Aim MonitorEnergy Lab, dagli scarti del legno a Piazza Affari

Una falegnameria, un bisogno, una tecnologia innovativa, un nuovo business, la quotazione. Sembra una favola: è made in Italy

Ci sono storie che sono la quintessenza del made in Italy. Artigiani che si fanno aziende. Aziende a cui serve un macchinario che non esiste. Che se lo inventano. E che iniziano a venderlo, primi al mondo, diventando leader di mercato in un settore nuovo. Ad esempio, questa è la storia di Energy Lab: «Noi ci occupiamo da 50 anni di legno e lavorazione del legno – spiega Giovanni Dorbolò, friulano, fondatore e amministratore delegato – Eravamo una delle tante aziende del legno arredo della provincia di Udine, e ancora oggi esportiamo l’80% di quel che produciamo. Io però volevo diversificare».

In realtà, Dorbolò parte dal solare termico, ispirato da un’azienda conosciuta durante una fiera. Ma la svolta arriva qualche anno dopo: «Volevamo valorizzare gli scarti di lavorazione del legno – ricorda – cercavamo una tecnologia adatta e non l’abbiamo trovata. Così ce la siamo fatta da noi. E, salvo qualche eccezione in Germania, ce l’abbiamo solo noi».

Energy Lab nasce in quel momento, iniziando a produrre impianti di piccola e media dimensione, collegati in bassa tensione, che si adattano perfettamente sia alle piccole imprese, sia alle realtà industriali. Ma fosse solo questo, non ci sarebbe granché di innovativo. E infatti c’è dell’altro: «La nostra tecnologia si chiama E-syn. È una tecnologia che nasce negli anni 20 in Germania: noi non bruciamo il legno, lo gassifichiamo e poi lo filtriamo e lo facciamo girare in un motore che a sua volta energia elettrico e termica».

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«La nostra tecnologia si chiama E-syn. È una tecnologia che nasce negli anni 20 in Germania: noi non bruciamo il legno, lo gassifichiamo e poi lo filtriamo e lo facciamo girare in un motore che a sua volta energia elettrico e termica»


Giovanni Dorbolò, Energy Lab

Tra i clienti, segherie e stabilimenti che producono mobili. Ma anche fondi d’investimento che si mettono a produrre energia come core business: «Ci sono realtà che hanno coperto al 100% il loro fabbisogno energetico, grazie ai nostri impianti – spiega Dorbolò – In media, parliamo di una riduzione dei consumi del 70, 80%». Peraltro Energy Lab copre tutta la filiera delle rinnovabili, occupandosi anche di fotovoltaico, eolico e biogas.

Lo sbarco in Borsa, all’Aim, è stato un viatico per crescere: «Era necessario per intraprendere un percorso di crescita non solo dimensionale, ma di mentalità e organizzativa – spiega – Io vivevo l’azienda come fosse ancora una realtà unipersonale. Oggi ci dobbiamo confrontare col mercato e con gli investitori» E anche con gli istituti di credito: «Ci guardano con occhi diversi. Sanno che siamo sottoposti a determinati regolamenti».

Le risorse raccolte sono importanti: 4 milioni in equity, più altri 4 di convertibili. E sono stati reinvestiti immediatamente: «Abbiamo realizzato nuovi impianti a biomasse, tenendoceli nel nostro portafoglio, per diventare anche noi produttori di energia, soprattutto». Oggi le cifre parlano di un’azienda con 5,2 milioni di ricavi su semestre, un ebitda di 1 milione sul semestre e una capitalizzazione di 19,1 milioni. E questo forse, per il nostro piccolo made in Italy, è un po’ meno idealtipico.