Toh, un Berlusconi femminista

Alla presentazione del libro di Vespa Berlusconi rivendica di aver introdotto le donne, prima in azienda e poi in politica, tende la mano al ministro Boschi. E si sente già in testa ai sondaggi

«Ho portato dalle mie aziende alla politica l’abitudine a non fare mai distinzione tra uomini e donne». Archiviate le polemiche su olgettine e cene eleganti, Silvio Berlusconi si scopre paladino della parità di genere. Il Cavaliere racconta la sua passione per la femminilità ai tanti – non più tantissimi come una volta – accorsi al tempio di Adriano per ascoltarlo. La canonica occasione prenatalizia è offerta dalla presentazione dell’ultima fatica letteraria di Bruno Vespa. “Donne d’Italia”. Stando ai ricordi dei più longevi, è la ventiduesima partecipazione dell’ex premier. Sempre presente, senza aver mai saltato un libro. Sedute in prima fila ci sono proprio alcune delle sue fedelissime. La senatrice Maria Rosaria Rossi, responsabile del suo staff personale. E con lei la bionda parlamentare altoatesina Micaela Biancofiore, la portavoce del partito Deborah Bergamini, la leader dei giovani forzisti Anna Grazia Calabria.

Berlusconi ha sempre puntato su ministri donne. Il motivo? «Il senso di responsabilità, l’acutezza, intelligenza – elenca con trasporto le qualità del gentil sesso – Ma le donne sono anche molto più intuitive degli uomini, sempre più attente ai particolari»

La presenza delle donne ai vertici della politica è la vera rivoluzione della seconda Repubblica? Nel caso il Cavaliere se ne prende il merito. Berlusconi ricorda la scelta di imporre nei suoi primi governi tanti ministri con la gonna. Una scelta manageriale, soprattutto. L’ex premier elenca con trasporto le qualità del gentil sesso: «Il senso di responsabilità, l’acutezza, intelligenza. Ma le donne sono anche molto più intuitive degli uomini, sempre più attente ai particolari». Alle spalle di Berlusconi campeggia un’enorme farfallina azzurra. Simbolo della femminilità, è stata scelta dai grafici della Mondadori per illustrare la copertina del libro di Vespa. Involontariamente ricorda i gioielli con cui il Cavaliere omaggiava le sue ospiti durante le cene finite al vaglio della magistratura.

Il Cavaliere ricorda le tante polemiche durante le sue esperienze a Palazzo Chigi. «Delle mie ministre dicevano: “per arrivare lì hanno dovuto fare qualche scorciatoia”». La critica diventa un j’accuse: «In certi momenti si è arrivati a livelli veramente volgari, certe persone si dovrebbero vergognare”. Un ricordo orgoglioso lo strappano Maria Stella Gelmini e Mara Carfagna, storiche ministre della Scuola e delle Pari Opportunità. Ma anche Maria Rosaria Rossi, la più stretta collaboratrice del premier. È lei a capo del cerchio magico, dicono i maligni. «Ma qui l’unico magico sono io» replica scherzando Berlusconi. Una donna coraggiosa. Proprio ieri ha firmato di suo pugno la lettera, inviata a tutti i dipendenti di Forza Italia, che ne annunciava l’imminente licenziamento. «Di questa dolorosa scelta – spiega lui – se ne è assunta la responsabilità».

Per il Cav. il centrodestra ha un ruolo centrale. Con Forza Italia al 12, 5 per cento, la Lega al 15 e Fratelli d’Italia al 5 si sente già in testa.

C’è tempo per affrontare il tema con una battuta. «La donna che mi ha più colpito? Una signora che durante una mia uscita pubblica in Veneto mi ha tirato un sasso in testa». In tema di galanteria non fa eccezione neppure la cronaca politica di questi giorni. Mentre in Parlamento Pd e Cinque stelle stringono un’intesa sulla nomina dei giudici della Corte Costituzionale, Berlusconi tende la mano alla ministra Maria Elena Boschi. «Quando si voterà la mozione di sfiducia nei suoi confronti – ammette – usciremo dall’Aula o ci asterremo». Nessun corteggiamento alla maggioranza, sia chiaro. Piuttosto è una questione di stile. «Per principio noi non presentiamo mozioni di sfiducia nei confronti di un singolo ministro».

In compenso Forza Italia ha accettato di sottoscrivere una mozione di sfiducia contro l’intero governo. Definitivamente archiviato il patto del Nazareno, i rapporti con Renzi sono evidentemente ai minimi storici. Berlusconi attacca l’esecutivo. Denuncia l’anomalia democratica di un governo che gli elettori non hanno votato, attacca la smania poltronistica del premier. «Uno che mette suoi uomini ovunque. Mentre quando noi eravamo al governo lasciavamo sempre una percentuale di nomine all’opposizione». Il Cavaliere ostenta sicurezza. Racconta che il Pd è ormai sceso al 31 per cento e difficilmente potrà risalire nei sondaggi. Il Movimento Cinque Stelle «ha trovato due ragazzi che, opportunamente preparati, sanno stare in tv». Ed è salito fino al 27 per cento. Ma il centrodestra ha un ruolo centrale. Con Forza Italia al 12, 5 per cento, la Lega al 15 e Fratelli d’Italia al 5, il Cavaliere si sente già in testa. Se si votasse domani potrebbe persino tornare a Palazzo Chigi, chissà. Chi è il candidato premier della coalizione? Berlusconi non rinuncia più nemmeno all’ipotesi di primarie, sempre detestate. «Sarebbe un’ultima, ultimissima istanza, ma devono essere molto regolamentate». Spazio, poi, a nuove alleanze. Anche con Diego Della Valle. «Magari scendesse in campo e potesse fare le scarpe alla sinistra…». Il Cavaliere ammette di aver già pensato al nuovo governo. Vorrebbe una squadra di venti ministri. Dodici, la maggior parte, dovrebbero venire dal mondo del lavoro e dell’impresa. Solo otto, invece, nominati dalla politica. Manuale Cencelli alla mano, nel centrodestra se li sono già spartiti: 3 a Forza Italia, 3 alla Lega e 2 a Fratelli d’Italia. Se non è ottimismo questo.

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