Pacco di NataleLa Guerra fredda di Babbo Natale

Solo due persone conoscono il numero del colonnello Shoup. Una sera di dicembre del 1955 il telefono squilla - e dall’altra parte c’è un bambino...

È un giorno di dicembre del 1955. Sulla scrivania del colonnello Harry Shoup, nella sede del Continental Air Defense Command (Conad) a Colorado Springs, Colorado, ci sono due telefoni. Uno è rosso e solo due persone conoscono il suo numero: il colonnello Shoup e un generale al Pentagono.

Nel grande apparato militare e tecnologico di una superpotenza durante la Guerra fredda, ossessionata dal pericolo di un attacco a sorpresa del nemico e disposta a spendere enormi risorse per rispondervi, Harry Shoup è uno degli uomini in prima fila quella sera.

Il Conad, che di lì a pochi anni avrebbe cambiato nome e sigla diventando il Norad, opera una serie di postazioni radar nel Canada settentrionale e in Alaska. Tra i suoi compiti c’è quello di tenere d’occhio i cieli sopra il Nordamerica, per dare l’allarme in caso di bombardieri nemici in arrivo e organizzare la risposta, facendo alzare in volo caccia intercettori il prima possibile e avvisando la contraerea. In una sala c’è un enorme pannello con la mappa di Canada e Stati Uniti, dove tener traccia degli oggetti volanti sospetti.

Il telefono rosso, quella sera di dicembre, squilla. Se suona vuol dire che è in corso una situazione molto seria, sa molto bene il colonnello, e dall’altra parte può esserci solo una persona, il generale Partridge. Shoup, che quella sera è l’ufficiale in comando nella base in Colorado, alza la cornetta e risponde come si conviene: «Comandi, generale». Dall’altra parte, per tutta risposta, sente una vocina che dice, dopo qualche istante di silenzio: «Pronto, davvero sei Babbo Natale?»

Se il tuo compito è monitorare che il Paese non diventi bersaglio di un attacco nucleare, è facile che sul lavoro non apprezzi particolarmente l’ironia. Il colonnello Shoup, un uomo molto serioso e ligio alle regole, pensò che qualcuno avesse voglia di fare lo spiritoso. La storia non ricorda le esatte parole con cui rispose, ma dall’altra parte del filo il messaggio dovette arrivare forte e chiaro.

Quello che Shoup non si sarebbe mai aspettato, però, fu di sentire nella cornetta un bambino scoppiare a piangere. O almeno questo è quello che raccontarono i suoi figli molti anni dopo: lui, in un’intervista del 2009 (l’anno della sua morte) non parlò di lacrime al telefono. Altre versioni ancora – Shoup raccontò la storia decine di volte a figli e nipoti, negli anni successivi – dicono che il bambino, con la voce incerta, chiese allora: «Sei uno dei suoi elfi, almeno?»

Sia come sia, il colonnello pensò ad un guasto nelle linee telefoniche ed ebbe la presenza di spirito di cambiare tono, parlare con il bambino, chiedergli se aveva fatto il bravo nell’ultimo anno e farsi passare la sua mamma, perché, Natale o non Natale, bisognava pur scoprire come avesse fatto un preadolescente ad entrare in possesso di un numero tra i più riservati di tutti gli Stati Uniti.

Alla fine, dopo aver elencato puntigliosamente tutti i suoi desideri natalizi e aver assicurato che avrebbe lasciato cibo per lui e per le renne, il bambino cedette la cornetta alla madre.

La donna aveva una risposta pronta e, non di meno, sconcertante. Il numero di telefono era sul giornale, nella pubblicità dei grandi magazzini Sears. Quel giorno, infatti, un giornale di Colorado Springs aveva pubblicato una réclame con un sorridente Babbo Natale che invitava i bambini a prendere in mano il telefono: “Chiamatemi sul mio telefono privato e io vi parlerò personalmente, a qualsiasi ora del giorno e della notte, oppure venite a visitarmi al Sears Toyland”. “State attenti e fate il numero giusto”, precisava.

Ma il numero era sbagliato di una cifra.

