“Ho sempre voluto scrivere soap opera. Sono una cosa meravigliosa. Riescono a raggiungere di gran lunga molte più persone di quanto possa fare un libro”. Così diceva Gabriel Garcia Marquez, forse suscitando un po’ di stupore nel suo intervistatore. A lui le telenovelas piacevano, a dire il vero. Anzi: ne ha scritta anche una, Me alquilo para soñar, ispirato a uno dei suoi racconti.
In generale – e come tanti altri scrittori – Marquez ha sempre apprezzato il mondo del cinema, dei film e della televisione. “Ho sempre pensato a me stesso come a un autore letterario, ma sono convinto che il cinema e le immagini avessero maggiori possibilità di espressione rispetto alla letteratura”, spiega all’inizio di Marquez: Tales Beyond Solitude, una lunga intervista del 2000. Nel video lo scrittore colombiano (naturalizzato messicano) affronta vari temi: i suoi romanzi più importanti, il rapporto tra cinema e letteratura e comprende una confessione: il suo amore per le soap. Cosa notevole, se si considera quatno siano sempre snobbate, se non maltrattate, dagli intellettuali.
“Ogni opera d’ingegno, che essa sia un film, un libro, una soap ha un obiettivo: raggiungere il maggior numero di persone possibile. Ebbene, una telenovela può arrivare, in una sera, a milioni di persone”, spiega. Sulla sua diffusione non ci sono dubbi, certo. Ma ce ne sono di più sulle qualità estetiche, spesso discutibili. Lui risponde così: “Le soap opera non sono brutte in sé. Il problema è che le scrivono male”. Tutto sommato, conclude, “non ci sono davvero differenze tra cinema e televisione. Sono entrambi immagini in movimento”. Del resto non è un caso che Marquez fosse stato, tra le varie cose, anche presidente della Scuola di Film e Televisione internazionale.