Blablacar: «Non siamo come Uber, l’autista risparmia ma non guadagna»

Blablacar: «Non siamo come Uber, l’autista risparmia ma non guadagna»

In Italia Blablacar sta concludendo il suo terzo anno di vita. Al contrario dei “cugini” di Uber, da noi la piattaforma di condivisione dei passaggi in auto è arrivata in punta di piedi, presentandosi come servizio gratuito, senza innescare scioperi e malumori. Dalle big della sharing economy di San Francisco la distinguono anche le origini europee. Parigine, per l’esattezza. Ma come Uber e Airbnb, Blablacar attira i soldi dei migliori venture capitalist sul mercato. Tra cui Accel Partners, lo stesso che ha investito in Facebook. Lo scorso anno Index Ventures ci ha messo 100 milioni di dollari e l’azienda francese ha cominciato a espandersi, acquisendo ad aprile 2015 la tedesca Carpooling, sua maggiore concorrente, e l’ungherese AutoHop. Gli iscritti hanno raggiunto quota 20 milioni in 19 Paesi, compresi India, Russia e Messico, dove il servizio è arrivato da poco inglobando Rides

A guidare il comparto italiano da ottobre 2014 è Andrea Saviane, veneto, 32 anni, già nel settore marketing dell’azienda. Nella sede di Milano, all’interno di uno spazio di coworking, sono in tutto una decina. L’unica cosa che hanno in comune con Uber? Non dicono quanti siano gli utenti italiani. Policy aziendale. Si sa che «in Italia stiamo crescendo», dice Andrea Saviane. E anche il team è in espansione (ci sono posizioni aperte: prendere nota). Se Facebook può essere un indicatore, i fan del profilo italiano sono oltre 2,6 milioni. Più di quelli di Uber.

Ma al contrario di Uber e Airbnb, finora Blablacar in Italia non ha guadagnato niente. Anche questo, per policy aziendale: si entra in un nuovo mercato, fornendo per un certo periodo solo una piattaforma gratuita in cui incontrarsi per condividere l’auto, poi si introduce la versione a pagamento. Le cose in Italia sono cambiate a maggio 2015, dopo tre anni, quando è stato introdotto, ma per il momento solo per il Nord Ovest, il sistema di pagamento online in cui è compresa anche una quota di prenotazione che andrà a Blablacar. Il sistema sarà presto esteso anche più a Sud, a partire dalla Toscana. E poi in tutta Italia entro fine anno. Per un viaggio medio di 340 chilometri, la commissione è del 12 per cento. Il passeggero prenota pagando in anticipo con carta di credito, Blablacar trattiene il deposito fino alla fine del viaggio e poi lo versa sul conto del conducente.

«Le nostre finalità sono diverse da quella di Uber», mette le mani avanti Andrea Saviane. «Noi impediamo che il conducente abbia un guadagno, puntiamo sul risparmio e la condivisione delle spese. È questa la sharing economy». Niente tassisti improvvisati, insomma, altrimenti le macchine bianche si sarebbero già fatte sentire. L’unica ad aver cercato di mettere i bastoni tra le ruote a Blablacar è stata l’Anav, Associazione nazionale trasporto viaggiatori, che ha accusato la società di “concorrenza sleale” nei confronti degli operatori professionali.

“Noi impediamo che il conducente abbia un guadagno, puntiamo sul risparmio e la condivisione delle spese. È questa la sharing economy”

La condivisione delle spese di cui Saviane parla è una delle basi della sharing economy, il consumo collaborativo in cui quello che interessa “non è possedere il trapano ma fare un buco nel muro” (parole di Rachel Botsman, guru del settore). Tradotto: non c’è bisogno di comprare un’auto se c’è qualcuno che mi dà un passaggio con la sua. E chi invece l’auto la possiede e ha qualche posto libero, la mette in condivisione. Condividendo soprattutto le spese di benzina e del casello autostradale e quindi risparmiando. “L’accesso vince sul possesso” (altro mantra della sharing). Senza dimenticare il risparmio sull’inquinamento, considerato che ogni passeggero potrebbe circolare con un altro veicolo privato sulla stessa tratta moltiplicando le emissioni di anidride carbonica. Secondo i dati forniti da Blablacar, negli ultimi due anni, sono stati risparmiate 550mila tonnellate di carburante e 1 milione di tonnellate di anidride carbonica.

 https://www.youtube.com/embed/x3KkjKMpbTI/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

