Sì, ma i marò?

Sì, ma i marò?

Ormai sono tre anni che sono in ballo, i nostri marò. Da quella notte del 15 febbraio 2012, per la precisione, quando di servizio sulla nave commerciale Enrica Lexie i due militari Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno sparato a una nave di pescatori, uccidendo due persone. Che sia stato per errore o chissà cos’altro, non è chiaro. Che fossero in acque internazionali o meno, non è stato neppure dimostrato. Quello che è certo è che, nonostante le dichiarazioni e i tentativi, i governi e i ministri degli Esteri, le intermediazioni e le campagne, la loro vicenda non è ancora finita. L’India, insomma, non ci restituisce i marò. O meglio: ce ne ha “prestato” solo uno, per farlo curare. L’altro, uno solo, è ancora là. Ma perché questo stallo? Ce lo si spiega con paroloni come “equilibri internazionali”, o “giochi politici interni”, o “voglia di rivalsa”, o “debolezza”. Da questa prospettiva, tutto torna. Tranne i marò.

E allora, ad accompagnare le campagne di sensibilizzazione (del centrodestra, da sempre più vicino alle questioni militari), è partito un altro filone. Quello che, dopo tutti questi anni di telenovela, sceglie un altro approccio. La presa in giro:

Chi ha detto che salvare i marò è difficile? Basta premere “salva”:

Prima di tutto, c’è solo una cosa:

Per raggiungerla, qualcuno chiede aiuto ai supereroi:

C’è anche chi è un po’ confuso:

E chi prova a intavolare nuove trattative:

Infine, non manca chi, invece, ne coglie l’aspetto filosofico:

Esiste anche una pagina Facebook di una (finta) rivista specializzata sui marò. Si intitola “I nostri marò”, realizzata “da chi li pensa davvero”.

A chi trovasse di cattivo gusto scherzare sulla questione dei marò, l’unica cosa che si può far notare è che non sui marò si scherza, bensì sulla situazione kafkiana che l’Italia, a causa di varie difficoltà, è riuscita a mettere in piedi. Oltre che sugli svarioni dei politici. Una situazione sintetizzata qui:

Chi invece le trova divertenti, potrebbe augurarsi che i marò non tornino mai. Ma si sa che un bel gioco dura poco e che, in fondo, anche questa storia dovrà finire. Dopo tutti questi anni, e tutto questo ingegno messo all’opera, sarebbe anche un peccato che non si chiudesse, con un lieto fine.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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