EbookGli ebook sono responsabili del fallimento dei piccoli editori?

È quello che sembra sostenere la stampa inglese, in relazione alla recente chiusura di ben 128 case editrici indipendenti nazionali, ma la realtà sembra un'altra

Pare che oltremanica gli ebook stiano facendo precipitare il mondo dell’editoria verso una catastrofe annunciata, stando agli ultimi dati riportati dalla stampa nazionale.

Che il mercato del libro digitale abbia subìto negli ultimi anni un rapido incremento in Inghilterra è un fatto noto: The Independent riporta un aumento delle vendite pari all’11% verificatosi già a partire dal 2014.
La novità determinante consisterebbe dunque nel fatto che questo apparente successo avrebbe registrato come allarmante effetto collaterale la chiusura di molte piccole realtà editoriali locali. Le cifre messe in tavola parlano chiaro: a partire proprio dall’anno incriminato fino allo scorso giugno 2015 ben 128 case editrici avrebbero dichiarato il fallimento.

A partire proprio dall’anno incriminato fino allo scorso giugno 2015 ben 128 case editrici avrebbero dichiarato il fallimento.

Le cause? In primis la chiusura tradizionalista, ovvero la scelta dei piccoli editori di tenersi ai margini di qualsiasi avanguardia tecnologica, ritardando nel mettere a disposizione online il proprio catalogo e privandosi dunque di una buona percentuale di acquirenti. E, contrariamente alle convinzioni diffuse, sarebbero proprio le case editrici ad aver risentito negli ultimi anni degli effetti nefasti dell’attività delle piattaforme online, e non le librerie, i cui profitti – per quanto bassi – si sarebbero invece assestati su un livello di stabilità.

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Il problema principale rilevato consiste nel fatto che al calo delle vendite dei volumi cartacei non avrebbe fatto seguito un altrettanto adeguato aumento di quelle degli ebook, inaugurando una tendenza inquietante soprattutto per quegli editori che basano i loro introiti quasi interamente sull’oggetto libro.

Queste affermazioni sembrerebbero però contraddire quanto affermato lo scorso ottobre da Richard Mollet, direttore della Publisher Association, in occasione della Fiera di Francoforte, durante la quale è stato più volte ribadito lo stato di buona salute dell’editoria britannica, corroborato da un mercato digitale in continua ascesa e da una ripresa del cartaceo.

Alla luce di tutto ciò, considerare il digitale all’origine del fallimento delle piccole case editrici rappresenta comunque una mossa azzardata. Se a ciò si aggiunge che il bilancio dei primi 15 mercati editoriali del mondo pubblicato dall’International Publishers Association riconferma ancora una volta l’Inghilterra al quarto posto, possiamo anche farci un’idea di quanto sia impropria.

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