Renzi fa il bullo in Europa, ma i conti pubblici fanno paura

Con la fine dell'anno i nodi vengono al pettine: ce la farà l'Italia a evitare la procedura per debito eccessivo della Ue?

Ad ottobre il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche è stato pari a 52 miliardi di euro (3,2% sul PIL stimato per l’intero 2015), superiore di 10 miliardi rispetto all’obiettivo stabilito nel DEF (2,6%) e concordato con l’Europa. Siamo alla fine dell’anno e viene da chiedersi se e di quanto il governo riuscirà ad avvicinarsi all’obiettivo. La domanda può apparire poco rilevante in un momento come l’attuale, ma in realtà il Governo ha tre nervi scoperti: la vicenda delle quattro banche, la crescita economica e la sovranità fiscale. Tutti, a ben vedere, legati insieme da un confronto sempre più aspro e polemico con l’Europa.

Il governo, come è ormai evidente, è sempre più in modalità “confrontazionale” con Bruxelles. I dossier aperti non si contano quasi più. Dalla registrazione dei migranti alla risposta da dare alla minaccia del terrorismo. Dalla politica di bilancio fino alle modalità selvagge con cui si è dovuto procedere al “salvataggio” delle 4 banche.

Visto dall’altra parte delle Alpi, questo atteggiamento può essere tollerato fino a quando l’Italia rispetta le “regole” in tema di conti pubblici. Si può, in altre parole, sforare di qualche decimale, magari con la scusa dei migranti o delle riforme istituzionali, se il percorso è sostanzialmente in linea con gli obiettivi. Ma, se il percorso inizia a deviare, vengono poi al pettine anche i nodi qualitativi che sono stati già evidenziati a fine novembre nell’Opinion (negativa) della Commissione europea sulla legge di Stabilità

Ecco perché bisognerà seguire da vicino il tema del deficit pubblico. Da come chiudiamo il 2015 dipende la credibilità del percorso di risanamento dei conti pubblici. E dalla credibilità dipende la decisione che a marzo l’Europa dovrà prendere nei confronti dell’Italia. Si dovrà deciderà se accettare gli sforamenti già programmati nella Legge di Stabilità (deficit al 2,4% nel 2016, quando era stato previsto all’1,4% solo sei mesi fa). Oppure bocciarla, aprendo una procedura per debito eccessivo e rispedendo l’Italia nel “braccio correttivo” del fiscal compact. Una forma di commissariamento light, che rappresenterebbe un colpo durissimo alle ambizioni elettorali di Matteo Renzi e al ruolo che intende giocare sul palcoscenico della politica internazionale.

Torniamo quindi al dato del deficit di fine ottobre. In rapporto al PIL, il dato non è soddisfacente, perché per arrivare al 2,6% a fine anno ci sarebbe bisogno di un avanzo di dieci miliardi di “avanzo“ nei due mesi rimanenti. E’ un risultato difficile ma non impossibile. Dicembre è, insieme a giugno, un mese positivo per i conti pubblici. Si pagano le tredicesime, ci sono conguagli e poi le spese natalizie. Se c’è fiducia e si spende, le casse dello Stato ne beneficiano.

A marzo 2016 l’Europa dovrà deciderà se accettare gli sforamenti già programmati nella Legge di Stabilità. Oppure aprire una procedura per debito eccessivo e rispedendo l’Italia nel “braccio correttivo” del fiscal compact

Poco significativo è invece il confronto lusinghiero rispetto ad ottobre 2014 e 2013, dove il 2015 mostra un miglioramento di 14 miliardi e 21 miliardi di euro. Il fatto che poi nel 2014 e nel 2013 si sia registrato il 3% ai fini dei parametri di Maastricht non significa nulla per quello che accadrà quest’anno. Nel 2014 e nel 2013, infatti, il deficit per cassa si gonfiò grazie al pagamento dei debiti commerciali pregressi della Pubblica Amministrazione. Tali debiti, per gentile concessione della Merkel, non sono stati conteggiati nel deficit ai fini di Maastricht. Come non furono conteggiati gli aiuti finanziari ai paesi europei in difficoltà, In primis la Grecia.

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Linkiesta Paper Estate 2020