Invece di mettere in contatto con qualche impiegato dei grandi magazzini Sears (curiosità: proprio quelli che di lì a qualche anno avrebbero avuto nella Sears Tower di Chicago, per parecchio tempo il grattacielo più alto del mondo) faceva squillare il telefono rosso sulla scrivania del colonnello.

Ormai il danno era fatto e le chiamate cominciavano ad arrivare alla base. Dall’altra parte c’erano bambini che chiedevano di Babbo Natale; forse il miglior esempio che si possa immaginare di esseri umani che non si vuole deludere.

Un giornale di Colorado Springs aveva pubblicato una réclame con un sorridente Babbo Natale che invitava i bambini: “Chiamatemi sul mio telefono privato e io vi parlerò personalmente, a qualsiasi ora del giorno e della notte”

Il trentottenne Shoup, che aveva due figlie di undici e cinque anni e un terzogenito di pochi mesi, decise infatti di non farlo. Diede ordine a un paio di militari di rispondere alle chiamate successive fingendosi Babbo Natale. Come era facile aspettarsi, la storia diventò una sorta di barzelletta nella base. E quando, la vigilia di Natale del 1955, il colonnello arrivò nella sala con la grande mappa del Nord America, trovò disegnata sul pannello una slitta trainata da otto renne.

Qualcuno aveva pensato, insomma, di fare dell’ironia sulle telefonate natalizie. Il colonnello non la prese certo sul personale e decise anzi di rilanciare. Dopotutto, il suo mestiere era tener traccia di oggetti volanti nei cieli americani. Così chiamò una stazione radio locale e disse, secondo quanto raccontano i suoi figli, qualcosa come: «Sono il comandante del Combat Alert Center. Abbiamo un oggetto non identificato nei nostri radar… Sembra proprio una slitta».

Le stazioni radio stettero al gioco e, quella sera, si misero in contatto periodicamente con il colonnello per farsi dire dov’era in quel momento la slitta. Quella sera, Harry Shoup si guadagnò il soprannome di “Santa Colonel”, che gli sarebbe rimasto per il resto della sua lunga carriera.

A partire da quell’anno, il Conad e soprattutto il suo altrettanto serioso successore, il Norad – che ha come motto “Scoraggiare, individuare, difendere” – forniscono di anno in anno informazioni sull’esatta posizione di Babbo Natale, nei giorni prima del 25 dicembre e in particolare durante la vigilia.

È una tradizione molto celebre in Nordamerica, e per decenni il programma Norad Tracks Santa è stato utilizzato da stazioni radiofoniche e televisive per tenere aggiornati i propri lettori della posizione della slitta. Sono continuate, naturalmente, anche le risposte telefoniche: oggi si può chiamare l’1-877-446-6723.

 https://www.youtube.com/embed/FHSves_wR3U/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

Poi è arrivato Internet e, a partire dalla fine degli anni Novanta, il Norad si è adattato. Il sito ufficiale Noradsanta.com ha avuto quasi venti milioni di visitatori unici la vigilia di Natale del 2013, ma c’è anche una pagina Facebook con un milione e mezzo di like e, naturalmente, un account Twitter che segue in diretta il percorso della slitta. Continuano comunque i metodi tradizionali: diverse centinaia di volontari, negli ultimi anni, hanno risposto a oltre 100 mila telefonate l’anno (nel 2011 ha partecipato anche Michelle Obama).

Oggi il programma Norad Tracks Santa ha la temibile concorrenza di Google, che dopo aver collaborato per diversi anni con i militari della difesa aerospaziale ha messo su un suo programma a partire dal 2012.

 https://www.youtube.com/embed/_y2aXzLd_Kg/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

La storia di come nacque Norad Tracks Santa – arrivato al suo 60° anniversario – è così incredibile da essere diventata con il tempo anche una leggenda metropolitana, un aneddoto che passa di bocca in bocca senza che sia mai troppo chiaro quanto ci sia da fidarsi. Ma è vera e ci ricorda quanto il caso governi gli affari umani e mondi in apparenza lontanissimi si tocchino: il telefono rosso squilla e dall’altra parte, invece di un generale a quattro stelle, c’è un bambino che chiede di Babbo Natale.

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