Milano«Se chiudono i cinema a Milano non è un dramma, troviamo altri spazi in città»

«La reazione più intelligente alla chiusura del cinema Apollo e dell’Odeon», dice Stefano Losurdo di Anec Lombardia, «è lavorare affinché ciò che si perde in centro venga recuperato in altre zone della città»

MILANO – Tra il 7 e il 9 ottobre, nel giro di 48 ore, due annunci hanno scaraventato mezza città di Milano nel panico. Il primo annunciava la prossima chiusura dello storico cinema Apollo, che dal 1959 era attivo tra Galleria de Cristoforis e piazza Liberty e che dovrebbe essere ben presto sostituito da un megastore di Apple. Il secondo annunciava la chiusura per 14 mesi di un altro storico multisala, l’Odeon di Via Santa Radegonda, a pochi metri dal Duomo e dallo stesso Apollo, che dovrebbe cedere una parte dei suoi spazi alla Rinascente adiacente.

Il coro delle reazioni, sia da parte della cittadinanza che di molti addetti ai lavori, non si è fatto attendere, e il tono quasi unanime era quello dell’amarezza, della delusione della rabbia. Amarissimi i commenti sui social network da parte della cittadinanza e del pubblico affezionato dell’Apollo, tanto che dalle prime ore seguenti all’annuncio è stato creato un gruppo Facebook che in poche ore ha accumulato migliaia di like.

Allarmato si è detto anche il critico cinematografico Paolo Mereghetti, che ha scritto un articolo molto duro sul Corriere della Sera, in cui ha richiamato alla responsabilità il Comune di Milano affermando che «il via libera alla chiusura di un cinema (o al ridimensionamento) significa anche la chiusura e il ridimensionamento della linfa che rende vivibile una città».

Altrettanto amaro è stato il commento di Lionello Cerri, amministratore delegato di Anteo spa, che possiede il 50 per cento di Platea Srl, ovvero della società che, nel 2005, ha ristrutturato il cinema Apollo portandolo da una a cinque sale. Cerri, attraverso un comunicato stampa, ha dichiarato che la perdita dell’Apollo è «una grave perdita per la città», e ha aggiunto: «Il cinema Apollo – come dimostrano anche le centinaia di segnalazioni che in un paio di ore ci sono arrivate e che sempre più numerose ci stanno arrivando – è un’impresa sana del tessuto economico milanese, e un punto di riferimento importante per gli spettatori».

«Capisco molto bene il dispiacere della cittadinanza per la possibile chiusura del cinema Apollo», ha dichiarato a Linkiesta Stefano Losurdo, segretario dell’Anec (Associazione nazionale esercenti cinema) Lombardia, «ma bisogna reagire con realismo».

«La reazione più intelligente però è il realismo, ovvero il continuare a lavorare affinché si aprano nuovi spazi per il cinema di qualità, in modo che quel che si perde all’Apollo venga ripristinato da un’altra parte in città»


Stefano Losurdo, segretario Agis Lombardia

Ovvero?
La notizia della possibile chiusura dell’Apollo è un duro colpo a livello sentimentale, per tutta la città, anche perché la sua era una programmazione di altissima qualità, ed era molto preziosa per tutti. Ma purtroppo bisogna ammettere che è impossibile impedire la trasformazione di quegli spazi, visto che appartengono a privati, e che attività come la moda e l’hitech possono contare su fondi che rendono impossibile per un cinema dire di no. La reazione più intelligente però è, come dicevo, il realismo, ovvero il continuare a lavorare affinché si aprano nuovi spazi per il cinema di qualità, in modo che quel che si perde all’Apollo venga ripristinato da un’altra parte in città.

Attualmente quanti cinema ci sono a Milano?
A Milano attualmente sono in attività 22 strutture cinematografiche per complessivi 83 schermi, per un ammontare, al 2014, di 4 milioni e 200mila biglietti venduti in un anno.

Negli ultimi trent’anni i cinema in centro sono diminuiti tantissimo, come mai?
Bisogna considerare che la città, a differenza di trent’anni fa, non ha più un centro unico e compatto, ma è policentrica. Come Agis siamo chiaramente molto dispiaciuti del ridimensionamento di queste due sale storiche del centro città, ma la nostra speranza è che, mentre si riducono le sale in centro, si possano contemporaneamente aprire altri spazi in modo da tenere invariata l’offerta.

Che ruolo ha il Comune in questa vicenda ?
Il ruolo del Comune in questi anni è stato molto importante, e lo è tutt’ora, anche se nelle due trattative di cui in questi giorni si sta parlando non è potuto intervenire in quanto si tratta di rapporti tra privati. In questi anni però il Comune si sta muovendo: il numero delle sale del cinema Anteo, per esempio, la cui sede è del Comune, verrà ampliato nei prossimi mesi anche grazie all’interessamento del Comune, che ha concesso alcuni spazi di sua proprietà attorno al cinema. E c’è un altro progetto in corso che riguarda una factory culturale che credo potrebbe ospitare tre sale in via Novara. Certo, servirà l’impegno anche dello Stato e della Regione Lombardia.

In che senso?
Come ha scritto il presidente dell’Agis nel comunicato che abbiamo diffuso nelle ore successive agli annunci, lo sviluppo e il mantenimento delle sale cinematografiche nelle città è possibile solo con un’azione sinergica che metta insieme gli sforzi degli operatori privati, dello Stato, delle regioni e degli enti locali. In quest’ottica è importante che lo Stato emani nuovi provvedimenti per incentivare investimenti e rinnovamenti strutturali per ammodernare le sale esistenti.

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