte dei redditi bassi sia sul “soffitto di cristallo” che impedisce gli avanzamenti di carriera. Secondo: promuovere l’occupazione e posti di lavoro di buona qualità, limitando i contratti atipici che risultino dei “vicoli ciechi”. Misure – aggiungiamo noi – verso le quali va il Jobs Act. Terzo: fare più sforzi per la partecipazione all’istruzione di chi ha redditi bassi. Quarto: sistemi fiscali e previdenziali per un’efficiente redistribuzione dei redditi. Senza giri di parole, scrive l’Ocse, «le politiche pubbliche devono garantire che i singoli soggetti più ricchi e anche le imprese multinazionali paghino la loro parte di onere fiscale».