Venti modi comuni per fare scelte sbagliate

Venti modi comuni per fare scelte sbagliate

“Fumare non fa così male: ci sono persone che sono vissute fino a cent’anni e fumavano come turchi”. È una frase che avranno sentito tutti (con varianti per “turchi”) almeno una volta nella vita. Al tempo stesso, è anche un ottimo esempio di “euristica della disponibilità”, cioè una specie di scorciatoia del pensiero, un vizio logico che consiste nel considerare, nel momento in cui si affronta un particolare argomento, solo alcuni esempi, nella fattispecie i primi che vengono in mente. Il loro valore non si basa perciò sulla loro validità intrinseca, ma solo sul semplice fatto di essere disponibili. Tutte le conclusioni successive saranno viziate da questa considerazione, e il rischio di fare errori è altissimo.

Un altra forma di vizio logico è l’ancoraggio, ossia la difficoltà delle persone di staccarsi dalle prime informazioni ricevute. È la base di tutta la retorica della “prima impressione”, ed è anche la chiave per le negoziazioni e le trattative. In questi casi, come ad esempio la discussione di un aumento di stipendio, chi pone i primi limiti (sopra o sotto i quali la trattativa non si può spingere) ha già, di fatto, vinto lo scontro.

E che dire del pregiudizio della scelta? O dell’effetto carrozzone? O del recentismo? Le trappole logiche e psicologiche del pensiero sono tante, e sono pericolose. La maggior parte delle scelte che vengono fatte, ogni giorno, vengono influenzate da pregiudizi e da un utilizzo fin troppo disinvolto delle informazioni a disposizione. Il rischio è alto. E se poi le cose finiscono bene, quando succede, non significa nemmeno che la scelta sia stata giusta (è un caso di “bias del risultato”: vincere i milioni a Las Vegas non implica che il gioco sia una via consigliabile per arricchirsi).

Per fare un viaggio nel mondo degli errori possibili questa infografica di Business Insider è senza dubbio molto utile. Sono venti modi di sbagliare, venti trucchi con cui inganniamo la nostra mente. Certe volte sono inevitabili, spesso irriconoscibili. Ma la consapevolezza di non essere del tutto padroni dei vizi del nostro cervello è senza dubbio salutare.

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