MESSAGGIO PROMOZIONALE

Il funzionamento è facile. Se sai che un giorno andrai in macchina da Roma a Milano, lo scrivi su Blablacar e puoi trovare chi divide con te il viaggio, spese incluse. Non fai il viaggio di proposito, come nel caso di Uber e UberPop. A risparmiare non è solo il conducente, ma anche il passeggero. Per fare qualche esempio: Milano-Lecce costa 50 euro; Roma-Messina 38 euro. Circa il 75% in meno dei normali mezzi di trasporto. Prezzi che si possono trovare solo se trovi la giusta coincidenza astrale delle offerte dei treni o delle compagnie aeree low cost. «Noi suggeriamo il prezzo e diamo un range di prezzo massimo», spiega Andrea. «L’utente non può andare oltre, e i prezzi più alti vengono segnalati». Se vedete un prezzo indicato in rosso, c’è qualcuno che ha chiesto troppo. «In Francia esiste proprio un ufficio che controlla queste dinamiche e nel caso in cui notiamo qualcuno che voglia fare un uso commerciale di Blablacar, lo estromettiamo dalla community».

Milano-Lecce costa 50 euro; Roma-Messina 38 euro. Circa il 75% in meno di treni e aerei

Anche l’Autorità dei trasporti, a giugno, nel suo atto di segnalazione, ha distinto la società parigina da Uber. Blablacar rientra nei trasporti di “cortesia”. Uber è un servizio tecnologico di intermediazione con finalità commerciali e per questo ha bisogno di una regolamentazione a sé. «L’obiettivo dei nostri conducenti è il risparmio, non il guadagno», ripete Andrea Saviane.

Non è un caso, forse, che Blablacar (come un po’ tutti i servizi peer to peer) si sia espansa anche in Italia proprio nel pieno della crisi economica, quando siamo diventati più critici verso sprechi e consumi. Sulla tratta Roma-Napoli, una delle più battute, c’è in media una partenza ogni cinque minuti. Con corse che costano anche cinque euro. Ogni utente, conducente o passeggero, si identifica con un numero di “Bla”, in base a quanto sia loquace: da Bla per i più silenziosi a Blablabla per i chiacchieroni (o logorroici, a seconda dei punti di vista). E ognuno ha una valutazione basata sulle recensioni degli altri, da una a cinque stelle. C’è anche la quota rosa del viaggio per sole donne (viaggio rosa). L’età media del viaggiatore è di 31 anni, e solo il 21% è uno studente. Il resto sono lavoratori attivi, con un reddito annuo lordo di 24mila euro, e soprattutto iperconnessi. Con punte milionarie, come il giocatore di Nba Luigi Datome, che ha usato Blablacar in Sardegna, confondendo però le 5:15 del mattino con le 5:15 di pomeriggio. E quindi non si è presentato all’appuntamento. In casi come questo, con il nuovo servizio di pagamento online, il conducente riceve comunque il pagamento.

Di tanto in tanto l’azienda si incontra con le comunità locali di conducenti e passeggeri (socializzazione: altro mantra della sharing economy) con i suoi Blabla Tour. «Il mercato italiano ha delle caratteristiche a sé», racconta Andrea Saviane. «C’è chi, facendo sempre per lavoro la tratta Genova-Milano, si è addirittura attrezzato con la macchina per fare il caffè in auto da offrire ai passeggeri». Si narrano leggende di chi in Campania offra addirittura le mozzarelle. C’è anche un conducente sulla Genova-Milano a cui tutti i passeggeri regalano dei particolari biscotti ripieni, dopo che in una recensione un passeggero suggeriva addirittura la sua marca preferita. Sulla pagina Facebook “Blablacar di Merda” si condividono invece le esperienze con conducenti e passeggeri non proprio corretti e simpatici. Anche questa è sharing. 

“Il mercato italiano ha delle caratteristiche a sé. C’è chi, facendo sempre per lavoro la tratta Genova-Milano, si è addirittura attrezzato con la macchina per fare il caffè in auto da offrire ai passeggeri”

Le tratte più battute in Italia sono quelle tra le grandi città. «Ma il vantaggio di Blablacar è che è un servizio capillare», spiega Saviane. Copre le province e anche le tratte servite peggio, o addirittura proprio non servite, dai treni. «Ci sono zone in cui anche se Blablacar costasse il doppio del treno, avremmo comunque delle persone che lo userebbero anziché fare innumerevoli cambi». Nel periodo estivo, le macchine in condivisione lungo le autostrade italiane aumentano. C’è anche chi, non avendo trovato posto in aereo o in treno, noleggia un’auto e la mette in condivisione. Le offerte pubblicate nella prima metà di luglio verso Jesolo, Cortina, Capalbio e Tropea hanno già eguagliato quelle dell’intero mese di maggio. Da una stima di Blablacar, aumenteranno dell’88% i passaggi verso Follonica dalle città del Nord, del 65% quelli verso Otranto da tutta Italia.