CarceriCarceri e sovraffollamento, i soldi ci sono ma non vengono spesi

Dal 2010 al 2014 speso solo il 10 per cento dei soldi a disposizione per superare il problema della sovrappopolazione carceraria: 50 milioni su quasi 500 stanziati. "Risultanti deludenti" è il giudizio impietoso della Corte dei Conti

I soldi stanziati negli ultimi quattro anni dallo Stato italiano per dare una sterzata al problema del sovraffollamento nelle carceri italiane, sono stati spesi male o non sono stati spesi affatto.

A dirlo è la Corte dei Conti che nella relazione pubblicata lo scorso 17 settembre valuta l’effettiva efficacia delle misure messe in atto fra il 2010 e il 2014 in termini di costruzione di nuove carceri, ammodernamento e ampliamento di quelle già esistenti.

Il giudizio della Corte è impietoso: ai vari commissari nominati dai quattro governi che si sono succeduti in questo periodo (Berlusconi, Monti, Letta e Renzi) e, dal 2013, al Commissario straordinario del governo, sono stati messi a disposizione quasi 463 milioni di euro. La cifra effettivamente spesa al 31 luglio 2014 – data di cessazione dell’incarico dell’ultimo commissario, Angelo Sinesio – è pari a poco più del 10 per cento sul totale: 52,3 milioni di euro. E sugli 11.934 posti aggiuntivi dentro i penitenziari italiani, che quelle risorse dovevano finanziare, solo 4.415 sono stati realizzati. Questo secondo i dati forniti dal Ministero della Giustizia e dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria analizzati dalla Corte dei Conti. Numeri per i quali si stima un leggero rialzo entro il 2016: a partire dall’anno prossimo saranno disponibili per quella data altri 1600 posti aggiuntivi.

Sovrappopolazione carceraria: dal 2010 al 2014 spesi solo 52 milioni di euro sui 463 milioni disponibili. E rispetto alle previsioni i posti aggiuntivi creati sono meno del 50 per cento


La relazione della Corte dei Conti pubblicata il 17 settembre

Il quadro resta critico: nei ministeri e nei dipartimenti si è fatto un gran parlare negli ultimi anni dei tagli ad alcuni capitoli di spesa, che hanno inceppato il funzionamento – già di per sé farraginoso – della macchina dello Stato. In questo caso si assiste però a una sorta di spending review autoinflitta e non richiesta. Le risorse ci sono – o meglio, ci sarebbero state e abbondanti – ma non si è nemmeno riusciti a spenderle.

Ad aggravare la situazione è il fatto che si sta parlando di una delle tematiche cruciali per uno stato di diritto, cioè la condizione dei detenuti dentro le carceri. In Italia questo tema è stato di frequente oggetto di richiami da parte dei partner continentali e scandagliato al microscopio dalla Corte di Giustizia Europea e dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con sentenze e richiami che oltre a sottolineare il problema reale mettevano anche in imbarazzo l’intero Paese.

Nel comunicato della Corte dei Conti queste considerazioni sono riassunte nell’espressione “risultati deludenti”. I soldi che non sono stati spesi dai commissari entro la fine del 2014, sono stati riassegnati ai singoli Ministeri competenti, nel tentativo di far ripartire i progetti interrotti. Nella migliore delle ipotesi, con un anno di ritardo.

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