Amore e romanticismo, come l’Isis abbindola le ragazze jihadiste

Sono paradigmi antichi, rivitalizzati in un’ottica nuova: islamista e guerriera. La donna sposa il miliziano e avrà una vita felice. Ma non è vero nulla

Quando le donne si innamorano, ci cascano sempre. Lo sa bene lo Stato Islamico, che per reclutare attiviste per il Califfato utilizza una strategia perversa: le storie d’amore.

Come racconta la Cnn, ma è ben noto, l’Isis si rivolge al suo pubblico femminile anche attraverso siti di incontri e/o finti account twitter in cui finte donne dell’Isis raccontano il loro innamoramento per i combattenti. Un segnale, un esempio: un modo per affascinare le ragazzine, che sui social seguono gli sviluppi della storia.

Un account twitter (ora chiuso) molto seguito raccontava tutte le fasi di un incontro. Ad esempio, l’inizio:

“Qualche miuto dopo, ho gettato un’occhiata attraverso il niqab. Lui mi guardava. I nostri occhi si sono incrociati, e il mio cuore batteva più veloce della luce”, scriveva.

Meglio di un Harmony, con in più il particolare straniante del niqab. Come finirà questa vicenda? Bene. I due si sposano e vanno a vivere in Siria, per contribuire alla creazione dello Stato Islamico. Il marito avrà la morte in battaglia (è un onore), e nel frattempo i due avranno una casa, un’auto, cure mediche gratuite. E potranno fare figli per il bene del nuovo Stato.

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Donne a tutto tondo: innamorate, fedeli e madri. Pilastri del futuro, compagne indomite. Un modello di femminilità non proprio nuovissimo ma che, a quanto pare, riesce ancora a far presa su certi soggetti. Finora, sono circa 500.

Certo, il problema (o uno dei problemi) è che di quanto dice la propaganda non è vero nulla: in quei territori in guerra spesso non c’è né acqua né elettricità. Le donne non scelgono il miliziano del loro cuore, ma viene loro assegnato a forza un marito. In molti casi il matrimonio coincide con il primo incontro.

Insomma, la vita della jihadista non è glamour come dicono. Non è nemmeno romantica. E il matrimonio dura, sì. Ma fino a quando il martirio non li separa.

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