Istruzioni per uscire prima dal lavoro senza farsi guardare male

Istruzioni per uscire prima dal lavoro senza farsi guardare male

Finito il lavoro, si resta al lavoro. Dov’è l’errore? Nello sguardo di capi e colleghi che osservano con rimprovero il dipendente che, alle sei, quando i compiti della giornata sono finiti, se ne va. Come si permette? Come osa?

Molto meglio, allora, restare qualche ora in più, così “vedono che lavoro tanto”, così “si fa una bella figura”. Molto bene. Anzi, molto male. Ore buttate, tempo sprecato. In nome di una reputazione del tutto discutibile.

In Germania, Paese che ad esempio funziona meglio dell’Italia, se un lavoratore resta più a lungo del dovuto significa che c’è un problema. E il problema è o dell’azienda (“non siamo in grado di organizzare il lavoro dei dipendenti?”) o del lavoratore (“non sei in grado di fare quello che ti chiediamo nel tempo previsto?”). Nel secondo caso l’esito (i.e. il licenziamento) è scontato. In Italia no, in Italia si fa ammuina. Si finge, si prolunga, si rimane, prigionieri di un campo magnetico fatto di strane convinzioni e di sguardi severi. Di partite a solitario, di scroll su Facebook, di letture di giornali (quello va bene!)

Come fare per uscire da questo labirinto? La strada è complicata. Come spiega qui Art Markman, psicologo contattato da Fastcompany, siamo tutti vittime di un concetto sbagliato di produttività. Esistono tipi di lavoro diversi, spiega. In alcuni casi, come ad esempio il cassiere, il tempo speso al lavoro coincide in modo perfetto con il lavoro svolto. Più si sta alla cassa, o alla linea di produzione di una fabbrica, più si lavora: più scontrini, più pezzi montati e così via. Più lavorano, più fanno.

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In altri tipi di lavoro, di tipo creativo o – per non esagerare – concettuale, il tempo passato al lavoro non coincide con il lavoro svolto. È un tipo di attività che prevede pause, riflessioni, ritmi discontinui. Insomma, non è quantificabile.

Per cui, la soluzione prevede tre passi:

1) Parlarne con i superiori: chiarire se ci sono lamentele o riserve sulla produttività, o sul tipo di lavoro svolto. Risolto questo passaggio, si può accennare al fatto che restare al lavoro oltre il tempo necessario è un tipo di pressione cui si può fare a meno. Ne converranno.

2) Dopodiché, serve trovare altri modi per rendersi “visibili” durante le ore in ufficio. Svolgere presentazioni, accollarsi compiti specifici renderà meno stridente la fuga anticipata dal desk.

3) Infine, visto che il mondo è imperfetto, i capi non sempre illuminati e i colleghi spesso delle bestie, meglio fregarsene. Vi guardano male? Pazienza. È solo invidia. Vivere la propria vita come pare meglio è la ricetta più intelligente. Poi vedrete che vi imiteranno.

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