MedicinaAumentano le infezioni trasmesse sessualmente: «Tornate a usare il preservativo»

Meno paura dell’Hiv e più rapporti occasionali, ma anche migliori diagnosi e screening, hanno portato a un aumento delle infezioni trasmissibili sessualmente

Lui si chiama “Tinder” e lei “Clamidia”, di fianco “Grindr” e “Gonorrea”, due uomini. Se vi capitasse di passare per le strade di Los Angeles in questo periodo, probabilmente vedreste i cartelloni pubblicitari dell’Aids Healthcare Foundation, che da qualche tempo ha messo in piedi una campagna di comunicazione contro le app per incontri, una delle cause, secondo l’associazione, dell’aumentare della diffusione delle infezioni sessualmente trasmissibili (Sexually transmitted infections, Sti) a cui stiamo assistendo in questi anni.

Tinder, appunto, applicazione per favorire incontri tra eterosessuali, e Grindr, rivolta a omosessuali e bisessuali. Diverse le ricerche scientifiche citate dall’Aids Healthcare Foundation a sostegno della tesi, tra cui alcune pubblicate sulla rivista “Sexually Transmitted Infections” (del gruppo British Medical Journal), a cui le società che gestiscono le app hanno subito replicato.

Difficile stabilire se la colpa della maggior diffusione delle infezioni sessualmente trasmissibili sia realmente delle app per incontri. Più facile immaginare che a usare queste applicazioni sia la fascia di popolazione dei più giovani, la più colpita del fenomeno. «Fra 15 e 25 anni si trovano il 39% dei casi di gonorrea e il 67% di quelli di clamidia», come riporta un recente rapporto dell’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc).

«Oggi, con il fatto che l’Aids è diventata quasi una malattia cronica e la paura è calata, si tende a trascurare la prevenzione»


Maria Paola Landini

«Il problema principale è che abbiamo abbassato la guardia – spiega a Linkiesta Maria Paola Landini, direttore dell’Unità Operativa di Microbiologia presso il Policlinico Sant’Orsola Malpighi – negli anni ’80 e ’90 il dilagare dell’Hiv aveva aumentato la coscienza sul rischio collegato alla promiscuità non protetta. In quegli anni sono state prese molte misure precauzionali per non prendere l’Aids, come il semplice uso del preservativo, che di fatto hanno tenuto sotto controllo anche il diffondersi di tutte le altre infezioni trasmissibili per via sessuale».

«Oggi – continua Landini – con il fatto che l’Aids è diventata quasi una malattia cronica e la paura è calata, si tende a trascurare la prevenzione. Non ne parlano più neanche i mezzi di comunicazione e gli organi istituzionali. La minor coscienza e conoscenza del problema porta anche al fatto che i test microbiologici che permettono di fare una diagnosi accurata vengono fatti tardivamente. Tutto ciò ha portato a un aumento non solo delle nuove infezioni da HIV ma anche di tutti gli altri virus e batteri trasmessi sessualmente».

«Si stima che in tutto il mondo, ogni anno, 146 milioni di persone siano colpite da clamidia, 51 milioni da gonorrea e 5 milioni da sifilide» si legge nel report dell’Ecdc. «A parte i disagi dell’infezione acuta, alcune infezioni come la clamidia e la gonorrea possono appunto portare ad altre gravi conseguenze, come l’infiammazione pelvica e la conseguente infertilità nelle donne; mentre la sifilide può avere conseguenze sul feto se a contrarla sono donne in gravidanza. Senza contare che le Sti aumentano il rischio di contrarre l’Hiv».

La clamidia resta l’infezione sessuale più diffusa, soprattutto fra le donne. In Europa, nel 2013, sono stati registrati 385mila casi. L’incidenza però è probabilmente anche più alta, considerando che l’infezione è asintomatica, e molti casi non vengono diagnosticati e registrati. I tassi dell’infezione, inoltre, benché stabili negli ultimi cinque anni, sono aumentati del 67% dal 2004 al 2013, dovuta anche in parte ai migliori sistemi di diagnosi e all’introduzione di programmi di screening in alcuni paesi.

