Le peggiori sparate di Donald Trump nel primo dibattito repubblicano

Le peggiori sparate di Donald Trump nel primo dibattito repubblicano

Nella notte tra il 6 e il 7 agosto, ora italiana, è andato in scena il primo dibattito tra i – numerosissimi – candidati repubblicane alle primarie per le presidenziali del 2016. C’era il grande favorito, Jeb Bush – figlio di, fratello di – e il suo più accreditato sfidante, Mario Rubio. Soprattutto, però, c’era Donald Trump, eccentrico miliardario newyorkese che secondo i sondaggi, ora come ora, sarebbe addirittura il candidato più accreditato alla nomination. Il problema, semmai, è che Trump lo è con uscite al limite del grottesco e gaffe surreali. Qui ne abbiamo raccolte alcune tra le migliori degli ultimi mesi. 

Nel primo dibattito, tuttavia, ha dato materiale ulteriore a chi ne raccoglie le migliori citazioni. Qualche esempio? Eccoli: 

Relativamente alle sue numerose bancarotte finanziarie ha detto che «nelle centinaia di operazione che ha fatto, in quattro occasioni mi sono avvantaggiato delle leggi di questo paese. Virtualmente ogni persona di cui leggi sui giornali nella pagina dell’economia si avvantaggia delle leggi di questo paese. La differenza, è che quando lo fanno gli altri non lo leggi sui giornali». Successivamente, parlando dei suoi creditori ha detto che «non sono dei bambini, ma dei veri killer».

Sull’immigrazione, uno dei suoi cavalli di battaglia, ha detto, rivolgendosi agli altri candidati che «se non fosse per stato per me nessuno parlerebbe oggi di immigrazione illegale. Non ne stareste nemmeno parlando. Non sarebbe nemmeno nelle vostre teste, se non ne avessi parlato io, candidandomi».

«Penso che un grande problema di questo paese sia il politicamente corretto. Sono stato affrontato da così tante persone che non ho tempo per essere politicamente corretto. E, per essere onesti, nemmeno questo paese ha tempo per esserlo»

Non ha corretto il tiro sulla gaffe che fece qualche settimana fa definendo «assassini e stupratori» i messicani che varcano il confine con gli Stati Uniti – non una grande mossa politca, visto che sono il 10% dell’elettorato -, ma ha dipinto come “astuti” i leader politici messicani che non assicurano il benessere ai loro cittadini, più che altro per dire che quelli americani sono ingenui, anzi peggio: «Sono stupidi – ha detto – perché lo fanno per loro. Questo è ciò che accade, che vi piaccia o no». In effetti, è talmente ossessionato dal messico che Eat24, un sito di consegna a domicilio di cibo da fast food ha deciso di offrire un taco a chi ne fa richiesta ogni volta che Trump dice la parola Messico in un dibattito. L’hashtag della campagna è #holadonald

Non è stato tenero nemmeno con la sua (possibile) sfidante alle presidenziali, la democratica Hillary Clinton, attaccata per l’uso dei soldi che riceveva la fondazione che porta il suo nome e quello di suo marito Bill: «Ho dato un sacco di soldi a una fondazione e, sinceramente, speravo li usasse bene. Ignoravo che fossero usati per affitare voli in jet privato da un continente all’altro».

Le più controverse dichiarazioni di Trump, tuttavia, hanno riguardato le donne e la political correctness, in generale: «Lei ha chiamato le donne che non le piacciono maiali grassi, cagne, sciatte, animali digustosi», l’ha incalzato la giornalista Megyn Kelly. «Solo Rosie O’Donnell, in realtà», ha risposto Trump, riferendosi all’attrice, conduttrice televisiva, autrice televisiva e attivista per i diritti delle persone Lgbt statunitense, con cui ha recentemente polemizzato. 

Spronato dalle ovazioni del pubblico Trump a rincarato: «Penso che un grande problema di questo paese sia il politicamente corretto. Sono stato affrontato da così tante persone che non ho tempo per essere politicamente corretto. E, per essere onesti, nemmeno questo paese ha tempo per esserlo. Non vinciamo più: stiamo perdendo contro la Cina, contro il Messico. Stiamo perdendo contro tutti».

E se vincesse lui?

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