La replica al nostro pezzo su Pirelli. E la nostra controreplica

La replica al nostro pezzo su Pirelli. E la nostra controreplica

Ci scrive Enrico Parazzini, ex Direttore Generale e Chief Financial Officer di Telecom Italia

L’articolo di Beniamino Andrea Piccone dal titolo Tronchetti Provera e il tradimento dell’eredità di Leopoldo Pirelli distorce in modo parziale e strumentale quanto da me dichiarato e riportato nel libro del prof. Carlo Bellavite Pellegrini Pirelli, Innovazione e Passione 1872-2015.

In particolare la frase “da sentirsi male” riportata nell’articolo a proposito del debito, voleva esprimere, non senza una certa ironia, il mio stato d’animo nell’assumere, nel 2001, la rilevante responsabilità di Cfo di un gruppo di dimensioni ben superiori a quelle del gruppo Pirelli da cui provenivo. Un’affermazione riferita non solo al debito, ma anche al fatturato, per sottolineare, appunto, la rilevante differenza dimensionale fra le due entità. Uno stato d’animo coerente con quanto dichiarato alla nota 47 di pag. 345 e 346, quando, facendo riferimento al prezzo pagato da Pirelli per la sua partecipazione in Telecom, aggiungevo ‘‘ci vorranno anni di duro lavoro; ci dovrebbero essere molte aree di miglioramento e di sviluppo”, ritenendo infatti la ‘‘mission” difficile, ma niente affatto “impossibile”.

Il debito non era ovviamente ‘‘la’’ priorità del Chief Financial Officer di Telecom, ma solo ‘‘una’’ delle priorità del management team del gruppo, concentrato sul piano industriale che aveva guidato Pirelli ad acquisire la partecipazione in Telecom sulla base delle competenze nelle tlc maturate nei circa 130 anni nel settore Cavi. Il debito, contrariamente a quanto suggerisce l’articolo, non costituì mai un vincolo agli investimenti, tanto che – nel periodo della “gestione Pirelli”, dal 2001-2007 – gli investimenti effettuati da Telecom in rapporto al fatturato furono superiori a quelli dei principali operatori europei (come illustra chiaramente la tabella 3 di pag. 452 del citato libro di Carlo Bellavite Pellegrini).

Tali investimenti furono determinanti per lo sviluppo della banda larga in Italia da parte di Telecom Italia negli anni dal 2002 al 2007: in tale periodo infatti lo sviluppo cumulato della banda larga in Italia fu 5 volte quello di Deutsche Telekom in Germania, 1.8 volte quello di Telefonica in Spagna, 1.4 volte quello di France Telecom in Francia e secondo solo a quello di British Telecom (cfr. Carlo Bellavite Pellegrini, pagg.437,438). Furono questi risultati a consentire al Presidente dell’Authority, Corrado Calabrò, di affermare: “Siamo al primo posto per la diffusione dei servizi di telefonia mobile di terza generazione (UMTS), con 10 milioni di linee attivate” (cfr. Carlo Bellavite Pellegrini, pag.453, 454).

Il debito non costituì un vincolo neppure per i dividendi , che restarono in linea con quelli dei principali operatori europei e di cui beneficiarono tutti gli azionisti: non solo Olimpia, che peraltro ebbe quote di partecipazione in Telecom variabili dal 27% nel 2001 al 18% nel 2005 passando per un 11,8% nel 2003 (cfr. Carlo Bellavite Pellegrini, pagg.348, 394, 446). Pirelli, in particolare, non percepì mai dividendi da Olimpia. Ci si chiede, quindi, chi siano gli “azionisti squattrinati” che chiedono dividendi, citati dall’autore relativamente agli ‘‘anni di Tronchetti in Telecom Italia’’.

Sotto la gestione Pirelli, Telecom ridusse il debito dai 43.4 miliardi di euro di fine settembre 2001 ai 35.7 miliardi di euro a fine 2007, data di uscita formale di Pirelli e dell’insediamento del nuovo Management che, nella persona dell’a.d. Franco Bernabè dichiaro’, secondo quanto riportato da la Repubblica del 19 febbraio 2008, che “la situazione del debito di Telecom è di grande tranquillità” aggiungendo che “è stato fatto un eccellente lavoro di consolidamento” (cfr. Carlo Bellavite Pellegrini; pag.522, nota 60).

Come descritto nel libro di Bellavite Pellegrini, l’esecuzione del progetto industriale di Pirelli richiese una serie di interventi propedeutici quali la dismissione di partecipazioni di minoranza non coerenti con una strategia sostenibile di sviluppo, per concentrarsi sulle partecipazioni di controllo in Brasile e Argentina, senza trascurare nuovi investimenti esteri in Francia e Germania legati allo sviluppo della banda larga; la “pulizia di bilancio” di partecipazioni sopravvalutate acquisite negli anni della bolla di internet; la fusione Olivetti-Telecom, vitale per la sopravvivenza del gruppo.

