L’Italia è il Paese che ama meno l’Euro

A svelarlo è un recente sondaggio della Commissione Europea. Per il 61% della popolazione dell’Unione l’euro risulta un bene per il proprio singolo Paese di appartenenza. Italiani sotto la media: è soddisfatto il 49%

La Commissione europea ha di recente pubblicato un sondaggio svolto nei giorni che vanno dal 12 al 14 ottobre 2015, per misurare l’attuale indice di gradimento per la moneta unica.

Il rapporto rientra nel sistema conosciuto come “eurobarometro”, servizio della Commissione europea istituito nel 1973 per misurare ed analizzare le tendenze dell’opinione pubblica in tutti gli Stati membri e nei paesi candidati. Conoscere gli orientamenti dell’opinione pubblica è importante per la Commissione per preparare le proprie proposte legislative, prendere decisioni e valutare il proprio operato.Le inchieste e gli studi di eurobarometro riguardano sempre argomenti di primaria importanza per la cittadinanza europea, come l’allargamento dell’Unione, la situazione sociale, la salute, la cultura, l’information technology, l’ambiente, la moneta unica e la difesa.

Il sistema si avvale sia di sondaggi d’opinione che di gruppi di discussione (c.d. “focus group”). Dalle sue rilevazioni vengono tratti circa 100 rapporti all’anno.Il sondaggio di cui parliamo (denominato Flash Eurobarometer 429) fa parte della serie di analisi denominate “flash”, svolte sulla base di interviste telefoniche in tempi relativamente brevi, concentrandosi su gruppi specifici.

Gli intervistati sono stati oltre 17.500 fra tutti i paesi dell’area dell’euro. La sorpresa è che i risultati mostrano il più alto sostegno complessivo per la moneta unica fin dall’inizio delle indagini annuali nel 2002. Per il 61% della popolazione dell’Unione l’euro risulta infatti un bene (“a good thing”) per il proprio singolo Paese di appartenenza.La percentuale è salita molto negli anni, inclusi gli anni della crisi, se solo si pensa che nel settembre 2007 si attestava al 45%.

Nello stesso periodo la percentuale di chi pensa che l’euro sia controproducente (“a bad thing”) è calata dal 36% al 30%.Si tratta ovviamente di dati medi fra gli intervistati dei singoli Paesi membri.Se può apparire una sorpresa un indice di gradimento tale, stupisce forse meno il fatto che l’Italia si attesti all’ultimo posto facendo registrare la soddisfazione per la moneta unica rispetto alla situazione del proprio Paese solo al 49% della popolazione.

Il dato, si faccia attenzione, è peggiore di quello della Grecia, dove ben il 65% della popolazione (ossia una percentuale addirittura superiore alla media UE) ritiene l’euro un’opportunità. Degno di nota anche il fatto che si attestino sopra la media europea di gradimento tutti i Paesi membri che negli ultimi anni hanno dovuto sopportare più duramente di altri le conseguenze della crisi (Portogallo, Grecia, Spagna, Irlanda).

In Portogallo, in particolare, la percentuale di gradimento è salita di ben 11 punti percentuali nell’ultimo anno. Si tratta del miglior dato su base annua, a cui fanno seguito Austria, Cipro e Spagna, ciascuno con un aumento di otto punti percentuali. Un forte calo è stato invece registrato nei Paesi Bassi: diminuzione su base annua di ben sette punti percentuali e gradimento generale al 57%.

In Lituania, che ha adottato la moneta unica solo dal gennaio 2015, il gradimento si attesta invece al 55%.Quando si tratta di giudicare dell’utilità della moneta unica per l’intera Unione considerata nel suo complesso, la percentuale di gradimento aumenta al 71%.

In questo caso l’Italia non si situa più all’ultimo posto, ma al terzultimo, con un indice di gradimento al 66%. Meno del 10% della popolazione non ha invece alcuna opinione precisa a riguardo. Solo il 26% di cittadini europei (ma stavolta l’Italia è sopra la media al 33%), invece, sostiene che l’euro li abbia fatti sentire più “europei”, mentre per oltre il 70% nulla è cambiato rispetto ai precedenti sentimenti di appartenenza. Il che la dice lunga su quanto lavoro ancora ci sia da fare in merito.

Ultima nota di rilievo, infine, il giudizio della popolazione europea sulla necessità di riforme volte a migliorare lo stato dell’economia. La maggioranza del 78% si dichiara a favore di interventi di riforma in generale. Poi il sostegno varia considerevolmente a seconda del settore preso in considerazione: il 93% della popolazione si dichiara favorevole a riforme del mercato del lavoro, mentre il al 65% a favore di riforme che promuovano maggiore concorrenza e privatizzazioni. Il dato saliente è che da quando la moneta unica esiste i cittadini europei non sono mai stati tanto soddisfatti come oggi.

Chi lo dice ai noeuro?

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