«Le infezioni da clamidie si acquisiscono facilmente e la persona infetta non ha sintomi – continua Landini – per cui difficilmente le persone si accorgono di averla, a meno che non facciano un tampone e lo sottopongano ad un esami microbiologico. Oggi le infezioni genitali da clamidia sono la principale causa di infertilità nelle giovani donne, tant’è che in alcuni paesi, soprattutto nel Nord Europa, sono partite delle campagne di screening nelle scuole superiori. In questi paesi, in media il 20-25% delle ragazze risulta positiva all’infezione e vengono curate immediatamente. Se trascurata, l’infezione porta a un’infiammazione cronica a livello genitale, soprattutto delle tube e la conseguente chiusura delle tube e infertilità».

La gonorrea invece è aumentata del 79% in soli cinque anni (dal 2008) colpendo in prevalenza uomini (tre volte più delle donne), soprattutto tra i 15 e 24 anni (39% dei casi), e omosessuali (43% dei casi segnalati nel 2013). Aumento anche qui in parte spiegato con l’aumento del numero di diagnosi negli uomini. «Il problema è che oggi assistiamo anche al fenomeno dell’antibiotico-resistenza» sottolinea Landini. «Per cui se prima la gonorrea si curava facilmente con gli antibiotici, oggi dobbiamo iniziare anche fare i conti con batteri resistenti ai farmaci, che non vengono più debellati così facilmente». Proprio di recente nel Regno Unito è stato segnalato un focolaio di gonorrea di quindici casi altamente resistente ai farmaci, indicato come un allarme di salute pubblica senza precedenti.

«Anche la sifilide, una malattia praticamente scomparsa, sta tornando alla ribalta – afferma Landini – così come sono in aumento i casi di infezioni da papilloma virus (anche per una maggior coscienza del problema, migliore diagnosi virologica e campagne di screening). Le ragazza tra i 20 e 25 hanno nel 25% dei casi un’infezione da papilloma virus, che spesso superano, anche senza esserne a conoscenza, perché sono giovani e in salute, ma che in alcuni casi può evolvere portando al tumore al collo dell’utero, secondo tumore più frequente nelle donne dopo quello al seno».

Un problema legato alla fascia dei più giovani è che spesso le ragazze riconoscono solo la pillola come unico metodo contraccettivo

In Italia, nelle fasce di popolazione più giovane (sia italiani che immigrati), soprattutto donne, anche in gravidanza, si hanno i tassi maggiori di infezioni da batteri e virus trasmissibili sessualmente. La clamidia per esempio ha una diffusione del 3,2% nel nostro Paese, con la prevalenza più elevata nella fascia tra i 15-19 anni (8,2%). Partner multipli e l’abuso di alcool sono alcune tre le cause principali. La gonorrea è presente con lo 0,5% dei casi mentre il Trichomonas vaginalis risulta presente in percentuale dello 0,7% con prevalenza maggiore nelle donne. La pericolosità del fenomeno è anche data dalla frequente asintomaticità delle infezioni, di cui la persona infetta viene a conoscenza quando gli effetti critici per la salute si sono già attivati. Come emerge da un’indagine condotta in Italia tra il 2009 e il 2013 dall’Amcli (Associazione Microbiologi Clinici Italiani) per il secondo Sistema di sorveglianza sentinella delle IST.

Un altro problema, sempre legato alla fascia dei più giovani, è che spesso le ragazze riconoscono solo la pillola come unico metodo contraccettivo, sottovalutando così tutti gli aspetti legati al sesso sicuro che vanno oltre la contraccezione. Un’indagine condotta di recente all’interno del progetto Lapillolasenzapillola, finanziato da Msd, ha mostrato per esempio che il 68% delle ragazze conosce solo la pillola come metodo contraccettivo.

Mentre secondo un’altra indagine della Federazione italiana di sessuologia scientifica (Fiss), la metà degli italiani non usa il preservativo perché limita il piacere. Certo si tratta di indagini condotte su piccoli campioni, e i numeri vanno letti con cautela perché possono anche non essere rappresentativi del nostro Paese, ma le indagini fotografano una tendenza in corso abbastanza veritiera. «Andrebbero fatte più campagne di sensibilizzazione nella scuola – conclude Landini – i giovani devono essere coscienti dei rischi che corrono e, se hanno avuto comportamenti a rischio, sapere come comportarsi».

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