Nonno Bach, la cultura per sconfiggere la crisi

Un libro racconta la storia e la vita del compositore tedesco, e lo rilancia come figura in grado di risollevare la cultura e, di conseguenza, l’umanità

«Andrò in Ungheria a protestare contro i nuovi nazisti. Suonerò il grande Bach contro ogni tipo di muro e filo spinato». Il pianista iraniano Rahmin Bahrami, dovette lasciare il proprio paese giovanissimo per l’avvento del regime dell’Ayatollah, studiando in Italia per poi trasferirsi in Germania, dove vive tutt’oggi. Sin da piccolo si innamorò della musica di Johann Sebastian Bach e da anni gira per il mondo, fiero messaggero ed esecutore di chiara fama della musica classica d’autore.

Nel suo nuovo libro “Nonno Bach” (Bompiani, pp. 128 €10) torna in libreria con un duplice intento: da un lato svela il vero volto di J. S. Bach, dall’altro si schiera con forza contro l’ignoranza imperante e la cultura del chiasso. «I politici e i musicisti pensano al conto in banca ma se Bach oggi fosse vivo predicherebbe la costruzione delle banche della bellezza, portando la musica nelle scuole, dentro i supermercati».

Una lunga intervista durante PordenoneLegge e una recentissima chiacchierata telefonica sono alla base di questa intervista, senza peli sulla lingua: «la vera crisi non è quella dei conti in banca ma quella dell’umanità stessa e della bellezza».

Lo scopo di questo libro era quello di raccontare Bach per renderlo più umano?
«Esattamente. Questo è un libro adatto a tutti, in cui il più grande compositore di tutti i tempi viene scomodato per fare il nonno di un’umanità malata. Il bambino è metafora dell’uomo moderno, asettico, schiavo della virtualità, incapace di rapportarsi con la bellezza. Bach denuncia i nostri tempi, con le persone che si rifugiano nelle chat, eliminando ogni tipo di contatto. Gli italiani non sono consapevoli del proprio patrimonio artistico e vanno incontro alla perdita dell’identità. Tutto per colpa di un ministro della cultura come Dario Franceschini».

Parole dure.
«Ma è vero. Personalmente seguo la scuola del maestro Claudio Abbado: se la cultura costa, dobbiamo farne di più, non dobbiamo averne paura. La vera ricchezza di un paese è proprio la cultura prodotta, non il petrolio, non i vitalizi concessi ai politicanti. Questo governo ha abbandonato le associazioni che per decenni hanno diffuso per il paese la grande musica, facendo cultura nei fatti, non coi proclami elettorali. Chi taglia i fondi del FUS (Fondo Unico Spettacolo, ndr) è contro la cultura perché priva di ogni speranza le future generazioni. Togliere i fondi alle associazioni a favore delle sagre della salamella e delle bande di paese è un’assurdità. Credo fortemente che ogni forma di taglio contro la bellezza sia una forma di degrado, non ci sono scuse».

La vita di Bach è stata avventurosa: arrivava persino alle mani per difendere la propria reputazione e combattere le invidie dei colleghi.
«Spesso “Nonno Bach” ribadisce che siamo di passaggio sulla Terra. Lui era un uomo libero, pieno di talento e arrivava persino a menare le mani per difendere le proprie scelte. Noi oggi siamo un popolo senza sentimenti, senza coraggio, senza la voglia di lasciare qualcosa di bello. Ascoltare la musica di Bach può aprirci gli occhi, premiando la diversità anziché combatterla. Non ci sono muri nelle sue partiture ma intanto in Ungheria se ne sta costruendo uno. Questo è gravissimo. Dovremmo ricordare sempre che la ricchezza è insita nella differenza, non nell’omologazione».

Se oggi Bach fosse vivo avrebbe costruito le banche della bellezza. Nei supermercati dovremmo far ascoltare le sinfonie di Beethoven, il Magnificat di Bach e chi non prova nulla dovrebbe beccarsi un secchiello d’acqua gelata in testa

Cosa possiamo fare contro questa cultura del sospetto imperante in Europa?
«Apriamo le nostre menti, coltiviamo la bellezza contro l’ignoranza. Personalmente andrò in Ungheria, a protestare contro i nuovi, stupidi nazisti. Con un pianoforte a muro opporrò la musica immortale di Bach al muro della frontiera, al muro dell’ignoranza».

Perché scrive che oggi Germania e Italia sono paesi tristi?
«Perché non sono più consapevoli della propria immensa cultura. Questa è un’epoca di desolazione e degrado assoluto e basta vedere che musica ascoltano oggi i giovani per capire cosa intendo. Ritmi assordanti che ammorbano il loro cervello. Il problema dell’incompetenza e dell’ignoranza dei governanti non riguarda solo l’Italia ma tutta l’Europa e “Nonno Bach” che guarda tutto dall’alto, ci ammonisce: “svegliatevi, non mi piace questo mondo”».

Nel libro attacca gli artisti contemporanei, più interessati alle proprie finanze che ad altro.
«Anche questo è triste. Se oggi Bach fosse vivo avrebbe costruito le banche della bellezza. Nei supermercati dovremmo far ascoltare le sinfonie di Beethoven, il Magnificat di Bach e chi non prova nulla dovrebbe beccarsi un secchiello d’acqua gelata in testa. La vera crisi non è quella dei conti in banca ma quella dell’umanità. La musica di Bach non scomparirà mai e viaggia nello spazio con le sonde Voyager 1 e 2 ma oggi noi rischiamo seriamente che l’imbarbarimento morale prenda piede, rendendo brutta ed invivibile la Terra».