Infine due ultime osservazioni sulla gestione da parte del team guidato da Marco Tronchetti Provera: per quanto riguarda il prezzo pagato, questo era in linea, anzi leggermente inferiore, con i multipli dell’epoca (2001) e (cfr. Carlo Bellavite Pellegrini, pagg.331-334, tabella 1); Pirelli era in quel momento l’azienda più liquida in Italia e fra le più liquide in Europa, con competenze nelle tlc e un progetto industriale che fu eseguito nei suoi passaggi strategici fino alla fusione TIM-Telecom. Una fusione che rese possibile la reale convergenza fra fisso e mobile e aprì la strada al passo successivo, l’integrazione fra tlc e media, cioè i contenuti, che – come documentato dal libro di Carlo Bellavite Pellegrini (pagg.467-529) – fu un passo reso impossibile dalla politica. La conseguenza fu che Pirelli venne costretta da forze esogene a uscire da Telecom prima di completare il proprio progetto industriale.

Non è certo possibile dire oggi quale sarebbe stata l’evoluzione della “gestione Pirelli” se quel passo fosse stato compiuto, ma è cronaca certa di oggi che gli operatori di tlc cercano e realizzano accordi con “media companies”, ma con quasi dieci anni di ritardo rispetto a quanto perseguito allora e in condizioni di debolezza rispetto ad altri players che hanno ormai acquisito un vantaggio competitivo difficilmente recuperabile né dalle Telcos né dalle “media companies”.

Nonostante fatti documentati, rattrista che ci sia ancora chi preferisca fornire un racconto parziale e non veritiero diffondendo falsità e approfitti dell’anniversario della scomparsa dell’ Ing. Leopoldo Pirelli per farlo.

La controreplica di Beniamino A. Piccone

La replica del dott. Parazzini non modifica di alcunchè le mie osservazioni. Non si capisce dove siano le falsità, ma tant’è. Il dott. Parazzini nelle sue argomentazioni si basa esclusivamente sulla ricostruzione ampiamente agiografica del prof. Carlo Bellavite Pellegrini, che non cita mai nel suo volume analisi critiche sulle scelte di Marco Tronchetti Provera, una per tutte quelle del prof. Alessandro Penati.

Parazzini, con abile retorica, prosegue nel favorevole storytelling secondo cui Telecom Italia a guida Tronchetti ha investito nella banda larga e agli azionisti è stato impedito di vendere a Murdoch perchè la politica “brutta e cattiva” si è intromessa. 

Viceversa, la vicenda di Telecom, che compra dai “capitani coraggiosi” Telecom Italia è simile a quella del Monte dei Paschi. Con colpevole “esuberanza irrazionale”, gli azionisti di un’impresa – presi da fretta, avidità (vogliamo ricordare le maxi stock options di cui hanno beneficiato Tronchetti, Morchio e Buora? 500 miliardi delle vecchie lire http://www.repubblica.it/online/lf_dai_giornali/001005pirelli/pirelli/pi… http://archiviostorico.corriere.it/2000/ottobre/03/Tronchetti_maxi_stock… Si ricordano stock options simili a favore di Leopoldo Pirelli?) e desiderio di potere – strapagano una società target, Antonveneta nel caso MPS, Telecom Italia nel caso Pirelli.

Dopo che si compra a prezzi di affezione, è d’obbligo concentrarsi sul debito (Del Vecchio docet). Ed è sempre più difficile farlo se le partecipazioni della società acquisita sono da svalutare ogni anno – “pulizia di bilancio” nelle parole di Parazzini – poichè non si è correttamente valutata la qualità degli asset. Quando il dott. Parazzini si chiede chi siano gli “azionisti squattrinati”, pare non aver mai letto Salvatore Bragantini (Capitalismo all’italiana. Come i furbi comandano con i soldi degli ingenui, Baldini Castoldi Editore, 1996) che ha ben spiegato le scatole cinesi di cui si serve il capitalismo relazionale italiano. La lunghezza della catena di controllo Gpi-Camfin-Pirelli & C.-Pirelli Spa-Olimpia-Olivetti-Telecom Italia-Tim (cfr. C. Bellavite Pellegrini, Innovazione e Passione 1872-2015, p. 348) parla da sola.

Quando il dott. Parazzini rammenta che nel 2001 Pirelli era in quel momento “l’azienda più liquida in Italia e fra le più liquide in Europa” coglie il punto. Quando si è liquidi non bisogna correre a più non posso acquistando per ambizioni di potere. Bisogna mantenere la calma e decidere con freddezza e saggezza. Cosa scrive Bellavite Pellegrini?: “Tronchetti Provera ponderò con attenzione costi e benefici del progetto da un punto di vista aziendale e ritenne che potesse essere interessante (ibid., p. 325). Più accomodante e fuorviante di così si muore.

Ribadisco il punto: la Pirelli di Leopoldo non avrebbe mai compiuto quell’operazione azzardata che è stata l’acquisizione di Telecom Italia.

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